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Charlène Guignard, Marco Fabbri e Stefano Borghi, l’importanza di lasciarsi emozionare

23 marzo 2026

Charlène Guignard, Marco Fabbri e Stefano Borghi, l’importanza di lasciarsi emozionare

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Uno scoiattolo salta rapidamente nell’erba appena tagliata del chiostro dorico progettato da Bramante, e viene incontro a Charlène Guignard e Marco Fabbri. Stupiti, come quando t’accade qualcosa che mai ti saresti aspettato di vedere nel cuore di Milano, si fermano a guardarlo. Improvvisamente alcuni studenti li riconoscono, e si mettono a crocchio. Le emozioni che Charlène e Marco hanno regalato durante i Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina, la loro quarta Olimpiade, sono ancora vivissime. Valgono una foto insieme, con gli occhi lucidi e l’università dove studi sullo sfondo. I due pattinatori attraversano il chiostro, e all'ingresso nell’Aula Magna scatta spontaneamente un lungo applauso. 

La loro storia racconta pervicacia e amore per il proprio lavoro, passione, dedizione. Tre volte campioni europei, vicecampioni del mondo a Saitama, nel 2023, otto volte campioni italiani. Ma sul pattinaggio di figura, inutile negarlo, i riflettori che illuminano i danzatori su ghiaccio agli occhi del grande pubblico si accendono ogni quattro anni. E per loro, che danzano insieme dal 2010, in pista e nella vita di ogni giorno, l’ultima Olimpiade è valsa anche la prima medaglia olimpica. Quel bronzo nel Team event con il quale hanno fatto sognare, e commuovere, la Milano Ice Skating Arena con eleganza e un’intesa perfetta, concludendo in casa la carriera olimpica. 

«Pochi atleti hanno il privilegio di disputare le Olimpiadi nel proprio Paese. Poterlo fare, conquistando anche una medaglia dopo una rincorsa molto lunga, è stato indescrivibile» racconta Marco Fabbri. «Questa medaglia è il coronamento di tutto il lavoro che abbiamo fatto. È stata una ricompensa enorme, soprattutto perché l’abbiamo ottenuta in casa» continua Charlène Guignard. «Quando abbiamo vinto il bronzo, ho avuto diversi flashback nei miei occhi» aggiunge Marco. «È stato un momento quasi cinematografico. Ci ho messo mezz’ora per smettere di piangere». E Charlène: «Ancora oggi non ci rendiamo conto fino in fondo. Con il programma lungo di quest’anno siamo riusciti a toccare il cuore delle persone perché era il nostro cuore per primo ad essere scosso».

Un articolo di

Francesco Berlucchi

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Il loro segreto? «A noi non è mai interessato solo l’elemento tecnico, o il punteggio» svela Guignard. «Vogliamo lasciarci emozionare da quello che stiamo facendo. A Milano Cortina abbiamo capito che le persone lo hanno percepito, perfino attraverso il filtro dello schermo di un televisore». «Per la prima volta nella nostra vita ci sentiamo molto appagati» commenta Fabbri. «Quando abbiamo iniziato a pattinare, mai avremmo pensato di ottenere questi risultati. Oggi vogliamo fare crescere il nostro sport, anche numericamente. Farlo arrivare al cuore dei più giovani».

L’occasione del loro ritorno all’Università Cattolica del Sacro Cuore è il graduation day del master Comunicare lo sport, che ha appena inaugurato la nona edizione. Ritorno, già, perché nel 2019 Guignard e Fabbri erano stati tra i protagonisti dell’evento con il quale era stata presentata la candidatura olimpica di Milano Cortina alla comunità dell’ateneo. Oggi, con le Olimpiadi appena concluse e una missione compiuta al collo, «sembra la chiusura di un cerchio perfetto» dice Marco con il sorriso. Aggiunge Charlène: «Chissà se ci saremo, pensavamo. Ma in fondo ci speravamo davvero». 

Con loro, oggi, c’è Stefano Borghi, giornalista, voce di Sky Sport, in dialogo con Giorgio Simonelli, docente del master Comunicare lo sport, Emanuele Corazzi, direttore di Cronache di Spogliatoio e Valentina Buzzi, tutor del master. «Il fatto che il mio lavoro possa ispirare ed emozionare i giovani è certamente una responsabilità» spiega Borghi. «A me però preme soprattutto informarli, come giornalista, e accompagnarli nel loro modo di apprezzare e godere del calcio. Abbiamo un dovere nei confronti del nostro pubblico, soprattutto verso i giovani: essere la versione migliore di noi stessi, nel nostro lavoro». 

«La consegna dei diplomi è sempre emozionante perché sancisce il raggiungimento di un traguardo, e lo sport ci offre sempre suggestioni bellissime» commenta Paola Abbiezzi, direttrice didattica del master Comunicare lo sport. «Lo sport, infatti, ci insegna che ogni traguardo è una transizione verso un altrove. E la concomitanza con le Olimpiadi ha permesso di apprezzare ancora di più il valore dello sport e quello della formazione. I Giochi ci hanno insegnato ad andare oltre e non fermarsi». Proprio come Charlène e Marco, che non hanno mai smesso di credere nel sogno olimpico. E non si sono mai fermati, se non davanti a uno scoiattolo, all’Università Cattolica. 

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