Nel mese di agosto Vita e Pensiero vi accompagnerà sui social con consigli di lettura e citazioni, sul fil rouge del "fare pace", dentro e fuori di noi. Ecco qualche consiglio in anteprima.
PACE ALLE PASSIONI PERICOLOSE: L'ARTE DI COLTIVARE LA GIOIA
Come vivere meglio in un mondo che ci vuole tristi? è questa la domanda a cui risponde il saggio Le passioni pericolose di Guillaume Le Blanc, docente di filosofia sociale e politica presso l’Université Paris Cité, membro del Laboratoire du changement social et politique (LCSP) e dell’Institut Universitaire de France. Le Blanc è autore di una ventina di libri tradotti in varie lingue, ma questo è il suo primo titolo tradotto in italiano.
Ecco in breve la sua tesi: siamo entrati nell’era della tristezza dell’essere se stessi, ma è il mondo in cui viviamo che ci rende tali. Irritabilità, aggressività e la sensazione di essere invisibili sono i sintomi più evidenti di questa tristezza diffusa. Siamo spesso governati e oppressi da passioni pericolose come pigrizia, codardia, menzogna, invidia, gelosia, paura, odio, rabbia, risentimento... Sono loro a condizionare il nostro comportamento molto più delle passioni gioiose, perché intaccano la nostra stima e intossicano le relazioni con gli altri. «Tutti hanno un nemico dentro di sé», afferma La Blanc ricordando Amélie Nothomb. Ma questo nemico interiore, scrive l'autore, «non nasce spontaneamente: viene coltivato e sviluppato dalla modalità di governo dei soggetti nell’epoca neoliberista. Questa tristezza non ha niente di aneddotico né di personale: è un nuovo modo di essere dei contemporanei, messi nella condizione di doversi realizzare nonostante la sottomissione a un numero sempre maggiore di dispositivi; abbiamo difficoltà a mettere le mani sui nostri desideri, da quanto questi sono falsificati dalla loro stessa demoltiplicazione».
Il libro esamina ciascuna "passione pericolosa" sul piano esistenziale, sociale e politico, tracciando insieme però un cammino di liberazione verso la gioia: «più ci sentiamo tristi, più desideriamo la gioia: è la lezione di Spinoza, è l’idea cristiana di resurrezione, morire a noi stessi per rinascere». Con un risvolto sociale non da poco, perché, continua Le Blanc: «Queste stesse passioni forniscono all’essere umano l’occasione di entrare in un universo sconfinato di lamentele che chi ci governa può sfruttare a suo piacimento».
Sullo stesso tema, con un punto di vista però letterario, si è soffermato anche un altro autore, il monaco della Comunità di Bose Luciano Manicardi nel libro La passione per l'umano. Tra gli antidoti alle passioni pericolose segnala la letteratura, quella che “punge e morde”, quella che racconta l’umano. «Leggere è sempre leggersi», scrive. Perché, come ci ha spiegato nell'intervista dedicata al libro: «è ciò che fa conoscere meglio il cuore dell’umano, condensa un sapere che dà nome a ciò che spesso non riusciamo a capire da soli, leggendo leggiamo noi stessi, scopriamo qualcosa di noi, ci espone anche a mondi lontanissimi dal nostro punto di partenza e la fa con una potenza straordinaria. Ad esempio Annie Ernaux ha alcune pagine che definirei “abrasive” sulla vergogna. La lettura è magica.» Manicardi ha dedicato di recente un altro volume al tema, questa volta però a partire dal concetto di spiritualità fino ad arrivare al modello "Gesù", si intitola Diventare umani.
PACE INTERIORE: CAMMINI DI MEDITAZIONE E CONTEMPLAZIONE
Se Le Blanc e Manicardi ci guidano a una pace costruita attraverso un'analisi personale ma in dialogo con la società, il gesuita ungherese Franz Jalics (1927-2021) ci invita invece a un cammino di silenzio e contemplazione, da intraprendere in un modo preciso ma semplice, quasi da ‘eserciziario spirituale’, condividendo la sua esperienza personale. Come scrive Paolo Rodari su RSI: «trovare una forza che sgorga dal "proprio centro interiore". Non affannarsi più a fare, ad agire, a cercare autonomamente il proprio posto nel mondo. Perché è da dentro di sé che una energia vitale conduce dove non s’immaginerebbe di andare. Anzi, è proprio perché ci si ferma, perché si abbandona l’azione, che la strada si apre conducendo finalmente verso una meta precisa. È questo il senso della meditazione cristiana che, a differenza di quella delle tradizioni orientali, scopre nel fondo di sé sì un vuoto, ma un vuoto riempito da Dio. Un Dio non altro da sé, ma della stessa sostanza di sé, come i tralci sono cosa diversa dalla vite e insieme sono la medesima cosa. Qui sta il cuore di un piccolo volume imprescindibile per chi, dalle rive cristiane, intende addentrarsi nella mistica. S’intitola La via della contemplazione».
Il libro si apre con la testimonianza dello scrittore spagnolo Pablo d’Ors, oggi anch'egli maestro di meditazione, che in prefazione si dichiara «discepolo». Jalics scelse il ritiro nella pratica del silenzio e della meditazione dopo il drammatico sequestro negli anni Settanta, mentre era docente di teologia in Argentina, per cinque mesi nelle segrete della Esma (Escuela Mecanica de la Armada). Dopo decise di fondare ad Haus Gries, in Germania, una casa di spiritualità dedicata al silenzio e cambiare vita, lasciando la missione per dedicarsi al silenzio, al ritiro quotidiano verso «il profondo della propria anima», un ritiro, come spiega nel libro, possibile a chiunque.
A questo libretto, che comprende della pagine di esercizi meditativi, affianchiamo il saggio In difesa del segreto della psicanalista Anne Dufourmantelle: una riflessione sulla difesa della propria privacy, dei segreti da non esporre, della pace del vivere vs lo stressante istinto contemporaneo di mostrare ciò che accade ogni secondo sui nostri social o fotografare ogni istante significati della nostra esistenza attraverso lo schermo. L'autrice spiega che possiamo, anzi, dobbiamo coltivare un giardino segreto dove lasciar fiorire la nostra interiorità, custodendo il segreto, che è una potenza, un divenire, di cui siamo gli unici possessori: «non rivelare ciò che si sa, tenerne una parte ‘per sé’, significa rinunciare a qualsiasi possibile uso di tale sapere. E questa rinuncia è una vera e propria forza. Ma il segreto è molto più di un bene posseduto. È una dimensione essenziale dell’essere, perché permette al cuore di fortificarsi, di accogliere quel ‘foro interiore’ che nessuno può forzare».
Sul filo della pace interiore, aggiungiamo un libro del filosofo Silvano Petrosino dal titolo molto evocativo: Il desiderio. Non siamo figli delle stelle. Un percorso tra astri e dis-astri dell'umano, come spiega l'autore nell'intervista: «Il desiderio, anche nella sua etimologia, ha a che fare con le stelle (de-sidera), ma a mio avviso l’uomo che non si riduce a essere vivente, quell’uomo, è senza costellazioni. Va al di là delle stelle. [...] Il dis-astro inizia quando ci si ferma al di qua... La “felicità”, insieme a “pace” e infine “Dio”, sono tre parole che l’uomo ha escogitato per rispondere alla domanda: cosa desideri? È più facile rispondere all’altra domanda: di cosa hai bisogno? Ho sete, ho fame, ecc... Cosa desideriamo? Di essere felici? Le parole tentano di determinare il desiderio, ma quando l’uomo prova a farlo fallisce.» Da questa premessa il viaggio di esplorazione del mistero dell'aggrovigliata trama dell'esistenza è accompagnato da suggestioni letterarie (perché la letteratura racconta senza pretesa di spiegare o giudicare), in un cammino di riflessione su cosa desideriamo davvero per essere felici.