Nel corso del suo intervento, introdotto dal professor Damiano Palano, direttore di Aseri, Goretti ha effettuato un vero e proprio “giro del mondo” in cui ha ripercorso le connessioni storico-politiche con i grandi eventi sportivi. Si va dalle Olimpiadi di Montreal 1976, boicottata dai Paesi africani per protestare contro la mancata esclusione della Nuova Zelanda, colpevole di aver giocato con la sua nazionale di rugby nel Sudafrica segregazionista, alla scelta di Vladimir Putin e Xi Jinping di mostrarsi insieme davanti al mondo in occasione di Pechino 2008: «Quest'ultima edizione delle Olimpiadi – ha spiegato Goretti – ha segnato l’inizio di quella che è stata definita la “fase Brics” dei Giochi, in cui tutta una serie di stati emergenti a livello globale, tra cui la Cina e la Russia di Putin hanno affermato la loro ascesa a livello internazionale, anche grazie alla capacità, dimostrata nel corso delle Olimpiadi, di organizzare grandi eventi sportivi globali». Sono i nuovi attori che, grazie a questi mega eventi, cercano di imporsi sullo scenario internazionale: come, per esempio, il Brasile, che tra il 2014 e il 2016 ha ospitato prima la Coppa del Mondo di Calcio e poi i Giochi Olimpici a Rio de Janeiro.
Un altro tema affrontato è quello dello sportwashing, una pratica in cui si tenta di “sfruttare” un grande evento sportivo per riaccreditarsi e imporsi presso l’opinione pubblica internazionale. Il caso più emblematico in tal senso è quello relativo alla Coppa del Mondo di calcio ospitata dal Qatar nel 2022: «L’evento ha contribuito a posizionare questo piccolo Stato sulla cartina geografica per il grande pubblico e lo ha posto, in quel periodo, al centro dell'agenda mondiale. Adesso stiamo assistendo a una fase di ritorno in Occidente di questi mega eventi. Oggi con Milano-Cortina, ieri con i Giochi di Parigi e domani con quelli di Los Angeles. Attenzione, però, perché negli anni Trenta di questo secolo è molto probabile che gli Stati del Golfo tornino a essere protagonisti su questa scena, per suggellare così, definitivamente, il loro nuovo ruolo di medie potenze emergenti sullo scenario globale».