308,5 miliardi di euro il contributo economico diretto della Ricerca Matematica in Italia, 8,4 milioni i posti di lavoro sostenuti pari al 35% dell'occupazione del Paese, un contributo al PIL per circa 680 miliardi di euro, 296 miliardi di gettito fiscale generato, di cui 134 miliardi di Iva.
Non solo: 71,9% è l'intensità di utilizzo della ricerca matematica nel settore italiano degli studi di architettura e ingegneria, al 3,6% si attesta la crescita media annua dei diplomi di dottorato in scienze matematiche tra il 2017 e il 2024 mentre dell’1,8% è l'incremento del Pil nazionale atteso dall'AI entro il 2035, pari a circa 38 miliardi di euro.
Sono alcuni dei dati che emersi dallo studio “L'impatto economico della Ricerca Matematica in Italia”, realizzato da Deloitte Economics su incarico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dell'Unione Matematica Italiana (UMI) per quantificare in modo indipendente il contributo della Ricerca Matematica al sistema economico del Paese.
Il report, presentato a Brescia nella sede di via Garzetta nell'incontro “Non solo numeri: la matematica, un motore per l'economia” è stato promosso dall'Università Cattolica con la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Ateneo e – per meglio calare i dati astratti in un contesto reale - ha radunato i rappresentanti delle principali realtà economiche locali: Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, Roberto Saccone, presidente Camera di Commercio di Brescia e Paola Lecci, direttrice Regionale Lombardia Sud Intesa Sanpaolo.
L’industriosa provincia bresciana, e con essa la Lombardia, va ricordato, valgono attualmente il 25% PIL nazionale. Seconda regione il Lazio, con l’11%.