NEWS | OpTer

Buone pratiche ambientali, Brescia continua a crescere

08 ottobre 2026

Buone pratiche ambientali, Brescia continua a crescere

Condividi su:

Nel 2026 ben l’84% delle imprese manifatturiere bresciane ha realizzato interventi sul fronte dell’efficientamento energetico, proseguendo il trend in ascesa che ha portato a registrare il 54% nel 2022 e il 77% nel 2024.

Nell’ultimo triennio il 57% ha installato impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, arrivando così ad autoprodurre - mediamente - il 24% dell’energia elettrica consumata, seppur con differenze considerevoli tra i comparti industriali più “leggeri” e le attività particolarmente energivore, come la sidermetallurgia, dove il fotovoltaico soddisfa solo una quota limitata del fabbisogno.

C’è poi l’efficientamento dei sistemi generali dello stabilimento, realizzato dal 59% delle aziende, e quello di macchinari e impianti (57%). Anche se il 79% si dichiara esposto a rischi fisici del cambiamento climatico, come tempeste e venti forti (49%), alluvioni e piogge intense (45%), grandine e gelo (39%) e calore estremo (39%).

Più luci che ombre, insomma, sul palcoscenico dall’edizione 2026, la terza, dell’Osservatorio Imprese Sostenibili condotto dal Centro Studi di Confindustria Brescia con il Research Department di Intesa Sanpaolo e l’Osservatorio per il Territorio (OpTer) dell’Università Cattolica, campionando 164 imprese manifatturiere, con 21mila addetti e un fatturato complessivo di 11,9 miliardi di euro.

«L’indagine coniuga gli aspetti sociali e ambientali, per leggere fenomeni sempre più interconnessi – spiega Daniela Bragoli, docente di Economia e politiche dell'innovazione. - Il questionario ha raccolto molteplici informazioni sulla questione delle politiche ambientali, integrandola anche con dati bilancio».

Non solo quindi green management, misurazione di quanto è sostenibile un’azienda, il totale delle emissioni, da dove provengono gli approvvigionamenti energetici e l’analisi dei criteri di scelta dei fornitori, ma anche bilanci, cash flow, liquidità, propensione ad esportare.

«Nella metallurgia hanno dichiarato investimenti green dal 60 al 94% delle imprese intervistate, con una quota media d'investimento che oscilla dal 12,5 al 30%, a seconda del settore. La ricerca ha inoltre confermato che, ad una migliore gestione aziendale si associa una maggiore quota di investimenti destinati al green. Viceversa, quando le risorse sono limitate e ci sono vincoli di credito anche gli investimenti green, come tutti gli investimenti in generale, calano» prosegue Bragoli.

Ma quanto i risparmi possono diventare motore d’investimenti green? E come si passa dai singoli investimenti ad una strategia coordinata e continuativa in direzione ESG, considerando anche come la transizione sia molto più complessa per i comparti energivori?

«Serve crederci, avere lungimiranza estrema e crederci» conclude Bragoli.

Uno sguardo al contesto internazionale è poi emerso nelle parole di Giovanni Marseguerra, ordinario della Facoltà di Scienze politiche e sociali e Direttore di OpTer.

«Ridefinizione geopolitica, demografica e tecnico-scientifica, AI, integrazione degli immigrati ancora incompleta: sono tutti fattori che hanno contribuito allo travolgimento del nostro mondo. In quest’ottica la ricerca assume connotati ancor più fondamentali poiché sono le scelte di oggi a dettare il futuro che avremo. Tra 15 - 20 anni un decreto legge non risolverà un problema, dobbiamo farlo ora. La sostenibilità è fatta da molti elementi (come misurazione, comunicazione e valutazione), che vanno tenuti assieme tra loro».

Il contenuto sottotraccia è il concetto per cui la sostenibilità sia un vettore per acquisire competitività.

Anche se «ora si fatica a crederlo poiché siamo ancora in una fase in cui l’adattabilità tecnologica costa molto e le imprese si chiedono quanto si dovrà aspettare affinché ci sia un rendimento. Ad esempio solo il 14% delle aziende fa in modo che la gestione dei rischi climatici sia parte della strategia, perché fa fatica a vedere in questo un investimento» nota Marseguerra.

Nel frattempo, quel che è certo, è come l’aderenza ai criteri ESG sia sempre più richiesta da banche, clienti e aziende erogatrici di credito.

E questo rende l'aggiornamento necessario, molto più della legge, per non essere tagliati fuori dal mercato.

Un articolo di

Bianca Martinelli

Bianca Martinelli

Condividi su:

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti