Tra i relatori il Procuratore capo della Repubblica Maria Grazia Pradella ha acceso un faro sui 32 procedimenti che dal 2021 ad oggi hanno alzato il velo sul caporalato a Piacenza. «Un fenomeno fortemente connesso all’immigrazione» ha specificato Pradella. «La non conoscenza della lingua – ha aggiunto – è il primo step che fa sì che il lavoratore si trovi isolato in una bolla. Al tempo stesso per noi è difficile trovare interpreti per poter comunicare con questi lavoratori». Secondo Pradella «lo sfruttamento del lavoro è ben presente e in forma grave anche a Piacenza sia a livello di lavoratori agricoli che anche del settore terziario e industriale».
Parole avvalorate dalla testimonianza di Alberto Gardina, direttore dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Piacenza. «Cosa possiamo fare? – si è chiesto Gardina -. Dobbiamo aumentare la fluidità delle informazioni. Siamo ingessati, occorre un’organizzazione diversa». «Facciamo orari da impiegati ma il lavoro nero non si ferma nemmeno la domenica. Dobbiamo acquisire più propensione operativa e meno burocratica. Dobbiamo velocizzare le pratiche e perdere invece più tempo per ascoltare i racconti delle persone».
Chi i racconti delle persone li ha ascoltati sono stati i partecipanti al tavolo Common Ground che a Piacenza, ha testimoniato l’assessore alle politiche sociali del Comune Nicoletta Corvi, ha riunito le anime del tessuto economico, sociale per contrastare fenomeni di sfruttamento del lavoro. «Il primo passo – ha detto Corvi – ancor prima che gli accertamenti penali, è quello più difficile e cioè conquistare la fiducia di queste persone, accogliere i loro racconti per poi mettere in campo tutto ciò che come ente locale possiamo fare per prevenire lo sfruttamento».
A spiegare i risvolti di una tematica così complessa, sono intervenuti anche Francesco Centonze, docente di Diritto penale, Nicolò Rossi, ricercatore di Diritto del lavoro e Barbara Barabaschi, docente di Sociologia del lavoro. Tra gli aspetti evidenziati da Centonze vi è stata la difficoltà di imputare responsabilità nei casi in cui si parli di grandi imprese. «Si entra in un campo difficile, in cui rintracciare responsabilità è molto complicato». Il professore ha invitato a un «ripensamento complessivo, che parta dall’interrogativo sul modo di produrre e sul coinvolgimento dei consumatori». A Rossi il compito di accendere un faro sul ruolo dei sindacati, sulla progressiva diminuzione del tasso di sindacalizzazione dei lavoratori e di rappresentanza degli stessi imprenditori, con conseguente indebolimento della capacità di tutela dei lavoratori. Barabaschi ha puntato l’attenzione sulle possibili forme di «cooperazione territoriale per fornire quei servizi che consentono a imprese e lavoratori di non cadere nell’informalità».