Quello del progetto CER-CARE è un lavoro triennale che ha coinvolto sei diversi gruppi di lavoro organizzati intorno alle facoltà di Scienze della formazione, Scienze matematiche, fisiche e naturali, Scienze bancarie, finanziarie e assicurative, Scienze politiche e sociali, Scienze agrarie, alimentari e ambientali, Economia e Giurisprudenza.
Il progetto di ricerca ha messo in luce che, pur avendo un forte potenziale inclusivo, le CER tendono a svilupparsi soprattutto in contesti già dotati di risorse economiche, competenze tecniche, capitale sociale e amministrazioni efficienti e come proprio le aree più fragili, dove i benefici sarebbero più necessari, incontrino maggiori ostacoli alla diffusione delle CER. Secondo i ricercatori della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, divengono così fondamentali non tanto incentivi economici, quanto politiche pubbliche mirate, sostegno agli enti locali e modelli organizzativi capaci di coinvolgere cittadini e famiglie vulnerabili.
Altrettanto necessari per il funzionamento di una CER, come spiega la facoltà di Scienze della formazione, sono leadership carismatiche, cittadini informati, senso di responsabilità e capacità di cooperazione: la formazione, in tale prospettiva, riveste un ruolo primario.
Tra gli esiti del progetto, dal punto di vista finanziario la facoltà di Scienze bancarie, finanziarie, assicurative ha esaminato come strutturare il contratto tra CER e società di servizi energetici (ESCo), per incentivare l’impegno dell’operatore, ripartire il rischio e preservare le finalità sociali della comunità. L’obiettivo è individuare condizioni contrattuali e interventi di policy volti a migliorare la sostenibilità finanziaria delle CER, senza comprometterne la funzione sociale.
In termini giuridici la ricerca ha evidenziato alcune criticità del quadro vigente che possono incidere sulla certezza del trattamento fiscale e, conseguentemente, sulle scelte organizzative degli operatori. Nello studio della facoltà di Economia e Giurisprudenza è emerso anche come le CER debbano bilanciare obiettivi economici e sociali, generando possibili tensioni decisionali. Ne è derivato l’identificazione di un meta-requisito progettuale per gestire il trade-off tra efficienza e inclusione e la definizione di principi per lo sviluppo di dashboard capaci di supportare decisioni trasparenti attraverso simulazioni ad hoc, tracciabilità dei dati e indicatori multidimensionali di impatto.
La ricerca ha permesso, inoltre, di sviluppare, grazie al contributo della facoltà di Scienze politiche e sociali, delle guidelines, un libretto operativo, contenente le soluzioni regolatorie, organizzative e di processo maggiormente adeguate rispetto ai diversi modelli di CER e ai differenti obiettivi perseguiti.
Il gruppo di ricerca della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, infine, ha creato un solido “ponte energetico” tra la Cer promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e da EDUCatt con il progetto eXnovo, della cooperativa sociale L’Orto Botanico, un’iniziativa di agricoltura sociale nata all’interno della Casa Circondariale di Piacenza, con un vantaggio reciproco: da un lato la CER avrebbe avuto un’ulteriore garanzia di consumo dell’energia prodotta, mentre il progetto eXnovo avrebbe potuto acquistare l’energia a un prezzo di mercato molto vantaggioso garantendosi un ulteriore elemento di sostenibilità economica non sempre facile da raggiungere in contesto sociale. Tale esperienza ha dato la possibilità di dimostrare come una comunità energetica rinnovabile possa assumere una forte connotazione sociale, nonché divenire uno strumento concreto di solidarietà.