Uno scoiattolo salta rapidamente nell’erba appena tagliata del chiostro dorico progettato da Bramante, e viene incontro a Charlène Guignard e Marco Fabbri. Stupiti, come quando t’accade qualcosa che mai ti saresti aspettato di vedere nel cuore di Milano, si fermano a guardarlo. Improvvisamente alcuni studenti li riconoscono, e si mettono a crocchio. Le emozioni che Charlène e Marco hanno regalato durante i Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina, la loro quarta Olimpiade, sono ancora vivissime. Valgono una foto insieme, con gli occhi lucidi e l’università dove studi sullo sfondo. I due pattinatori attraversano il chiostro, e all'ingresso nell’Aula Magna scatta spontaneamente un lungo applauso.
La loro storia racconta pervicacia e amore per il proprio lavoro, passione, dedizione. Tre volte campioni europei, vicecampioni del mondo a Saitama, nel 2023, otto volte campioni italiani. Ma sul pattinaggio di figura, inutile negarlo, i riflettori che illuminano i danzatori su ghiaccio agli occhi del grande pubblico si accendono ogni quattro anni. E per loro, che danzano insieme dal 2010, in pista e nella vita di ogni giorno, l’ultima Olimpiade è valsa anche la prima medaglia olimpica. Quel bronzo nel Team event con il quale hanno fatto sognare, e commuovere, la Milano Ice Skating Arena con eleganza e un’intesa perfetta, concludendo in casa la carriera olimpica.
«Pochi atleti hanno il privilegio di disputare le Olimpiadi nel proprio Paese. Poterlo fare, conquistando anche una medaglia dopo una rincorsa molto lunga, è stato indescrivibile» racconta Marco Fabbri. «Questa medaglia è il coronamento di tutto il lavoro che abbiamo fatto. È stata una ricompensa enorme, soprattutto perché l’abbiamo ottenuta in casa» continua Charlène Guignard. «Quando abbiamo vinto il bronzo, ho avuto diversi flashback nei miei occhi» aggiunge Marco. «È stato un momento quasi cinematografico. Ci ho messo mezz’ora per smettere di piangere». E Charlène: «Ancora oggi non ci rendiamo conto fino in fondo. Con il programma lungo di quest’anno siamo riusciti a toccare il cuore delle persone perché era il nostro cuore per primo ad essere scosso».