Puoi spiegare in termini semplici perché il cambiamento climatico rischia di aumentare i conflitti tra le comunità agricole in Camerun?
«Il cambiamento climatico può acuire le tensioni tra le comunità agricole perché le catastrofi climatiche ostacolano l’accesso a risorse essenziali quali l’acqua e i terreni fertili. Siccità più prolungate, precipitazioni irregolari, inondazioni e l’aumento delle temperature riducono la resa dei raccolti e rendono l’agricoltura meno affidabile. Quando vi sono meno terre da pascolo a disposizione, le comunità che dipendono dall’agricoltura per la propria sopravvivenza possono iniziare a contendersi fiumi, pozzi o terreni coltivabili. Questi fiumi, pozzi e terreni coltivabili sono stati proprio oggetto d’esame nella mia ricerca di dottorato. A causa degli effetti devastanti del cambiamento climatico, in alcune regioni del Camerun l'accesso a risorse come terreni coltivabili e acqua è limitato, e questo limite crea nuove controversie tra gruppi vicini e anche tra pastori e agricoltori che hanno bisogno di terra per il pascolo e per la coltivazione».
Perché hai scelto proprio questo argomento per la tua tesi?
«Ho scelto questo argomento per via della mia passione per la risoluzione dei conflitti fondiari e l'adattamento ai cambiamenti climatici. Al giorno d’oggi i cambiamenti climatici sono causati principalmente dal rilascio di grandi quantità di gas serra nell'atmosfera da parte dell'uomo. Diventa quindi importante per noi sviluppare soluzioni innovative che aiutino le persone a migliorare le loro capacità di adattamento per adeguarsi in modo efficace cambiamenti climatici. Inoltre, molte catastrofi naturali diventano più frequenti e intense a causa del modo in cui le persone utilizzano il territorio. L'uso efficiente del territorio è molto importante per prevenire il verificarsi di tali disastri naturali. Tuttavia, l'uso inappropriato del territorio causa conflitti tra comunità confinanti e tra pastori e agricoltori. La mia ricerca di dottorato ha quindi sviluppato quattro modelli che aiutano a risolvere i conflitti fondiari e a migliorare le capacità di adattamento delle comunità rurali in Camerun».
Qual è stato il tuo percorso formativo?
«Per quanto riguarda il mio percorso formativo, ho conseguito un diploma post-laurea in gestione ambientale presso l’Università Tecnica di Dresda nel 2023. Ho inoltre ottenuto un certificato di competenza in governance fondiaria presso la University of the Western Cape in Sudafrica nel 2021. Nel 2017 ho conseguito un master in Diritti umani e sviluppo sostenibile presso l’Università Cattolica dell’Africa Centrale in Camerun. Infine, ho una laurea triennale in Studi sulla pace e lo sviluppo, conseguita nel 2014 presso la Protestant University of Central Africa (PUCA) in Camerun».
Cosa hai imparato durante il tuo dottorato di ricerca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore?
«Il percorso di dottorato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore mi ha permesso di seguire alcune lezioni specialistiche sulle catene del valore nel settore agroalimentare e sui dati agroalimentari, che mi hanno aiutato a quantificare e comprendere le perdite nella produzione di colture alimentari che si verificano nelle comunità alle prese con gravi conflitti fondiari e disastri climatici. Nel primo anno del mio percorso formativo, quando ho iniziato a scrivere la mia tesi di dottorato, il mio relatore ha sottolineato l’importanza di possedere una solida base teorica e un valido approccio metodologico. La padronanza delle teorie e della metodologia nella ricerca sulla governance del territorio e sull'adattamento climatico mi ha aiutato enormemente a scrivere una buona tesi di dottorato in tre anni. Infine, la natura interdisciplinare e internazionale di questo programma di dottorato mi ha permesso di incontrare e creare una rete di contatti con ricercatori provenienti da Uganda, Etiopia, Sudafrica, Mali, Ghana, Italia e Mozambico».
Qual è il valore aggiunto per un ricercatore nell'aver avuto l'opportunità di specializzarsi in un'università europea?
«Il primo valore aggiunto che un ricercatore ottiene quando si specializza in un’università europea riguarda il fatto di entrare in contatto con una comunità di ricercatori sempre più ampia, impegnata su tematiche simili alle sue, anche se in regioni e continenti diversi. Il secondo valore aggiunto è che le attrezzature e gli strumenti che il ricercatore utilizza in laboratorio sono più recenti e più performanti rispetto a quelli disponibili nei paesi del terzo mondo. Il terzo valore aggiunto è che quando un ricercatore deve pubblicare i risultati della propria ricerca su una rivista scientifica con un elevato impact factor, la rivista tende a dare maggiore credibilità ai ricercatori che si specializzano in un'università europea. Il quarto e ultimo valore aggiunto è legato all'ambiente di ricerca nelle università europee, che è unico rispetto alle università degli altri continenti».
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Il mio progetto è quello di diventare professore universitario a tempo pieno con un intero gruppo di ricerca che lavori sotto la mia coordinazione nell’ambito di un dipartimento specifico in una delle migliori università del mio paese, il Camerun. Ma prima di diventare professore ordinario, devo attraversare tutte le fasi del percorso accademico ricoprendo con successo ogni ruolo. Questi ruoli sono: ricercatore post-dottorato (postdoc); assistente (o ricercatore in alcune università); assistant professor (o docente nei sistemi del Commonwealth); professore associato (o docente senior); e professore ordinario (professore o titolare di cattedra)».
Preferiresti intraprendere una carriera accademica all'estero o nel tuo paese d'origine?
«Desidero intraprendere una carriera accademica sia all’estero che nel mio Paese d’origine, poiché ottenere un posto di ricercatore post-dottorato della durata di due-cinque anni all’estero mi consentirebbe di creare una solida rete di contatti con studiosi di fama internazionale che vantano grande esperienza nel mio campo di ricerca. Questa solida rete, che riuscirei a costruire durante il mio soggiorno all’estero, sarebbe di grande utilità per la mia università d’origine per ogni application per partecipare a importanti simposi, conferenze e progetti di ricerca».