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Multimorbidità e invecchiamento attivo: la nuova sfida della Geriatria

04 settembre 2026

Multimorbidità e invecchiamento attivo: la nuova sfida della Geriatria

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Multimorbidità: è la presenza, nella stessa persona, di due o più malattie croniche. È una condizione molto frequente nell’età avanzata e rappresenta una delle principali sfide della Geriatria moderna. Particolarmente nell’anziano, diabete, malattie cardiovascolari, disturbi respiratori, depressione, artrosi, osteoporosi e altre condizioni tendono spesso a coesistere e a influenzarsi reciprocamente. Questa complessità incide sulla funzione fisica, sulla qualità della vita, sul rischio di disabilità, sull’uso dei farmaci, sui ricoveri ospedalieri e sulla mortalità.

Il tema è ormai fondamentale per le società occidentali dove l’aumento dell’aspettativa di vita si accompagna a una crescente prevalenza di malattie croniche e dove la sfida è vivere più a lungo preservando autonomia, mobilità e partecipazione sociale. Per questo la Geriatria ha un ruolo strategico, poiché valuta la persona anziana nella sua globalità, integrando condizioni cliniche, funzione fisica, nutrizione, cognizione, umore, terapie farmacologiche e contesto sociale.

Lo studio pubblicato dai ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sulla rivista internazionale Nature Aging - i professori Francesco Landi ed Emanuele Marzetti e il dottor Riccardo Calvani, insieme al dottor Davide Liborio Vetrano, primo autore dell’articolo, laureato e specializzato in Geriatria alla Facoltà di Medicina e chirurgia, oggi al Karolinska Institutet di Stoccolma – è stato condotto su quasi 1.200 persone di età pari o superiore a 70 anni con fragilità fisica, sarcopenia e almeno due patologie croniche.

I risultati indicano che il numero di malattie presenti in un anziano fragile non basta a definirne il rischio clinico: è altrettanto importante comprendere come queste patologie si combinano tra loro. I ricercatori hanno identificato quattro pattern di multimorbidità - aspecifico, respiratorio, psichiatrico e cardiometabolico - osservando che il beneficio dell’intervento è maggiormente evidente nei profili psichiatrico e aspecifico.

La nuova pubblicazione nasce dall’analisi dei dati raccolti nell’ambito del Progetto SPRINTT e ne amplia ulteriormente il valore scientifico. Lo studio mostra infatti che la risposta all’intervento può variare in base ai diversi profili di multimorbidità: «Questo risultato scientifico – commenta il professor Emanuele Marzetti, Associato di Medicina Interna e corresponding author del lavoro - suggerisce che la prevenzione della disabilità nell’anziano fragile debba diventare sempre più personalizzata. Due persone con lo stesso numero di malattie croniche possono avere bisogni clinici e risposte agli interventi molto diversi, a seconda del tipo di patologie presenti e del modo in cui queste interagiscono. Stratificare gli anziani in base ai profili di multimorbidità può quindi aiutare a indirizzare meglio le strategie preventive e riabilitative».

Un articolo di

Federica Mancinelli

Federica Mancinelli

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Il Progetto SPRINTT,
per contrastare la fragilità fisica
verso un invecchiamento attivo

 


SPRINTT, acronimo di Sarcopenia and Physical fRailty IN older people: multi-componenT Treatment strategies, rappresenta dal 2016 uno dei più importanti studi clinici europei sulla fragilità fisica e la sarcopenia nell’anziano, nato con l’obiettivo di dimostrare l’efficacia di un intervento multicomponente basato su attività fisica, supporto tecnologico e counseling nutrizionale nel ridurre il rischio di disabilità motoria.

Dopo la pubblicazione dello studio principale sul British Medical Journal, e insieme ad altre analisi derivate dai dati SPRINTT pubblicate su riviste internazionali di primo piano, tra cui The Lancet Healthy Longevity con primo autore il dottor Helio Jose Coelho-Junior, giovane ricercatore del Dipartimento di Scienze Geriatriche e Ortopediche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il nuovo articolo su Nature Aging testimonia la rilevanza, la continuità e la produttività scientifica del progetto che si conferma uno studio cardine nella prevenzione della disabilità motoria e una piattaforma scientifica capace di orientare la Geriatria verso interventi sempre più mirati.

«La longevità non deve diventare una sala d’attesa della fragilità - commenta il professor Francesco Landi, Ordinario di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore del Dipartimento Scienze dell'Invecchiamento, Ortopediche e Reumatologiche della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS -. Deve essere un patto tra generazioni: più anni di vita per gli anziani di oggi, più cultura della prevenzione per gli adulti e i giovani di domani. Il messaggio di SPRINTT è chiaro: non basta contare le malattie, dobbiamo misurare la funzione, proteggere il movimento e intervenire prima che la disabilità diventi inesorabile destino».

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