NEWS | Un anno da matricola

Dal liceo all'università: un cambio di prospettiva

06 luglio 2026

Dal liceo all'università: un cambio di prospettiva

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Il passaggio dalla scuola superiore di secondo grado all'università rappresenta, per molti giovani, uno dei momenti di svolta più significativi del proprio percorso di crescita. Un cambiamento che non riguarda soltanto il metodo di studio, ma anche il modo di vivere il tempo, le relazioni e la propria autonomia. Per Benedetta Dima, studentessa del primo anno di Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano, tale passaggio – dal liceo all’università – ha rappresentato infatti «più un cambio di prospettiva che una semplice transizione di percorso».

Benedetta, raccontaci il tuo ingresso nel “mondo e sistema universitario”
«Provengo da un liceo scientifico e, nel complesso, l’ingresso nel sistema universitario non è stato traumatico, ma graduale. Ciò che ho apprezzato particolarmente è stata la maggiore autonomia individuale: poter organizzare il proprio tempo, scegliere consapevolmente il ritmo di studio e vivere l'università come uno spazio meno rigidamente scandito. Anche il fatto di muoversi tra lezioni diverse, che cambiano in base ai corsi e agli orari, contribuisce a dare una sensazione di maggiore dinamicità rispetto alla struttura più fissa del liceo».

Quindi è proprio questa maggiore autonomia nell'organizzazione della vita universitaria la cosa che hai apprezzato di più rispetto al liceo?
«Penso che il liceo rappresenti una fase fondamentale di formazione, ma a caratterizzata da una rigidità che non sempre riesce a intercettare pienamente la complessità e la sensibilità dei ragazzi in quella fascia d’età. L’università, in questo senso, offre un’impostazione diversa: non meno impegnativa, ma più responsabilizzante, perché richiede una gestione autonoma del proprio percorso».

«Ma soprattutto credo che l’adolescenza sia una fase delicata, nella quale il rapporto tra studenti e istituzione dovrebbe essere il più possibile equilibrato e consapevole, anche sul piano umano, oltre che didattico. In questo senso, l’università per me ha rappresentato una forma diversa di equilibrio: meno prescrittiva, più aperta, ma comunque fondata su responsabilità e costanza. È proprio in questa nuova libertà - non assoluta ma strutturata - che ho avuto la sensazione di ritrovare un rapporto più personale con lo studio e, in parte, anche con me stessa».

Come sono stati questi primi mesi “da matricola” in Cattolica? Sono stati come te li aspettavi?
«Questi primi mesi in Cattolica sono stati un tempo di familiarizzazione con una nuova realtà, dove ho avuto l’opportunità di ampliare progressivamente le mie amicizie e conoscenze, e di inserirmi in un ambiente che ho trovato vivace e aperto al confronto. Tra i tanti spazi dell’Ateneo, la biblioteca è divenuta il luogo più costante delle mie giornate: dove il tempo dedicato allo studio trova la sua naturale dimensione. Per molti aspetti l'università si è rivelata esattamente come l'avevo immaginata, ma porta con sé una ricchezza umana e relazionale che si può davvero comprendere solo vivendola in prima persona, giorno dopo giorno».

E i corsi di studio seguiti hanno soddisfatto le tue aspettative?
«Sì assolutamente, ho apprezzato sia l’organizzazione, sia la preparazione dei docenti, che hanno saputo trasmettere non soltanto nozioni, ma anche interesse verso le discipline insegnate. Questo ha reso il percorso di lezioni e studio particolarmente stimolante, fin dai primi mesi».

Benedetta perché hai scelto di studiare Giurisprudenza e perché hai deciso di immatricolarti all’università Cattolica del Sacro Cuore?
«Ho scelto la Facoltà di Giurisprudenza perché sono sempre stata attratta dal Diritto, dalla sua capacità di dare forma e ordine alla complessità della realtà. Pur provenendo da un liceo scientifico, sentivo il desiderio di avvicinarmi a una disciplina che unisse rigore logico, riflessione e capacità argomentativa. Per quanto riguarda la decisione di immatricolarmi in Cattolica, devo dire che è stata una scelta che è maturata gradualmente nel tempo, alimentata anche dai racconti di amici e familiari che avevano già vissuto questa esperienza in prima persona. In quell'ambiente ho riconosciuto una serietà e uno stimolo intellettuale che mi hanno convinto potesse essere il luogo giusto in cui costruire, con consapevolezza, il mio percorso universitario».

Ma se potessi cambiare qualcosa della tua vita da studentessa universitaria, che cosa cambieresti?
«Non cambierei sostanzialmente nulla. I primi mesi li ho vissuti con maggiore libertà, soprattutto nella gestione dello studio, e oggi li considero una naturale fase di ambientamento: un tempo utile per entrare gradualmente nel ritmo universitario e trovare il mio equilibrio personale. Se dovessi indicare un aspetto, forse avrei voluto avere più costanza fin dall'inizio, ma non rinnego quella fase iniziale, che resta comunque parte del mio percorso di crescita».

Un articolo di

Graziana Gabbianelli

Graziana Gabbianelli

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