La cerimonia è entrata nel vivo con il Keynote Speech di Glenn Micallef, Commissioner for Intergenerational Fairness, Youth, Culture and Sport at the European Commission, introdotto da Gaia Danese, International Cultural Relations and Public Diplomacy coordinator di EEAS: «Dieci anni di formazione di “diplomatici della cultura” è un grande traguardo – ha esordito il Commissario europeo nel suo videomessaggio -. Di fronte ad una realtà mondiale in cui le democrazie stanno affrontando una profonda crisi la cultura è in prima linea nella nostra risposta comune, è la nostra prima linea di difesa. Quando la cultura è minacciata è la stessa libertà ad esserlo. La cultura è la nostra forza, è la pietra angolare della vita democratica, apre spazi al dialogo e unisce le persone, oltre i confini e le differenze. Programmi come il vostro – ha concluso rivolgendosi a promotori e protagonisti dell’evento – aiutano a trasformare le strategie e i progetti europei in pratica e realtà. Congratulazioni per questi dieci anni e i migliori auguri per molti altri a venire».
Dopo la consegna di un riconoscimento a Intesa San Paolo, main supporter del Programma formativo, le conclusioni dell’incontro sono state affidate all’Address di Nicholas J. Cull, International expert on Public Diplomacy and Reputational Security and Professor of Public Diplomacy at USC Annenberg che, sottolineando il valore del Master che «ha saputo cogliere in anticipo una delle questioni decisive del terzo decennio del XXI secolo: il ruolo centrale dei fattori culturali e reputazionali nelle relazioni internazionali», ha offerto un’ampia riflessione sulla diplomazia culturale che «non rappresenta più soltanto un valore aggiunto alla proiezione internazionale di un Paese, ma costituisce una componente imprescindibile dell'azione di politica estera. In un mondo attraversato da sfide troppo complesse per essere affrontate da una sola nazione, la cooperazione diventa indispensabile e la cooperazione stessa si fonda sulla fiducia». Ed è proprio nella dimensione culturale che egli individua il terreno ideale e più efficace per costruire questa fiducia: «Per questo definisco la diplomazia culturale il motore dell'empatia. Sono convinto che, se sapremo conoscerci reciprocamente e renderci comprensibili gli uni agli altri, esista ancora una concreta speranza per il futuro del nostro pianeta».
A coronamento dell’incontro la grande festa della consegna dei diplomi ai nuovi “ambasciatori della cultura” nel mondo che arricchiranno un network di relazioni umane e professionali che continua a crescere nel tempo: «I nostri 160 alumni sono oggi pienamente inseriti nel mondo del lavoro in settori strettamente legati alle competenze sviluppate durante il Master: ministeri degli Affari Esteri, istituzioni culturali, amministrazioni cittadine impegnate nelle relazioni internazionali, think tank, fondazioni, aziende, public affairs, media e importanti società di consulenza – ha concluso Federica Olivares, salutando la nuova generazione di diplomate e diplomati -. Dopo dieci anni di lavoro, di studio, di incontri e di sfide condivise ciò che più ci riempie di orgoglio non sono soltanto i risultati raggiunti, ma la comunità che abbiamo contribuito a costruire. Una comunità composta da persone provenienti da ogni continente, unite dalla convinzione che il dialogo sia più forte della contrapposizione, che la cultura possa generare comprensione reciproca e che la diplomazia resti uno degli strumenti più nobili per servire il bene comune».
Dieci anni di incontri, di idee, di dialogo tra culture grazie a un Programma che ha accolto studenti, docenti, diplomatici e rappresentanti delle istituzioni di ogni parte del mondo, fino ad un evento partecipato e significativo che ha celebrato a Roma una comunità cresciuta negli anni intorno ai valori della diplomazia culturale, creatrice di una rete globale di "ambasciatori della cultura" chiamati a costruire ponti di dialogo, di cultura e di pace.