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Dottorati, una festa per più di mille tra Milano e Roma

08 maggio 2026

Dottorati, una festa per più di mille tra Milano e Roma

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Non solo un momento celebrativo, ma un’occasione per riflettere sul futuro dei dottorati in Italia e in Europa. È stato questo lo spirito che ha animato, venerdì 8 maggio, la cerimonia di proclamazione delle dottoresse e dei dottori di ricerca 2020-2025 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che si è tenuta a Milano nell’Aula Magna e in collegamento streaming con l’Auditorium della sede di Roma. A ricevere il titolo per mano del Rettore dell’Ateneo Elena Beccalli 1.057 neodottori di ricerca: 612 nelle sedi padane e 445 in quella di Roma. «ll completamento del dottorato rappresenta un traguardo formativo che va oltre il cammino ordinario», ha detto il Rettore Beccalli aprendo la cerimonia. In particolare, nel suo intervento si è soffermata su tre elementi cruciali per il futuro dei PhD. «L’importanza di formare figure capaci di un pensiero critico e originale; la necessità di alleanze interdisciplinari e internazionali; il forte senso di responsabilità verso la società, per affrontare le sfide complesse del nostro tempo e contribuire al bene comune». E ha aggiunto: «La capacità di pensiero non è un risultato che si ottiene dedicando tempo all’apprendimento di nozioni, nasce piuttosto dall’attitudine a confrontarsi con la complessità del reale e a pensare qualcosa di autenticamente “nuovo”».

Da parte sua, il Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia Alessandro Sgambato, presidendo la cerimona romana, ha detto: «Vi auguro di mantenere e ravvivare la curiosità nella ricerca, la passione per lo studio e, per chi di voi intraprenderà la carriera universitaria, l’amore per l’insegnamento. E di trasmettere sempre tutto ciò a vostri futuri collaboratori e allievi, come i vostri docenti e mentori hanno fatto in tutto il vostro percorso e, sono certo, continueranno a fare anche in futuro».

Un articolo di

Katia Biondi

Katia Biondi

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Your PhD - our future, la lezione di Peter Hanenberg

Un quadro approfondito sulle prospettive future dei dottorati è stato offerto dalla lectio “Your PhD - our future”, pronunciata da Peter Hanenberg, Presidente del Council for Doctoral Education della European University Association e Vice-Rector for Research and Innovation alla Universidade Catòlica Portuguesa. Secondo Hanenberg non esiste più un unico modello di PhD, bensì una pluralità di percorsi formativi ideati per rispondere sia ai bisogni delle discipline che li erogano, sia alla crescente domanda di upskilling proveniente dalla società e dai diversi settori professionali: industria, piccole e medie imprese, pubblica amministrazione, sanità, scuola, terzo settore. Ambiti che richiedono figure altamente qualificate in grado di fare la differenza e generare impatto, come ha mostrato Hanenberg ripercorrendo tutta la storia di riforma della doctoral education a livello europeo, dal processo di Bologna ai dieci Principi di Salisburgo. Ecco allora la necessità di portare la formazione dottorale al centro dell’agenda europea. «È essenziale per comprendere e costruire il futuro della nostra società: una formazione che non riguarda solo l’università, ma la società, che ha bisogno di idee, competenze e approcci provenienti da discipline diverse. Un percorso, dunque, davvero “rilevante”, nel senso originario del francese relever, che vuol dire far avanzare, colmare i vuoti della conoscenza, elevare il sapere. Ed è proprio per questo che il futuro dell’Europa è legato al dottorato, alla sua capacità di generare ricerca, visione e responsabilità condivisa».

L’Università Cattolica guarda con particolare attenzione al “terzo ciclo” della formazione dottorale. Con l’intento di perseguire con maggiore incisività questa missione, dal 2009 aderisce al Council for Doctoral Education della European University Association, una realtà di oltre 800 Università in 48 paesi d’Europa. In Cattolica il dottorato è organizzato in una unica Scuola, un modello che permette un’offerta formativa più armonica, maggiori opportunità didattiche, visibilità e attrattività più ampie, un’apertura sistematica verso le realtà produttive, sociali e scientifiche a livello nazionale e internazionale. Nell’anno accademico 2025/2026 sono attivi 22 corsi di dottorato: 13 nella sede di Milano, 7 nella sede di Roma, 1 nella sede di Brescia, 1 nella sede di Piacenza. Inoltre, l’Ateneo partecipa a 4 corsi di dottorato congiunti e a 2 Dottorati di Interesse Nazionale. Un modello organizzativo che sarà ulteriormente implementato grazie al Piano Strategico 2026-2028, che alla ricerca dedica il secondo pilastro con l’obiettivo di rendere ancor più incisivo il profilo di research university dell’Ateneo.

 


Alcuni protagonisti della cerimonia

A testimoniare le numerose porte professionali aperte dal titolo di dottorato sono stati alcuni protagonisti della giornata. Tommaso Mauri che, addottoratosi nel 2024 in “Studi Umanistici. Tradizione e Contemporaneità”, è oggi ricercatore a tempo determinato in Storia della Filosofia all’Istituto Universitario Sophia e docente a contratto di Storia della Filosofia Contemporanea all’Università degli Studi di Perugia. Greta Elisabetta Brizio, dopo aver conseguito nel giugno 2023 il dottorato in “Management and innovation”, dall’aprile 2024 è assegnista di ricerca in Organizzazione aziendale nella Facoltà di Economia e la sua attività scientifica si focalizza nell’esplorazione di spazi di inclusione/esclusione in ambito sanitario, educativo, artistico e sportivo. Matteo Zendra, concluso il dottorato in “Science” nel dicembre 2024, è diventato consulente in materia di brevetti, assistendo le imprese nella tutela e valorizzazione della proprietà intellettuale, contribuendo alla definizione di strategie di protezione dell’innovazione mirate ed efficaci. Carlotta Acconito, dottoressa di ricerca in psicologia e neuroscienze con un focus sui processi decisionali in ambito organizzativo, lavora nel Centro Studi di Centromarca - Associazione Italiana dell’Industria di Marca, dove contribuisce allo sviluppo di analisi per interpretare scenari di mercato, anticipare i trend e supportare le decisioni strategiche delle imprese associate. Nel campus romano hanno portato la loro testimonianza le dottoresse Filomena Colella e Milena Pia Cerviere. La prima, dopo il dottorato in “Scienze Oncologiche” presso l’Istituto di Patologia Generale, ha proseguito il suo percorso rimanendo nello stesso Istituto e dedicandosi allo studio del microambiente tumorale e dei complessi meccanismi di comunicazione tra le cellule. La seconda, invece, ha ultimato il dottorato in “Scienze della Nutrizione, del Metabolismo, dell’Invecchiamento e delle Patologie di Genere” nell’aprile del 2025. Attualmente è un chirurgo generale a indirizzo endocrino e svolge la sua attività assistenziale presso l’Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola di Roma. 

Dai loro interventi è emerso un tratto comune: il dottorato non è solo un titolo, ma un’esperienza profonda che plasma la persona che si diventa attraverso le competenze acquisite e le relazioni coltivate. Storie che mostrano quanto sia vitale, anche per lo sviluppo della conoscenza, la formazione dottorale e l’impatto dei dottori di ricerca, veri protagonisti dell’innovazione. Da qui l’invito di Peter Hanenberg a celebrare il 13 maggio l’European Doctoral Day, una giornata per «riconoscere il loro contributo nell’aiutare la società a orientarsi in un mondo in rapido cambiamento e nel plasmare il futuro scientifico, economico, industriale e tecnologico». Un riconoscimento che ha trovato eco nelle parole conclusive del Rettore Elena Beccalli: «Il vostro dottorato è il nostro futuro e l’educazione dottorale è un’opera corale».

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