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Maurizio Cucchi a lezione in Cattolica

29 maggio 2026

Maurizio Cucchi a lezione in Cattolica

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Quest’anno si celebrano i cinquant’anni dalla prima edizione del Disperso di Maurizio Cucchi, avvenuta nel 1976. L’autore, che oggi è ritenuto a ragione uno dei più significativi poeti della nostra epoca, aveva allora circa trent’anni e si affacciava alla ribalta del mondo della poesia sotto l’egida dello “Specchio” Mondadori, la più prestigiosa collana editoriale per la poesia italiana. Quello fu un anno decisamente importante per il panorama letterario nostrano, dal momento che assieme al Disperso di Cucchi si celebrarono altri due esordi di primo piano: Milo De Angelis con Somiglianze e Giampiero Neri con L’aspetto occidentale del vestito, entrambi usciti per l’editore Guanda di Parma. Un trittico che segnerà la storia della poesia italiana negli anni a venire.

In quel fatidico 1976 Cucchi – che si era laureato in Università Cattolica con una tesi su La poetica di Risi e Zanzotto in prospettiva post-ermetica con la professoressa Ines Scaramucci – aveva alle spalle un primo tentativo di stampa (a proprie spese) di alcuni testi usciti con il titolo di Paradossalmente e con affanno nel 1971. Pochi anni dopo aveva pubblicato Primo tempo di un’avventura, un breve poema uscito sull’«Almanacco dello Specchio» nel 1974 con la presentazione di Giovanni Giudici, che aveva incassato il positivo giudizio di Pier Paolo Pasolini.

Il disperso si presenta come opera già matura per il linguaggio e per la scelta del punto di vista, mai scontato, di un io poetico che si presenta come plurale e multistratificato. Un io, appunto, “disperso” che necessita di diversi punti di osservazione per definire e per ricomporre il reale. Ancora oggi, a mezzo secolo di distanza, Il disperso appare al lettore come opera di stretta contemporaneità e offre una salda “tenuta” di argomenti e di stile. 

Con l’intento di celebrare questo compleanno, si è tenuta recentemente una lezione aperta sotto la guida del professor Giuseppe Lupo in cui il poeta ha potuto dialogare con il pubblico e leggere alcuni testi. Ad accompagnare questo momento, è stata allestita una piccola mostra di documenti e di prime edizioni provenienti dal Fondo Maurizio Cucchi, che l’Università Cattolica ha acquisito nel 2024. Tale Fondo si offre come un insieme estremamente ricco di carte che si rivelano di fondamentale importanza per comprendere l’attività del poeta. Da un lato, grazie ai numerosi quaderni autografi e ai dattiloscritti, esso documenta l’“officina” di Cucchi, ovvero le modalità attraverso le quali il segno poetico nasce e si concreta sulla pagina scritta, fino alle successive rielaborazioni verso il testo definitivo. Dall’altro, grazie ai carteggi, il Fondo rende viva e presente la trama di relazioni culturali e amicali che Cucchi ha intrattenuto con figure di rilievo capitale in seno ai tracciati letterari e culturali del secondo Novecento, da Vittorio Sereni a Carlo Betocchi, da Franco Fortini a Andrea Zanzotto, da Giorgio Caproni a Giovanni Raboni, da Giovanni Giudici a Cesare Viviani. 

Oltre alla prima edizione del Disperso sono stati presentati al pubblico alcuni quaderni manoscritti e il dattiloscritto originale dell’opera, che riporta diverse integrazioni e correzioni autografe. Accanto a questi materiali, diverse lettere presenti nel Fondo attestano il dialogo di Cucchi con i suoi interlocutori, che sono figure di primissimo livello del panorama della letteratura del XX secolo. Tra le lettere conservate è presente una missiva di Giorgio Caproni dello stesso 1976 nella quale è offerto un breve giudizio sul Disperso, di cui rileva la presenza di un «carattere giovanilmente dissociante e l’allegro rovesciare la trita logica del buonsenso piccoloborghese». Si rammenti che Caproni, assieme ad altri poeti, può essere certamente annoverato tra i possibili punti di riferimento del primo Cucchi, soprattutto per la capacità di «calare in una situazione di apparente leggerezza dialogica e quotidiana una tensione luttuosa e metafisica da cui il Soggetto risulta annichilito, “pulviscolare”, quasi ridotto ad atomo perduto nei meandri e negli abissi del reale» (Alberto Bertoni). Forte e duraturo fu poi il dialogo con Giovanni Raboni e Vittorio Sereni, amici con i quali condividere non solo poesia e letteratura ma anche la passione calcistica per l’Inter, compartecipata anche dal vivo allo stadio di San Siro (a questo link il testo di una intervista al poeta riguardo il suo rapporto con lo sport). Accanto alle carte, sono stati esposi diversi volumi, alcuni di questi con dedica autografa e talune plaquette in tiratura limitata e con grafica d’autore.

 


Foto di Roberto Rancati
 

Un articolo di

Paolo Senna

Paolo Senna

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