Quando una ricerca raggiunge una serie storica sufficientemente ampia, cambia inevitabilmente anche il tipo di domande che può porsi. È il caso di Gender Balance in Italian Film Crews, il report promosso dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura e realizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che nella sua sesta edizione analizza oltre 3.100 lungometraggi prodotti tra il 2017 e il 2025, censendo più di 76mila professioniste e professionisti distribuite e distribuiti in tredici reparti.
Se nelle prime edizioni l’obiettivo era fotografare lo stato dell’equilibrio di genere nel cinema italiano, oggi il patrimonio di dati raccolto consente di compiere un passo ulteriore: non limitarsi a descrivere il fenomeno, ma interrogarsi sui meccanismi che lo determinano. La domanda da cui prende avvio questa edizione – presentata a Venezia in occasione dell’83ª Mostra internazionale del Cinema – è, infatti, molto concreta: perché, dopo una fase di crescita, il percorso verso un maggiore equilibrio di genere sembra aver rallentato? Questa prospettiva si riflette anche nelle novità metodologiche dell’edizione, che amplia l’analisi ai ruoli non apicali e introduce per la prima volta in modo sistematico i dati relativi al casting e al cast.
Il punto di partenza è un dato ormai noto: la quota di opere a guida femminile è cresciuta nel corso degli anni, ma nell’ultimo biennio questa crescita ha rallentato e circa l’80% delle opere continua a essere a guida maschile. La ricerca, tuttavia, evita letture semplicistiche e sceglie di interrogarsi sulle ragioni di questo rallentamento. Per farlo verifica una serie di ipotesi, alcune delle quali vengono rapidamente superate: né la dimensione delle società di produzione né il ricorso alle coproduzioni sembrano spiegare il fenomeno. Maggiore attenzione meritano invece altri fattori, come la distribuzione dei budget, la concentrazione delle opere a guida femminile in specifici generi, la diversa capacità di raggiungere il pubblico e, parallelamente, il riconoscimento ottenuto nei principali festival internazionali.
Accanto a queste evidenze, il report conferma alcuni trend ormai consolidati. Le opere a guida femminile continuano a rappresentare uno degli ambiti in cui il ricambio generazionale risulta più evidente, con una maggiore incidenza di opere prime e seconde e una presenza crescente di giovani professioniste. Allo stesso tempo, l’ampliamento dell’analisi ai reparti non apicali e al cast restituisce una fotografia più completa della composizione delle produzioni cinematografiche, mostrando come l’equilibrio di genere non riguardi soltanto chi dirige un’opera, ma l’intera filiera creativa e produttiva.
L’aspetto forse più innovativo di questa edizione riguarda però il tentativo di individuare possibili leve di intervento. Attraverso nuovi indicatori dedicati alla composizione delle troupe, la ricerca mostra come la presenza di donne nei ruoli di leadership sia associata a una maggiore presenza femminile anche negli altri ruoli professionali dello stesso reparto e, in diversi casi, negli altri reparti coinvolti nella produzione. Più che limitarsi a descrivere uno scenario, il report prova così a individuare quei meccanismi capaci di generare effetti sistemici.
È in questo passaggio che la ricerca compie il suo salto di qualità: dalla misurazione del fenomeno all’analisi delle condizioni che possono consolidare il cambiamento. In quest’ottica, il rallentamento osservato negli ultimi anni non viene letto come un punto di arresto, ma come l’occasione per comprendere meglio le dinamiche che regolano il sistema e individuare le leve attraverso cui favorire un cambiamento strutturale e duraturo.