«La varietà di contributi presentati evidenzia l’ampiezza dei nostri confini scientifici e la prevalente interdisciplinarità conferma il superamento di antichi steccati, senza tuttavia stravolgere l’autonomia dei singoli settori. Credo sia questa la via per promuovere una cultura antropocentrica dell’impresa, che non guarda solo al profitto, ma assegna rilevanza alla persona. In tal senso, torna subito alla mente - in queste aule - il titolo dell’opera di Francesco Vito che segna la tradizione degli studi economici del nostro Ateneo: l’economia a servizio dell’uomo. È dunque presto detto l’ambizioso, ma realistico, obiettivo di questo convegno: quello di pensare un’economia a servizio dell’uomo attraverso un uso consapevole, critico e creativo delle Intelligenze Aziendali», ha aggiunto il Rettore Beccalli, ringraziando per il tema scelto il Comitato Organizzatore, presieduto dal Prorettore Vicario dell’Ateneo Anna Maria Fellegara.
A ribadire la portata culturale del Convegno, pensato proprio per favorire il confronto e l’integrazione tra paradigmi differenti, è stato Gennaro Iasevoli, Presidente AIDEA, un network che conta oltre 1.500 soci operanti nella quasi totalità degli atenei italiani. «Il titolo del Convegno richiama subito l’attenzione sull’importanza della pluralità, sulle diverse intelligenze aziendali, che richiedono una mentalità orientata alla crescita, la disponibilità ad accogliere il nuovo, a uscire dalla propria comfort zone e ad aggiornare costantemente le competenze», ha detto. Infatti, «questa diversa presenza di molteplici forme di intelligenza, può essere letta anche in una prospettiva di evoluzione industriale e di innovazione. Ogni fase dello sviluppo industriale ha valorizzato in modo prevalente una di queste intelligenze: programmatica, analitica, creativa. Rimane naturalmente centrale il ruolo delle persone e delle reti, che ha portato al riconoscimento dell’importanza decisiva delle intelligenze relazionali e umane: quelle che permettono di coinvolgere, comunicare, coordinare individui e gruppi, rendendo possibile la creazione di valore condiviso».
Un percorso, quello delineato da Iasevoli, che affonda le radici nella storia stessa dell’Accademia e ne orienta l’impegno presente. «Da oltre duecento anni sentiamo la responsabilità di dialogare con il sistema socio economico, di integrare queste diverse forme di intelligenza e di dare continuità ai nostri valori. Valori che si esprimono nel nostro modello di governance, nella sostenibilità e nella ricerca del bene comune, elementi che oggi assumono un ruolo sempre più centrale all’interno della comunità, non solo per le imprese ma anche per la società nel suo insieme».
La prima giornata si è arricchita con una tavola rotonda dedicata proprio al titolo del Convegno, coordinata da Sebastiano Grandi, Professore Ordinario di Management all’Università Cattolica del Sacro Cuore e membro del Comitato organizzatore del Convegno. Sono intervenuti il pluricampione dello sci nautico Daniele Cassioli, il Direttore generale SIAE Matteo Fedeli, l’Amministratrice delegata BNL, Gruppo BNP Paribas Elena Goitini, l’Amministratore delegato di Mutti S.p.A. e Presidente di Centromarca Francesco Mutti e per le conclusioni del dibattito il Professore Ordinario di Economia Aziendale all’Università di Siena e Presidente del Comitato scientifico del Convegno Riccardo Mussari. Quest’ultimo nel suo intervento ha insistito sul fatto che «la composizione armonica delle intelligenze, umane e artificiale, è quindi un’opzione percorribile che necessita di rinnovati paradigmi teorico-interpretativi per dare nuova spinta propulsiva ai processi di innovazione nelle aziende e dalle aziende per la società senza determinare nuove gerarchie delle conoscenze».
Le sessioni parallele hanno occupato l’intera mattinata della giornata di venerdì 23 gennaio, completata dalla sessione plenaria “Corporate Governance Meets Sustainability: Challenges and Pathways Forward” e dalle “Considerazioni conclusive”.
Non sono, infine, mancati momenti per dare spazio a giovani ricercatori e alla “filiera” della produzione scientifica. Come il Doctoral Colloquium, pensato per dottorandi ed early-career scholar, con l’obiettivo di rafforzare il percorso scientifico intrapreso attraverso approfondimenti di metodologia e sostegno ai progetti in via di sviluppo. E quello dedicato alla rivista dell’Accademia “The Journal of Management and Governance” finalizzato ad aprire un canale riservato a working paper di studiosi emergenti, con feedback da senior editor sui più attuali trend della ricerca attraverso una forma concreta di matching tra dibattito aperto e pubblicazioni.