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Il Documento di Abu Dhabi tra riflessione e ricerca

26 febbraio 2024

Il Documento di Abu Dhabi tra riflessione e ricerca

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L’Università Cattolica del Sacro Cuore è presente tra i gruppi di ricerca di PLURIEL, la Piattaforma universitaria per la ricerca sull’Islam in Europa e Libano nata nel 2014 sotto l’impulso della Federazione delle università cattoliche europee. Nello specifico l'Ateneo è attivo nell'area “For a preventive Islamic de-radicalization. The Re-Configuration of the Humanities within an inter-religious approach”, con il professor Paolo Branca come group leader. In quest'ambito la Cattolica ha partecipato al convegno nella capitale emiratina nella persona del dott. Antonio Cuciniello che, nell’ambito del panel “Experience and analysis in national contexts”, ha esposto una relazione dal titolo “Contextualizing Islam and Muslims in the Italian Public School in the Light of the Abu Dhabi Document”, nella quale ha condiviso i risultati ad oggi raggiunti di una sperimentazione tutt’ora in corso con docenti (in particolare di religione) di ogni ordine e grado con i quali si sta tentando di introdurre nei contesti educativi il Documento sulla fratellanza umana. Nello specifico, è stata presentata l’esperienza di due classi quarte della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo di Manerbio (Brescia), guidata dalle insegnanti Alessandra Albini, Micaela Filippini e Rosangela Pancera.


Il pontificato e il magistero di papa Francesco sono stati caratterizzati fin dall’inizio da un’autentica apertura all’altro, già evidente in una sua dichiarazione del 2013: “dialogo interreligioso ed evangelizzazione non si escludono, ma si alimentano reciprocamente”. Forte del richiamo all’ottavo centenario (1219-2019) dell’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano d’Egitto al Malik al-Kamil durante la V Crociata, proprio sull’esempio del Poverello di Assisi, in molte occasioni Bergoglio ha sottolineato che se non c’è pace senza giustizia, non c’è pace neanche senza dialogo. Perciò, il fondamento dell’incontro tra persone che si riconoscono in una fede è certamente la strada della comunicazione, dello scambio e della reciproca comprensione. In questa prospettiva, il 4 febbraio 2019, in occasione di uno storico viaggio negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi Papa Francesco e il Grande Imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib, hanno firmato il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. La sua firma e gli eventi ad esso connessi possono essere visti come una svolta inedita nella storia contemporanea per quanto riguarda l’incontro e il dialogo tra la Chiesa cattolica e una parte importante dell’Islam. Di fatto, il Documento si pone in netto contrasto con teorie che supportano la non comunicabilità tra le diverse culture.

A cinque anni di distanza da questo significativo evento, in concomitanza con il Summit mondiale sulla tolleranza e la fratellanza umana proprio nella capitale degli Emirati PLURIEL, la Piattaforma universitaria per la ricerca sull’Islam in Europa e Libano nata nel 2014 sotto l’impulso della Federazione delle università cattoliche europee, ha organizzato dal 4 al 7 febbraio 2024 un convegno internazionale dal titolo “Islam and Fraternity”, al fine di studiare gli impatti e le prospettive del Documento. PLURIEL, che ad oggi riunisce180 studiosi e ricercatori di 27 paesi, ha aperto il suo appuntamento internazionale biennale con la presenza di eminenti personalità: lo sceicco Nahayan Mabarak Al Nahyan, ministro della tolleranza e della coesistenza degli Emirati Arabi Uniti,  Mohammed Al Bashari, segretario generale del Consiglio mondiale delle comunità musulmane, il giudice Mohammed Abdelsalam, segretario generale del Consiglio musulmano degli anziani già segretario generale del Comitato Superiore della Fraternità Umana. Infine, il Prefetto del Dicastero per il dialogo interreligioso, il Cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot, ha letto un messaggio del Santo Padre ai partecipanti al IV congresso internazionale di PLURIEL, in cui sono stati sottolineati i tre ostacoli principali al dialogo: la non conoscenza dell’altro, l’assenza di ascolto e la mancanza di flessibilità intellettuale.

Mettendo in pratica l’invito accorato dei due firmatari di far diventare il Documento “oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi”, più di 80 tra studiosi e ricercatori provenienti da 4 continenti si sono confrontati principalmente su tre assi multidisciplinari: il tema socio-giuridico, esaminando la questione della  cittadinanza nelle società multiculturali e multireligiose, con particolare enfasi sulla tutela giuridica delle minoranze religiose; la geopolitica, per analizzare il ruolo della religione e dell’ideologia nei conflitti attuali, identificando esempi positivi di processi volti a contrastare l’estremismo religioso e l’intolleranza; l’asse teologico-dialogico, con l’intento di esplorare la riflessione teologica suscitata dal Documento e interrogarsi su come cristiani e musulmani possano insieme sviluppare una nozione di fratellanza che abbracci l’intera umanità.

Un articolo di

Antonio Cuciniello

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