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Il modello italiano come chiave per lo sviluppo dell’Etiopia

12 giugno 2026

Il modello italiano come chiave per lo sviluppo dell’Etiopia

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Perché la sua ricerca sulle piccole e medie imprese è importante per l’Etiopia?

«Le piccole e medie imprese (PMI) rappresentano una componente fondamentale dell’economia etiope. Creano opportunità di lavoro, sostengono la produzione locale e contribuiscono alla riduzione della povertà. Tuttavia, molte PMI incontrano difficoltà nei processi di innovazione, nell’aumento della produttività e nel rafforzamento della propria competitività a livello internazionale. La mia ricerca mostra che l’internazionalizzazione, la capacità di apprendimento e l’innovazione sono elementi essenziali affinché le PMI etiopi possano raggiungere una crescita sostenibile, creare occupazione e competere efficacemente nei mercati regionali e globali».

Uno degli argomenti centrali della sua ricerca è che la sola esposizione ai mercati globali non è sufficiente a generare innovazione nell’economia. Può fare qualche esempio di come la globalizzazione abbia avuto effetti negativi sullo sviluppo economico dell’Etiopia?

«La globalizzazione può creare opportunità ma, in assenza di adeguate competenze e capacità locali, può comportare anche dei rischi. In Etiopia, alcune PMI devono affrontare la concorrenza di prodotti importati a basso costo, che hanno un impatto negativo sulle industrie locali. Inoltre, l’esportazione di materie prime senza processi di trasformazione e valorizzazione aggiuntiva limita le opportunità di apprendimento e la crescita dei redditi. Anche l’incapacità di adattare le tecnologie straniere al contesto locale può ridurre la capacità di innovazione interna del Paese».

In Italia le piccole e medie imprese sono molto diffuse. Quali aspetti di questo modello organizzativo potrebbero essere trasferiti in Etiopia?

«L’esperienza italiana nell’imprenditoria familiare, nella specializzazione produttiva, nella qualità manifatturiera, nei distretti industriali e nella stretta collaborazione tra imprese e istituzioni locali offre insegnamenti molto preziosi. L’Etiopia potrebbe trarre beneficio da iniziative che favoriscano la creazione di reti tra PMI, lo sviluppo della manifattura a valore aggiunto, dell’artigianato di qualità, dell’orientamento all’export e di legami più forti tra imprese, sistema finanziario e università».

In che modo la collaborazione tra università africane e italiane può favorire lo sviluppo?

«La collaborazione può contribuire alla formazione del capitale umano, al rafforzamento delle capacità di ricerca e alla costruzione di ecosistemi dell’innovazione. Le attività di ricerca congiunta, la mobilità di docenti e studenti, il trasferimento tecnologico e lo sviluppo condiviso dei curricula accademici aiutano ad affrontare sfide economiche e sociali concrete. Inoltre, queste collaborazioni favoriscono l’apprendimento reciproco e il rafforzamento istituzionale nel lungo periodo».

Che cosa ha imparato frequentando i corsi a Milano?

«Studiare a Milano mi ha permesso di confrontarmi con standard accademici internazionali e mi ha incoraggiato ad adottare un approccio più interdisciplinare. Ho acquisito maggiore sicurezza nell’utilizzo dei moderni metodi di ricerca e ho imparato a valutare le informazioni in modo critico e rigoroso. I corsi hanno rafforzato le mie capacità di analisi critica e di presa delle decisioni, insegnandomi a utilizzare dati e fonti affidabili. Il programma mi ha inoltre offerto una prospettiva globale sulle diverse strategie di impresa e di sviluppo adottate nei vari Paesi e contesti culturali. Infine, il confronto con compagni di corso e docenti provenienti da realtà differenti mi ha fatto comprendere l’importanza del networking e del lavoro di squadra per individuare soluzioni più efficaci ai problemi».

Quali sono i suoi progetti professionali per il futuro?

«I miei progetti futuri sono quelli di continuare a lavorare nell’ambito dell’istruzione superiore, della ricerca e del dialogo con i decisori politici. Vorrei contribuire al rafforzamento dell’imprenditorialità, allo sviluppo delle PMI, dei sistemi di innovazione e delle strategie di internazionalizzazione in Etiopia e nel continente africano. Inoltre, desidero promuovere una collaborazione accademica sempre più intensa tra le istituzioni africane ed europee».

Come valuta la sua esperienza all’Università Cattolica del Sacro Cuore?

«La mia esperienza è stata estremamente positiva, sia dal punto di vista accademico sia da quello personale. L’università mi ha offerto un eccellente ambiente di ricerca, docenti altamente qualificati e una comunità internazionale stimolante. Sono particolarmente grato per il sostegno ricevuto attraverso il tutoraggio dei professori, per il rigore accademico del percorso formativo e per l’atmosfera accogliente che ha favorito la mia crescita come studioso».

Un articolo di

Mekonnen Tadesse Worku

Mekonnen Tadesse Worku

PhD St. Mary’s University, Addis Abeba, Etiopia

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