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Il Nobel a Hall e Woodford, ovvero la macroeconomia costruita dal basso

12 ottobre 2026

Il Nobel a Hall e Woodford, ovvero la macroeconomia costruita dal basso

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L'ultimo Nobel 2026, quello per l'Economia, è stato assegnato, lunedì 12 ottobre, a Robert E. Hall e Michael Woodford per "per i fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica".

Commenta il Premio il professor Emiliano Santoro, docente di Politica economica presso il Dipartimento di Economia e Finanza dell'Università Cattolica.


Il Nobel per l’Economia 2026 va a Robert Hall (Stanford) e Michael Woodford (Columbia) "per le fondazioni microeconomiche della stabilizzazione macroeconomica" (Royal Swedish Academy of Sciences, 2026). Partire dalle scelte di famiglie e imprese aiuta a capire la propagazione degli shock e soprattutto a valutare la politica economica.

Fino agli anni Settanta i modelli keynesiani poggiavano su regolarità tra aggregati, come la curva di Phillips: più inflazione, meno disoccupazione. Con gli shock petroliferi salirono insieme. Anche il nesso tra consumo e reddito corrente risultava instabile: i tagli d’imposta ritenuti temporanei vengono perlopiù risparmiati, e le stime su dati storici non li distinguono dai permanenti. Per Lucas (1976) le relazioni cambiano con la politica perché vi si adattano le scelte: sono queste da modellare.

Hall e Woodford partirono da qui: il primo applicò al consumo le aspettative razionali di Lucas (Nobel 1995), il secondo adottò i modelli dinamici di equilibrio generale di Kydland e Prescott (Nobel 2004), in cui gli aggregati nascono da scelte ottimali.

Per Hall (1978), se il consumo segue il reddito atteso nell’arco della vita, cambia solo con notizie nuove, imprevedibili con le informazioni disponibili. Per Hall e Mishkin (1982), circa l’80% delle famiglie americane si comportava così; il resto, senza risparmi né credito, legava i consumi al reddito corrente.

Woodford vi affiancò imprese che fissano i prezzi guardando avanti, non potendo adeguarli a ogni variazione di costo. L’impianto di Interest and Prices (Woodford, 2003) è alla base dei moderni modelli di banche centrali e ministeri delle finanze. Inoltre, poiché le decisioni dipendono dalle aspettative, contano gli annunci credibili sui tassi futuri. Un esempio: la forward guidance usata da Fed e BCE dopo la crisi finanziaria del 2008, con tassi prossimi allo zero, era stata studiata da Eggertsson e Woodford, allievo e maestro a Princeton, già nel 2003.

Negli ultimi vent’anni i microdati sono stati la prova più severa per i comportamenti ipotizzati dai modelli. Un tempo scarsi o inaffidabili, oggi vengono da archivi amministrativi, conti bancari e prezzi per prodotto.

Nell’eurozona, prima del 2020, cambiava ogni mese circa l’8% dei prezzi al consumo, saldi esclusi: restavano fermi in media quasi un anno. La quota salì al 12% nel 2022 e al 16% nel gennaio 2023, poi rientrò (Gautier et al., 2026). Le rigidità esistono, ma si attenuano se i costi corrono.

Negli USA le buste paga di milioni di lavoratori mostrano che ogni anno solo il 2% circa di chi non cambia datore subisce tagli al salario nominale (Grigsby et al., 2021). Per Hall (2005), una modesta rigidità dei salari reali basta a far oscillare molto la disoccupazione.

In Italia, secondo l’indagine della Banca d’Italia, si spenderebbe in media il 48% di un rimborso inatteso pari a un mese di reddito: circa il 65% con poca liquidità, il 30% tra i più abbienti (Jappelli e Pistaferri, 2014). Da quanti vivono del reddito corrente dipende l’effetto sulla domanda di trasferimenti e variazioni dei tassi.

I dati hanno validato e corretto l’impianto dall’interno: ne derivano modelli con famiglie eterogenee e rigidità variabili di prezzi e salari. Negli anni Settanta le regolarità aggregate crollarono senza spiegazione; oggi le deviazioni si misurano e si incorporano. Per chi decide a chi indirizzare un sostegno o come annunciare una strategia, non è poco.

 

 

Ill. Niklas Elmehed © Nobel Prize Outreach

Un articolo di

Emiliano Santoro

Emiliano Santoro

Docente di Politica economica - Dip. Economia e Finanza, Università Cattolica

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