Venerdì 30 gennaio, nel campus di Mompiano dell'Università Cattolica (ore 14.30) si terrà la decima edizione della gara femminile di matematica a squadre per le scuole superiori. L'evento anticipa la Settimana delle STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics). Alla sfida partecipano 140 studentesse, suddivise in 20 squadre, provenienti dalle scuole superiori delle province di tutta la Lombardia. Quest'anno la gara è dedicata a Emmy Noether (1882-1935) matematica tedesca, considerata la madre dell'algebra moderna. Ostacolata a lungo perché donna ed ebrea, riuscì comunque a imporsi nel mondo accademico grazie al suo genio. Il ritratto della professoressa Giulia Giantesio, docente del Dipartimento di Matematica e Fisica “N. Tartaglia” della sede di Brescia.
Emmy Noether è la studiosa che abbiamo scelto per rappresentare la decima edizione della disfida femminile. Emmy nacque in Germania nel 1882 ed ereditò probabilmente la passione per le materie scientifiche dal padre che era professore di matematica all'Università di Erlangen. Tuttavia, all’epoca le donne non potevano iscriversi liberamente all’università: questo non la scoraggiò, anzi, Emmy decise di seguire le lezioni universitarie come uditrice e dopo diverse difficoltà, quando finalmente la legge lo acconsentì, nel 1907 completò gli studi in matematica.
Dopo la laurea, Emmy continuò a fare ricerca, per molto tempo senza stipendio e senza una posizione ufficiale, infatti, ancora le università non volevano assumere donne come docenti.
Il suo talento era talmente evidente che alcuni grandi scienziati, come Hilbert, Klein e Einstein, la sostennero e riconobbero il suo valore.
Dopo la fine della Prima guerra mondiale, finalmente poté insegnare ufficialmente alcuni corsi sui suoi argomenti di ricerca. I suoi principali studi riguardarono problemi di relatività, di meccanica e di algebra astratta. Il "Teorema di Noether" e i suoi risultati in teoria degli ideali rappresentano strumenti matematici ancora attualmente utilizzati.
Le sue lezioni raccoglievano gruppi di studenti entusiasti che venivano chiamati “Noether boys” e alcuni dei suoi risultati scientifici non sono a suo nome ma sono pubblicati in articoli di allievi del gruppo.
Nel 1933, con la presa di potere del nazismo, Emmy fu costretta a lasciare la Germania perché ebrea e si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò al Bryn Mawr College e continuò a fare ricerca fino al 1935, quando morì a soli 53 anni, dopo un'operazione.
Nonostante la sua vita breve e piena di difficoltà, Emmy Noether ha lasciato una grande eredità scientifica e un prezioso insegnamento. Non basta avere talento per avere successo, ma servono perseveranza e determinazione, insieme al coraggio di non arrendersi di fronte alle difficoltà.
Doti che auguriamo a tutte le studentesse presenti alla gara femminile e che ancora oggi devono confrontarsi con il divario di genere nel pensiero comune.