(At 2,14a.22-33; Sl 15 (16); 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35)
Nella colletta che ci ha introdotto alla Liturgia della Parola abbiamo chiesto il dono «di riconoscere il Cristo crocifisso e risorto che apre il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture e si rivela a noi nello spezzare il pane». Mi sembrano due elementi che, alla luce delle letture che abbiamo ascoltato, ci offrono interessanti spunti per un approfondimento sapienziale del senso e del valore della Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore. È una Giornata che si celebra oggi in tutta Italia. Momento importante per sottolineare la rilevanza che ha l’Ateneo dei Cattolici Italiani nel tempo presente e non solo per la lunga e gloriosa tradizione avviata da P. Agostino Gemelli e dalla Beata Armida Barelli.
Come comunità universitaria ci ritroviamo qui a Cremona, l’ultimo campus realizzato e il più piccolo, per ora, ma certamente un fiore all’occhiello e un prezioso gioiello che dà lustro a tutto il nostro Ateneo, grazie anche al sostegno di tutta la comunità cremonese e, in particolare del Cav. Giovanni Arvedi e della Fondazione Arvedi-Buschini che tanto stanno facendo per la cultura e la formazione accademica in questa città.
Il tema scelto per la celebrazione di questa 102° Giornata nazionale è “L’esperienza del sapere”. Un tema che, come accennavo, riceve particolare luce dalla Parola di Dio appena ascoltata. Infatti, l’esperienza del sapere è al contempo frutto dell’esercizio dell’intelligenza e manifestazione dei sentimenti più profondi del cuore. Quanto sperimentato dai discepoli di Emmaus può essere assunto come paradigma dell’esperienza stessa del sapere, in quanto coinvolge proprio l’intelligenza e il cuore.
I due discepoli, sconvolti e smarriti, si interrogano e discutono sulle vicende che li hanno visti partecipi dell’evento pasquale a Gerusalemme e si domandano che significato possa avere la morte di Gesù e la sua risurrezione. Hanno tutti gli strumenti per ragionare: la partecipazione diretta, i commenti della gente, le voci delle donne ma non riescono a capire che cosa stia accadendo, fino a quando Gesù stesso non si mette al loro fianco e, camminando con loro, spiega tutto ciò che le Scritture dicono di lui e del mistero pasquale.
A ben vedere, questa è proprio la dinamica dell’esperienza del sapere che deve caratterizzare una università cattolica. Ci si confronta con la realtà, si studiano i fenomeni, si fanno analisi scientifiche, si usano gli strumenti più avanzati della scienza e della tecnica, anche l’Intelligenza Artificiale, tutto molto affascinante dal punto di vista delle capacità umane. Ma il vero sapere non deriva dalle sole capacità intellettuali, quanto piuttosto dal sapersi relazionare con la realtà in tutte le sue dimensioni, ossia dalla capacità di sviluppare una conoscenza aperta alla Sapienza divina che ha in Dio il suo fondamento originario e in Gesù Cristo la sua piena manifestazione.
Ma questa dimensione, di un sapere fecondato dalla sapienza divina, per attuarsi e diventare strumento di vera crescita personale e sociale, ha bisogno di generare fraternità e di alimentare il senso della vita come dono e servizio. Ecco allora il secondo momento, strettamente unito al primo. Gesù si ferma e si manifesta loro come Risorto e i discepoli lo riconoscono allo spezzare del pane. Il gesto eucaristico è la vera anima del sapere, perché, come amava dire papa Francesco, occorre sviluppare una conoscenza integrale che coinvolge ogni dimensione dell’esistenza e passa attraverso la mente, le mani e il cuore.
“Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”, riferiscono i discepoli, e si dicono l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto…” La vera scienza apre gli occhi e infiamma il cuore. La sintesi più efficace di questo duplice dinamismo dell’esperienza del sapere ce la offre San Paolo con le parole della sua preghiera per la comunità di Efeso: «Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,17-19).
E come non vedere nei due discepoli di Emmaus che, nonostante la stanchezza, ritornano a Gerusalemme per condividere la loro “esperienza del sapere”, cioè il loro incontro con la manifestazione della Sapienza divina in Gesù Cristo morto e risorto, trovandosi così a condividere con gli altri lo stesso stupore e la stessa gioia di fronte al mistero del Risorto che indica loro la strada della missione. In questi giorni stiamo presentando nelle varie sedi il Piano strategico - lo abbiamo fatto anche questa mattina qui a Cremona – dopo che la Rettrice lo ha consegnato solennemente al Santo Padre Leone XIV.
Che cosa racconta il Piano strategico? Certo quello che siamo e che vogliamo essere nei prossimi anni delineando obiettivi importanti e prestigiosi. Ma proviamo a leggerlo in controluce, con gli occhi della fede. Parla di uomini e donne, studenti, professori e personale tecnico-amministrativo appassionati di un’esperienza del sapere non fine a se stessa, che vogliono crescere insieme come comunità per offrire alle nuove generazioni i migliori strumenti per essere a servizio dell’umanità. Non i migliori del mondo, ma i migliori per il mondo, come ci ricorda spesso il Magnifico Rettore.
Ovviamente occorre fare attenzione e operare un attento discernimento perché si può usare il sapere, e il potere che ne deriva, per gonfiarsi d’orgoglio e prevaricare sugli altri. Oppure si può sentire ardere il cuore, pieno di gratitudine per i doni di sapienza ricevuti e per il desiderio di mettere il sapere e la vita a servizio degli altri, del bene comune e di chi ne ha più bisogno. In questo momento tocchiamo con mano quanto il mondo abbia bisogno di testimoni che sappiano annunciare e costruire cammini di pace e di riconciliazione. Gli stessi interventi inquietanti e insensati contro Papa Leone XIV per i suoi appelli alla pace e al rifiuto della logica delle armi, da parte dell’uomo da cui dipendono in larga parte le sorti dell’umanità, ci fanno vedere quale abissale differenza ci sia tra un’esperienza del sapere che rende umili e caritatevoli e un approccio al sapere e al potere che rende prigionieri della propria superbia e scatena meccanismi di violenta contrapposizione e pesante prevaricazione.
L’Ateneo dei cattolici italiani è un grande dono per la chiesa e per la società. La sua missione va ben oltre il perimetro dell’accademia e lo vediamo dalle tante collaborazioni nazionali e internazionali, dalle numerose attività di terza missione, dal Piano Africa, dalla stessa collaborazione con la diplomazia vaticana il cui sviluppo è stato al centro dell’incontro organizzato da TYPA (Toniolo Young Professional Association) qui a Cremona. Ogni giorno abbiamo un’infinità di motivi per ringraziare il Signore. Oggi lo facciamo consapevoli delle opere meravigliose che compie anche attraverso l’Università Cattolica del Sacro Cuore grazie a tutti coloro che con grande generosità e saggezza si spendono in essa e attraverso l’Ateneo si mettono a servizio dell’umanità. Sentiamo così particolarmente vere le parole dell’apostolo Pietro che riprendendo l’espressione del salmo ci conduce al cuore dell’esperienza del sapere: «Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra». Amen.