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La cooperazione sociale, motore in grado di rispondere alla complessità del presente

12 ottobre 2026

La cooperazione sociale, motore in grado di rispondere alla complessità del presente

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Le cooperative sociali: non più solo erogatrici di servizi, ma vere e proprie componenti strategiche del sistema di welfare e dell’intero sistema economico territoriale. È questo uno dei focus attorno a cui si è sviluppato il convegno in tema “La cooperazione sociale e la promozione del benessere collettivo”. Inserito all’interno degli eventi che hanno scandito la Settimana del Dono, il convegno ha preso origine dal report 2026 Il Sistema Economico Piacentino, redatto dal Laboratorio di Economia Locale (LEL) dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e presentato di recente durante la Giornata dell’Economia Piacentina.

Uno studio che, ha evidenziato il docente della Facoltà di Economia e Giurisprudenza e direttore scientifico LEL Paolo Rizzi, ha messo in luce come oggi la cooperazione sociale rappresenti la fetta più grande del terzo settore. Nel solo Piacentino ci sono 60 cooperative sociali che danno lavoro a 3000 addetti (il 30% laureati), l’80% dei quali impiegati con contratti a tempo indeterminato e le cui prestazioni si rivolgono a un bacino di 14.500 persone. «Un settore cresciuto tantissimo» ha evidenziato Rizzi. Nel 1992, data del primo rilevamento, le cooperative sociali a Piacenza erano 12 e i lavoratori erano 300.

Cooperative che svolgono servizi di cura a favore di minori, disabili, immigrati, anziani accanto ad altre che forniscono beni e servizi. Tutte accumunate da una particolarità che a Piacenza, più che in altri territori, le contraddistingue. Quella di impiegare più del 50% di lavoratori svantaggiati (rispetto alla percentuale di lavoratori normodotati). Una scelta che va al di là degli obblighi di legge che fissano tale percentuale, ha evidenziato Rizzi, al 30%.

Dall’altro, ha evidenziato Manuela Ferrari (LEL) ci sono però criticità che si riflettono in vincoli normativi che rallentano la capacità delle cooperative di reperire personale a cui si aggiungono basse retribuzioni a fronte di alte responsabilità. «La relazione di cura – ha evidenziato Ferrari - richiede inoltre una dedizione rara, che non sempre i giovani oggi sono disposti a dare».

Il convegno è stata l’occasione per presentare in anteprima “Il valore dell’esperienza in Eureka: percezioni, relazioni e stili personali”. Lo studio presentato da Paola Graziano (LEL Università Cattolica, Universitas Mercatorum) si basa sulle risposte fornite da 149 lavoratori della cooperativa sociale piacentina (rispetto ai 155 totali del momento in cui è stata fatta la rilevazione nel frattempo cresciuti a 171). Dalle risposte si evidenzia come il 67% dei 149 lavoratori dichiari un profondo senso di realizzazione nel proprio lavoro (a livello nazionale, in tutti i settori produttivi, tale percentuale scende al 43%). L’83% dei lavoratori di Eureka dichiara inoltre come vi sia compatibilità tra i suoi valori e quelli riscontrati sull’ambiente di lavoro. In una scala da uno sei, il senso di appartenenza alla cooperativa viene misurato con un 4,8 di media. Altro dato: «Il 70% dei lavoratori – ha evidenziato Graziano - valuta molto buono o eccellente la disponibilità del proprio responsabile all'ascolto e alla considerazione delle proposte avanzate».

Sulla base della fotografia scattata dai tre relatori si è sviluppata la serie di interventi, durante il convegno apertosi con i saluti del presidente di Confcooperative Piacenza Daniel Negri, che ha evidenziato come la cooperazione sociale sia oggi «una componente strategica per il sistema Piacenza, il cui futuro sarà più solido tanto più se vi sapremo investire e se sapremo investire nelle persone che vi lavorano».

Un articolo di

Mariangela Milani

Mariangela Milani

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