NEWS | Piacenza

Non odiare, la lezione di Giovanna Cardile

14 ottobre 2026

Non odiare, la lezione di Giovanna Cardile

Condividi su:

«Tutto quello che è stato il mio dolore ho voluto trasformarlo in qualcosa di positivo per me e per gli altri, cercando soluzioni, possibilità, opportunità». Giovanna Cardile, pedagogista e insegnante, a cinque anni ha visto il padre uccidere la madre e la nonna. Ha portato la sua testimonianza nel campus piacentino dell’Università Cattolica, nell’ambito della Settimana del Dono, davanti a numerosi studenti della Facoltà di Economia e di Giurisprudenza: attenti, silenziosi, a tratti commossi.

Era la notte di Pasqua del 6 aprile 1985, a Messina. Rosalba Tedesco, 29 anni, dopo anni di violenze aveva denunciato il marito e deciso di separarsi. L’uomo uccise lei e la suocera, Elvira Trapassi. «Da quel giorno, ogni Pasqua il mio cuore è triste».

A salvarla è stata una famiglia. «Adottare dei figli con un grande dolore non è semplice. Ci vuole una forza sociale, psicologica e umana speciale. Io il mio dolore l’ho tenuto in un piccolo angolo del mio cuore, ma i miei genitori adottivi mi hanno lasciato sempre libera di decidere se leggere le lettere di “lui” (la parola papà l’ho sempre riservata a chi mi ha cresciuta) se tenere i regali che mi mandava». Con l’aiuto di avvocati, magistrati e insegnanti scelse di prendere il loro cognome: «Un nuovo cognome è il simbolo della mia rinascita. Il cognome con il quale ero nata, non mi apparteneva». Al padre adottivo deve la lezione più grande: «Mi ha insegnato a non odiare chi mi ha tolto mamma e nonna».

Il volontariato in oncologia pediatrica e fibrosi cistica le ha insegnato il rispetto del dolore e l’importanza di pensare agli altri: «Da qui nasce il mio percorso civile, che non è solo mio». Oggi lavora con Confindustria Piacenza, a una campagna sociale, #IoNonSonoInvisibile, per mappare gli enti che aiutano gli orfani di femminicidio. «Siamo chiamati gli orfani invisibili, è evidente che qualcosa vada cambiato». A inizio settembre, grazie all’onorevole Tommaso Calderone e un gruppo di lavoro di associazioni e professionisti, è stata depositata in Parlamento la richiesta di istituire la Giornata Nazionale per gli orfani di femminicidio pensata per il 12 gennaio. «Nei concorsi pubblici, tra i titoli di preferenza, noi non risultiamo. Ora è doveroso che anche lo Stato faccia la sua parte».


Il momento più intenso, per lei, il 15 giugno scorso: il Diploma alla Memoria consegnato alla madre. «Lei avrebbe voluto studiare, ma lui l’ha uccisa anche per questo desiderio di libertà». Da qui il messaggio rivolto ai giovani: «La libertà culturale è fondamentale, almeno quanto quella economica. Nessuno può dirvi cosa studiare, come vestirvi, se lavorare o meno». Cardile, nel suo lavoro di docente, indica nell’educazione al rispetto la strada maestra, già dalla scuola primaria e con il coinvolgimento di famiglie e docenti. Ha ricordato anche il recente femminicidio di Lorena Isceri, facendo proprio l’appello del padre Franco: le leggi ci sono, ma bisogna educare le nuove generazioni.

Le professoresse Priscilla Bertelloni e Roberta Casiraghi hanno sottolineato il valore di una «storia molto delicata che rivive e fa vivere anche a noi con molta emozione, e rende ancora più concreto il tema». Per gli studenti, hanno osservato, l’incontro è stato soprattutto l’occasione di creare un canale di dialogo con l’ospite, nel segno dell’attenzione alla dignità della persona, tema a cui il campus è particolarmente sensibile: durante la Settimana del Dono la panchina rossa ha ricordato il suo valore antropologico, offrendo uno spazio per fermarsi a riflettere.

Dal versante giuridico è arrivata una lettura più ampia del fenomeno. Negli ultimi anni, è stato osservato, cresce la sensibilità culturale verso violenza di genere e domestica, un fenomeno che richiede risposte articolate e il riconoscimento della sua variabilità e del suo polimorfismo. La letteratura criminologica distingue tre tipi di femminicidio: intimo, familiare, non intimo e non relazionale. Una classificazione da tenere a mente, perché il problema non è solo giuridico e non può essere risolto con il solo strumento penale: la nuova fattispecie con la pena dell’ergastolo, è stato sottolineato, è stata introdotta anche per gestire l’ansia collettiva. Resta decisivo saper cogliere i segnali, i campanelli d’allarme, e far sentire protetta la vittima.

A chiudere, ancora Cardile, con il messaggio che affida anche alla figlia di otto anni: «Le dico sempre di essere libera e di rispettare gli altri».

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

Condividi su:

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti