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La tecnologia cambia il mondo, ma la Medicina è nelle persone

06 luglio 2026

La tecnologia cambia il mondo, ma la Medicina è nelle persone

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Si respira un’aria solenne ed emozionata, il 3 luglio nell’Auditorium della sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: 53 studentesse e studenti del corso di laurea in Medicine and surgery stanno per diventare medici. E l’intera comunità universitaria è riunita per celebrare il valore del loro cammino e di questo importante traguardo.

I futuri dottori hanno già discusso le tesi e ora l’evento finale è comune e condiviso: la proclamazione avverrà in forma corale, con la consegna del diploma a ognuna e ognuno di loro e le congratulazioni da parte di tutti, insieme alle loro famiglie giunte e collegate da 20 Paesi del mondo.

Quest’anno, per onorare la prima tappa fondamentale del percorso universitario, il Commencement Speech è tenuto da Amandeep Singh Gill, Under-Secretary-General and Special Envoy for Digital and Emerging Technologies Office for Digital and Emerging Technologies (United Nations Headquarters - New York, USA).

Un articolo di

Federica Mancinelli

Federica Mancinelli

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Le laureande e i laureandi entrano in corteo, l’intera Faculty li attende. Ad aprire la cerimonia il preside della Facoltà di Medicina e chirurgia professor Alessandro Sgambato: «Guardandovi oggi, non vedo semplicemente dei laureati. Vedo la prossima generazione di medici, ai quali è stata affidata una delle più grandi responsabilità che si possano ricevere: la fiducia che la società riporrà in ognuno di voi. Da oggi in poi, i pazienti vi affideranno la loro salute, le loro paure, le loro speranze, i loro bisogni e talvolta la loro vita».

«Come laureati dell’Università Cattolica – continua il preside - ricordate sempre che la medicina è molto più di una professione. È una vocazione. È un incontro tra persone. La conoscenza scientifica è essenziale, l'eccellenza tecnica è indispensabile. Ma nessuna delle due è sufficiente senza l'umanità. Ogni paziente che incontrerete è molto più di una diagnosi o di una cartella clinica. Ogni paziente ha una storia, una famiglia, sogni, paure, bisogni. E una dignità intrinseca che nessuna malattia potrà mai intaccare».

Accanto alle parole dell’augurio accademico quelle spirituali di don Alessandro Mantini, docente di teologia e assistente pastorale nel campus di Roma: «All'inizio del vostro percorso universitario vi abbiamo accolto nel nome dei nostri fondatori, Agostino Gemelli e Armida Barelli. Soprattutto, vi abbiamo accolto nel Nome del Sacro Cuore di Gesù, a cui questa università è consacrata – ha detto rivolgendosi ai laureandi -. Ora vorremmo salutarvi con tre parole, con l’augurio che guidino sempre il vostro nuovo percorso: Coscienza, nucleo e santuario di ogni persona; Virtù, un atteggiamento fermo e costante, la disposizione salda a fare il bene; Speranza, l’esercizio costante nell’orientarsi e orientare gli altri verso una pienezza di significato e di vita».

E anche il professor Giovanni Gambassi, presidente del corso di laurea, che ha accompagnato i nuovi medici lungo i sei anni del corso di studi, rivolge loro il suo messaggio: «Incoraggio ognuno di voi a trovare il proprio scopo e la propria forza. Mentre il mondo intorno a voi continuerà a cambiare, nelle tecnologie, nei sistemi e persino nelle professioni, valori e obiettivi sono soltanto vostri: potete definirli, plasmarli e impegnarvi fino in fondo per realizzarli e per segnare momenti importanti della storia. La verità – conclude - è che nessuna tecnologia potrà mai sostituirvi: il futuro della medicina non sarà mai definito dalla tecnologia, sarà sempre creato da voi».

Dopo i saluti istituzionali tutta l’attenzione è rivolta alle parole di Amandeep Singh Gill che riassume in un pensiero, denso e lungimirante, la mission dei futuri medici rispetto alla nuova sfida dell’Intelligenza Artificiale: «Ogni timore legato all’intelligenza artificiale in Medicina – la perdita del tocco umano, l’erosione delle competenze, il paziente ridotto a semplice dato – trova già una risposta proprio nel giuramento che ogni medico presta».

Prima delle proclamazioni alcune special mention: Aurora Scalia, Valedictorian per la media di curriculum più alta, e Angelo Latella, Student Service Award per aver testimoniato spirito di servizio alla classe e all’intera università. E un apprezzamento speciale a Sara Marjani Zadeh, funzionaria della FAO che ha completato, già lavorando, il corso di studio, e Piergiacomo Cacciamani, già laureato in Ingegneria negli Stati Uniti e nel Regno Unito che aggiunge ora una laurea in Medicina e chirurgia.

Il momento ufficiale della laurea è arrivato. Nel silenzio dell’aula vengono proclamati i neo dottori in Medicine and surgery e si rende visibile e concreto il coronamento di un lungo percorso, in uno dei momenti più significativi della vita di una studentessa e di uno studente.

Un rito accademico in una dimensione internazionale grazie al quale la formazione diventa impegno e finalmente ognuno entra a far parte di una comunità professionale aperta al mondo, con un sapere profondo e un tocco umano: «Il vostro ruolo non si ridurrà a lavorare accanto a una macchina, si accrescerà – ha concluso Mr. Gill nell’augurio ai nuovi medici -. Ma ad una condizione: solo se lascerete che l’algoritmo si occupi di ciò che è quantificabile, dedicando il vostro tempo e le competenze che avete acquisito a tutto ciò che non lo è».

Ancora una volta il campus di Roma ha vissuto una giornata di traguardi e di festa, attorno ai veri valori dell’arte medica e, particolarmente, dell’arte medica insegnata e vissuta all’Università Cattolica del Sacro Cuore: trasformare la formazione in impegno verso tutti, stare accanto ai sofferenti, diventare promesse e incarnare speranze per chi ogni giorno si rivolgerà, da oggi, ad ogni nuovo giovane medico.

Con compassione, competenza, servizio ed empatia: tutto ciò che un algoritmo non è.

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