Lo spiega lo stesso Francou: «Seguendo questo itinerario fatto di mappe, nelle quali la visione non riguarda specifici ambiti geografici del nostro pianeta, ma luoghi dello spirito attraverso i quali esplorare terre sconosciute, cieli ignoti, confini immateriali dentro e fuori di noi, traspare una sensibilità da cogliere nelle sue multiformi espressioni artistiche. Per compiere questo viaggio ci vengono in aiuto dieci artisti che, percorrendo strade immaginarie, ci invitano a fare altrettanto, per affacciarci su nuovi confini e aprirci a nuovi e stimolanti incontri».
Il percorso si articola in due sezioni.
La prima, Fra Terra e Cielo, si apre con Romano Bertuzzi, che disegna pietre in pastello nero su carbone e chiede di leggerne asperità e incisioni, effetto del tempo, come fossero sentieri; accanto, un leggio sorregge una pietra/mappa da sfogliare. Elisabetta Casella trasforma in ceramica i vapori del cielo, nuvole di terra, mentre Alfredo Casali lavora con pochi segni essenziali sul confine poroso tra i due elementi, dentro un vuoto che attende di essere riempito da racconti possibili. Brigitta Rossetti propone una mappa senza luogo, che lascia lo spettatore sospeso tra il rischio di perdersi e il ritorno al punto di partenza. In Luiso Sturla, infine, la natura si dissolve in cromia indistinta: il suo informale è pura vibrazione, e lo sguardo fatica a trovare un appiglio da cui iniziare l’esplorazione.
La seconda sezione intitolata Tra Oriente e Occidente è affidata a memoria e racconto. Gustavo Foppiani mescola ricordi e fantasia: Arzew, conosciuta in gioventù, diventa la terra di un oriente immaginario. Suggestioni letterarie e metafisiche animano anche Armodio, che costruisce mondi a metà strada tra fantasia e realtà. Oriente e Occidente dialogano poi nella trama di puro colore di Veniero, che evoca le culture del Mediterraneo, e nei paesaggi di Romano Tagliaferri, contaminati e solo in apparenza lontani. Giorgio Milani, dal canto suo, trasforma i caratteri a stampa in mappe interiori, dove basta spostare una lettera per cambiare l’itinerario, sulla scia del “permutare ordine solo” di Lucrezio.
Il catalogo non si limita alle opere. Contiene una riflessione sul tema delle mappe, con un breve excursus sul cartografo Cesare Calciati e sulla collezione di carte geografiche custodita al Collegio Alberoni, arricchita dalle testimonianze di seminaristi e dottorandi arrivati a Piacenza da terre lontane.
Perché le mappe, anche quando aperte su un semplice tavolo, rimandano sempre altrove.