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Perdersi per ritrovarsi: la Cattolica fa rotta sull’arte

12 ottobre 2026

Perdersi per ritrovarsi: la Cattolica fa rotta sull’arte

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Una pietra che si sfoglia come un libro, una sfera caposcala consumata dal tempo che diventa un mappamondo, una lettera spostata per cambiare il senso di un viaggio. Sono alcuni degli indizi disseminati nell’atrio d’onore dell’Università Cattolica, dove è stata inaugurata Mappe. Geografie segrete, rassegna con le opere di dieci artisti, visitabile per un mese nell'atrio d'onore del campus.

Il titolo non è casuale. Una mappa, anche la più rigorosa, non si limita a quello che mostra: invita a sconfinare, tra ciò che esiste e ciò che si immagina. Lo dimostra lo scatto di Ugo Locatelli, l’artista piacentino scomparso nel 2023, che il curatore Carlo Francou ha scelto come prologo del catalogo: una sfera ormai priva di vernice, da cui affiora una geografia nuova, e attorno alla quale i pensieri tornano a muoversi. Per Locatelli le carte erano terreno fertile per lavori capaci di accendere l’apprendimento attraverso lo sguardo.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è il direttore della sede piacentina, Angelo Manfredini: «Grazie ad opere straordinarie che lo valorizzano, l’atrio d’onore del campus di Piacenza della Cattolica può riaccendersi di vita e di significato. La nostra sede ha sempre riservato una grande attenzione all’arte e ha allestito in questi anni diverse esposizioni di artisti legati a Piacenza. È un grande onore ospitare Mappe. Geografie segrete, scrigno di bellezza e suggestioni».

Un augurio ai presenti è arrivato da don Luca Ferrari, assistente pastorale del campus di Piacenza dell'Ateneo: «Che ogni esplorazione, anche quella di oggi in questo atrio, vi riconduca a casa. E che scopriate che casa, prima di essere un luogo, è uno sguardo che ci stava aspettando».

Ma che cosa può fare l’arte davanti alle mappe? Dal Cinquecento, con Mercatore, la cartografia ha imposto all’Occidente un modello visivo che riduce il territorio a un piano bidimensionale, orizzontale e lineare, facile da gestire. Gli artisti in mostra rispondono restituendo a quella superficie piatta il tempo e la profondità: cristallizzano un’emozione in un segno e, attraverso quello, invitano il visitatore a mettersi in cammino.

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

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Lo spiega lo stesso Francou: «Seguendo questo itinerario fatto di mappe, nelle quali la visione non riguarda specifici ambiti geografici del nostro pianeta, ma luoghi dello spirito attraverso i quali esplorare terre sconosciute, cieli ignoti, confini immateriali dentro e fuori di noi, traspare una sensibilità da cogliere nelle sue multiformi espressioni artistiche. Per compiere questo viaggio ci vengono in aiuto dieci artisti che, percorrendo strade immaginarie, ci invitano a fare altrettanto, per affacciarci su nuovi confini e aprirci a nuovi e stimolanti incontri».

Il percorso si articola in due sezioni.

La prima, Fra Terra e Cielo, si apre con Romano Bertuzzi, che disegna pietre in pastello nero su carbone e chiede di leggerne asperità e incisioni, effetto del tempo, come fossero sentieri; accanto, un leggio sorregge una pietra/mappa da sfogliare. Elisabetta Casella trasforma in ceramica i vapori del cielo, nuvole di terra, mentre Alfredo Casali lavora con pochi segni essenziali sul confine poroso tra i due elementi, dentro un vuoto che attende di essere riempito da racconti possibili. Brigitta Rossetti propone una mappa senza luogo, che lascia lo spettatore sospeso tra il rischio di perdersi e il ritorno al punto di partenza. In Luiso Sturla, infine, la natura si dissolve in cromia indistinta: il suo informale è pura vibrazione, e lo sguardo fatica a trovare un appiglio da cui iniziare l’esplorazione.

La seconda sezione intitolata Tra Oriente e Occidente è affidata a memoria e racconto. Gustavo Foppiani mescola ricordi e fantasia: Arzew, conosciuta in gioventù, diventa la terra di un oriente immaginario. Suggestioni letterarie e metafisiche animano anche Armodio, che costruisce mondi a metà strada tra fantasia e realtà. Oriente e Occidente dialogano poi nella trama di puro colore di Veniero, che evoca le culture del Mediterraneo, e nei paesaggi di Romano Tagliaferri, contaminati e solo in apparenza lontani. Giorgio Milani, dal canto suo, trasforma i caratteri a stampa in mappe interiori, dove basta spostare una lettera per cambiare l’itinerario, sulla scia del “permutare ordine solo” di Lucrezio.

Il catalogo non si limita alle opere. Contiene una riflessione sul tema delle mappe, con un breve excursus sul cartografo Cesare Calciati e sulla collezione di carte geografiche custodita al Collegio Alberoni, arricchita dalle testimonianze di seminaristi e dottorandi arrivati a Piacenza da terre lontane.

Perché le mappe, anche quando aperte su un semplice tavolo, rimandano sempre altrove.

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