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Profondità spirituale, riflessione teologica e senso della responsabilità storica

07 maggio 2026

Profondità spirituale, riflessione teologica e senso della responsabilità storica

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L’intera famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore partecipa con viva emozione alla lieta ricorrenza del primo anniversario dell’inizio del pontificato di Papa Leone XIV, rivolgendo i più affettuosi auguri ed esprimendo la più sincera gratitudine per il costante accompagnamento.

Nei primi dodici mesi del suo pontificato, Papa Leone XIV ha mostrato, attraverso parole e gesti, un percorso che intreccia profondità spirituale, riflessione teologica e senso della responsabilità storica. Nel confronto con le sfide del presente emerge una visione capace non solo di leggere il tempo che viviamo, ma anche di orientare il cammino futuro. Nelle due recenti udienze ho visto nel suo sorriso e nella sua empatia sia la profondità di pensiero, sia l’umanità nella relazione, che ho avuto il grande privilegio di toccare con mano.

Dal nostro osservatorio universitario, il magistero del Santo Padre ha in più occasioni richiamato l’attenzione sul tema dell’educazione, che occupa un posto privilegiato nel suo insegnamento. Per il Pontefice, l’educazione non si configura come una semplice trasmissione di saperi tecnici, ma come un processo di formazione integrale dell’anima, trovando radici profonde nel pensiero di Sant’Agostino.

Nella lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, Papa Leone XIV indica alcune stelle fisse. La prima è che «la verità si cerca insieme» e non è un bene esclusivo (n. 4.3), dunque è un cammino condiviso. A tal riguardo sono chiarificatrici le sue parole: «L’educazione cristiana è opera corale: nessuno educa da solo. La comunità educante è un “noi”» (n. 3.1).

Nella stessa lettera apostolica il richiamo al “cercare insieme” e all’affrontare problemi sempre nuovi rimanda all’intuizione agostiniana della comunità come luogo della verità e della carità. Per Agostino, infatti, l’uomo è costitutivamente relazionale: nasce, cresce e si salva nella communio. Papa Prevost insiste molto su questo aspetto, ossia sul fatto che «la relazione viene prima dell’opinione, la persona prima del programma»; in un’epoca dove tutto si misura in base a statistiche e performance, lui esorta a educare e a tessere relazioni.

L’educazione, dunque, non è solo trasmissione di contenuti, ma «apprendistato di virtù». Un insegnamento che ci suggerisce di non considerare lo studente alla stregua di un “contenitore” da riempire di nozioni, ma come un artigiano che impara l’arte del vivere attraverso la pratica costante.

In particolare, in questa complessa fase storica, le università sono chiamate a essere istituzioni di pace, capaci cioè di educare le studentesse e gli studenti alla complessità e al rispetto universale dei diritti, fornendo loro gli strumenti necessari per intrepretare la realtà che li circonda, anche quella apparentemente più lontana. Essere, cioè, spazi di dialogo interreligioso e geopolitico, luoghi per conoscere e comprendere il nostro tempo.

Un articolo di

Elena Beccalli

Elena Beccalli

Rettrice Università Cattolica del Sacro Cuore

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