«Mistero è la dimensione non visibile della realtà ed è ciò di cui noi non possiamo disporre, fabbricare con le mani o con le risorse della tecnica». Queste due accezioni della parola “mistero”, sono alle base della scelta di intitolare la terza edizione di Soul, Festival di Spiritualità Milano 2026 “Mistero, il canto del mondo”, promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano.
Un festival diffuso con 70 eventi gratuiti in 5 giorni, con oltre 100 tra filosofi, teologi, scrittori, poeti, scienziati, che dal 18 al 22 marzo abiterà molti spazi di Milano e che è stato presentato martedì 24 febbraio in una conferenza stampa a Palazzo Marino.
«Un'occasione per fermarsi, per ascoltare, per riflettere. E questo per un'istituzione come un'università è davvero un elemento identitario – ha dichiarato la rettrice dell’Università Cattolica Elena Beccalli, intervenendo alla presentazione –. Siamo un'istituzione fortemente radicata nella città, molto capace di studiare, analizzare le dinamiche sociali, i bisogni delle comunità e anche capace di animare queste nostre attività con i valori che sono nostri e sono anche quelli della città di Milano».
Il tema del mistero è particolarmente sfidante secondo la rettrice «perché per una società abituata a parlare di problemi passare alla logica del mistero significa entrare in una dimensione nuova che ci coinvolge, ci interroga in una situazione che diventa una sorta di inquietudine creativa». E qui si ritrova un tratto essenziale della missione di una università dove «il ricercatore è animato da questa tensione alla ricerca che porta innanzitutto a porre domande sulle grandi questioni senza accontentarsi di risposte affrettate o banali» – ha concluso Beccalli.
Forse mai come ora Milano ha bisogno di scandagliare il mistero. L’ha spiegato bene l’arcivescovo monsignor Mario Delpini declinando le necessita della città. «Il silenzio è la pratica di cui ha bisogno Milano per non diventare una città dove la follia che la insidia è la frenesia che divora gli uomini, la diseguaglianza che non riesce a sentire la responsabilità». E ancora: «La musica è la disponibilità di cui ha bisogno Milano per non diventare la città del rumore, del chiasso, della chiacchiera, della banalità, del disturbo. La poesia è ciò di cui ha bisogno Milano per non diventare una città raccontata con i numeri e le statistiche come se si potesse contare la vita delle persone, la loro speranza e infelicità». Infine, monsignor Delpini ha definito «il mistero quell’inquietudine di cui ha bisogno Milano per non diventare una città disperata. Silenzio, poesia, musica sono percorsi raccomandabili per arrivare al mistero».