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Sovraindebitamento, la richiesta d’aiuto di consumatori e piccole imprese

06 luglio 2026

Sovraindebitamento, la richiesta d’aiuto di consumatori e piccole imprese

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Un fenomeno silenzioso, difficile da intercettare, che attraversa tutte le fasce sociali e mette a rischio la coesione delle comunità locali. È il sovraindebitamento in costante aumento in diverse province della Lombardia, e non solo, un indicatore che mostra quanto le vulnerabilità economiche siano sempre più strutturali. La crescita delle richieste di aiuto lo conferma: nel 2025 sono cresciute del 21%, con 360 istanze depositate contro le 298 dell’anno precedente. A rivolgersi ai servizi dedicati sono piccole imprese, ex imprenditori, famiglie e cittadini alle prese con debiti ingestibili e un equilibrio economico compromesso.

A fotografare la situazione è la Camera Arbitrale di Milano (CAM), società della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, che nel 2025 ha gestito le domande di crisi da sovraindebitamento per le aree territoriali di Como, Lecco, Cremona, Milano, Monza, Brianza, Lodi, Pavia, Varese, Busto Arsizio, con il servizio OCC (Organismo per la gestione delle crisi da sovraindebitamento e per la liquidazione controllata). Dal 2017, anno di avvio del Servizio, a oggi le richieste complessive hanno raggiunto quota 1985: un dato che evidenzia la diffusione del fenomeno e segnala la necessità di prevedere strumenti di supporto più capillari, anche attraverso più stabili e durature sinergie tra istituzioni e sistema finanziario.

I dati sono stati presentati nel corso del Convegno “Sovraindebitamento e sistema finanziario” ospitato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e organizzato giovedì 2 luglio dalla Camera Arbitrale di Milano insieme all’Osservatorio sul Debito Privato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Una giornata di studio che ha riunito docenti, rappresentanti del mondo bancario-finanziario e operatori del settore per mettere a fuoco proposte operative e individuare strumenti efficaci per arginare un fenomeno in progressiva espansione su tutto il territorio lombardo.

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Redazione

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Il quadro emerso dai dati del 2025 - e relativi alla ripartizione delle domande per competenza territoriale dei Tribunali chiamati a definire la situazione del sovraindebitato - è chiaro: Monza con 80 domande depositate detiene il 22% del totale delle istanze depositate; Milano con 61 domande rappresenta il 17%; Como con 44 domande rappresenta il 12%Pavia con 32 domande rappresenta il 9%Lecco con 39 domande rappresenta l’11%Varese con 16 domande rappresenta il 4%Busto Arsizio con 22 domande rappresenta il 6%Lodi con 49 domande rappresenta il 14%Cremona con 17 domande rappresenta il 5%. Alcuni territori hanno una percentuale più alta di istanze presentate da imprenditori rispetto alle istanze presentate dai consumatori: per esempio a Varese e Busto Arsizio. Una mappa, insomma, che definisce con linearità la dimensione reale del problema e la sua diffusione capillare sul territorio lombardo.

«Il servizio di gestione delle crisi da eccesso di debito della Camera Arbitrale di Milano ha gestito in 9 anni quasi 2.000 richieste d’aiuto, con un incremento del 21% nell’ultimo anno», ha osservato Rinaldo Sali, Vicedirettore della Camera Arbitrale di Milano e responsabile dell’Organismo per la gestione delle crisi da sovraindebitamento e per la liquidazione controllata del patrimonio. «L’aumento delle domande evidenzia come il servizio del sovraindebitamento in Camera Arbitrale di Milano stia diventando sempre più utilizzato e conosciuto e registra un generale stato di difficoltà economica che può trovare nel nostro servizio un valido supporto. Il nostro impegno è quello di aiutare il consumatore e il piccolo imprenditore (non fallibile) a risollevarsi e a trovare una possibile via d’uscita per far ripartire la propria attività, con benefici per la tenuta del tessuto economico e sociale».

Del resto, «le evidenze empiriche mostrano una crescita significativa dei casi di sovraindebitamento», ha fatto eco Gianluca Mucciarone, Direttore dell’Osservatorio sul debito privato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Il sovraindebitamento incide sulla dignità stessa della persona ed il suo incremento concorre a minare la coesione sociale. È dunque forte l’esigenza di approfondire e diffondere la conoscenza del fenomeno e soprattutto di conoscere e migliorare gli strumenti disponibili per la sua prevenzione ma anche per la sua soluzione, diretti a permettere alle persone in grave difficoltà di uscirne. In questo quadro è centrale il ruolo del sistema finanziario. È questa la missione dell’Osservatorio, offrire un contesto di riferimento permanente sul tema, aiutando a creare collaborazioni e sinergie tra atenei e centri di ricerca, istituzioni pubbliche e private, operatori di mercato, professionisti, con l’intento di promuovere e realizzare una cultura sempre più effettiva della responsabilità e della solidarietà per la prevenzione e la soluzione delle situazioni di crisi finanziaria di persone e imprese».

Ma chi è l’indebitato? Nel 56% dei casi chi presenta l’istanza è un consumatore (203 istanze nel 2025); nel 44% dei casi si tratta di richieste d’aiuto da parte di imprese, ex imprenditori e ditte individuali (157 istanze). Rispetto al 2024 sono cresciute del 24% le domande presentate da ex imprenditori e piccole imprese (157 domande nel 2025; 127 nel 2024) e del 18,7%, delle istanze presentate dai consumatori (203 nel 2025;171 nel 2024).

In generale per legge accedono al servizio i consumatori, l’impresa minore (sottosoglia fallimentare) e realtà specifiche come l’impresa agricola, la start up o le associazioni professionali in evidente stato di squilibrio economico e finanziario.

Per quanto riguarda tempi ed esiti, in media sono necessari 1 anno e 6 mesi - 545 giorni - per la conclusione della pratica. Il Tribunale ha omologato il 95% dei piani di rientro presentati a seguito della Relazione del Gestore, piani rigettati solo nel 5% dei casi. 

Nel 2025, su 360 domande depositate, la procedura maggiormente utilizzata è stata quella della liquidazione controllata del sovraindebitato utilizzata nel 72% dei casi, seguono la esdebitazione dell’incapiente con il 17% dei casi, la ristrutturazione dei debiti del consumatore utilizzata nel 7% dei casi e, infine, il concordato minore scelto nel 4% dei casi. 

Sono quattro le procedure previste dall’ordinamento per la gestione e il risanamento della posizione debitoria: il concordato minore, riguarda il piccolo imprenditore o l’ex imprenditore e la proposta di accordo deve essere accettata dal 50% dei creditori; la ristrutturazione debiti del consumatore, è la proposta del debitore-consumatore (dunque non professionista) e non ha bisogno dell’assenso dei creditori per essere omologata dal giudice; la liquidazione controllata del sovraindebitato, quando il giudice nomina un liquidatore per destinare ai creditori le disponibilità e i beni del debitore, al netto di quelli essenziali per vivere. Si assiste, negli anni, a un incremento di questo tipo di procedura; l’esdebitazione del debitore totalmente incapiente, riservata alle persone che al momento attuale non hanno a disposizione nulla da offrire ai creditori, la procedura resta aperta per 4 anni durante i quali la sfera economica del soggetto liberato dai debiti viene monitorata. 
 

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