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“Una casa nel borgo” nel Parco archeologico di Castelseprio

19 ottobre 2021

“Una casa nel borgo” nel Parco archeologico di Castelseprio

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Una fortezza per proteggere Milano dalle incursioni d’Oltralpe sorta nel V secolo d.C., successivamente importante in epoca longobarda e poi smantellata alla fine del XIII con la conquista del castello da parte di Ottone Visconti. Questo è Castelseprio con il suo Parco Archeologico, oggi sito UNESCO, composto da tre aree interessate dalle campagne di scavo in corso dal 2016 al 2019 e riprese nel 2021. 

La cosiddetta “casa medievale” era già stata studiata dall’Istituto di Archeologia dell’ateneo tra il 1978 e il 1981, ma gli scavi recenti hanno messo in luce la planimetria dell’abitazione nella fase finale di utilizzo nel XIII secolo e verificato due fasi di insediamento più antiche, rispettivamente in epoca longobarda (VII secolo) e in epoca gota (VI secolo).

Vi sono poi la chiesa di San Paolo e il “borgo”, area situata all’esterno delle mura occidentali del castrum, di cui si è conservata solo la chiesa di S. Maria foris portas con nitidi affreschi ad opera di un artista probabilmente bizantino tra il VI e il X secolo, che ritraggono scene dell’infanzia di Cristo e sono ispirati ai Vangeli apocrifi.

È proprio in quest’ultima area che è nato il progetto “Una casa nel borgo” dove si sono concentrati gli scavi di luglio e ottobre di quest’anno, coordinati da Marco Sannazaro, docente di Archeologia medievale, e condotti dagli studenti dell’ateneo dei corsi di laurea triennale in Beni culturali, magistrale in Archeologia e della Scuola di specializzazione in Beni archeologici. 

Un vero e proprio “cantiere scuola” quello che l’Ateneo ha allestito in questo sito archeologico dove le finalità scientifiche di ricerca e quelle didattiche di formazione degli studenti trovano un perfetto connubio. Con la collaborazione della Soprintendenza, della direzione del Parco, dei comuni di Castelseprio e Castiglione Olona, e della Fondazione Paolo Foglia, gli scavi di luglio e di ottobre appena conclusi rappresentano un’opportunità unica per i giovani studiosi che possono “sporcarsi le mani” con la professione nel vero senso della parola. 

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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Maneggiare la terra con pale, picconi, cazzuola, carriola, insieme alla strumentazione tecnologica utilizzata per fare i rilievi, i disegni e le immagini (la stazione totale, il drone, la fotogrammetria) è il modo più efficace per sperimentare e comprendere il lavoro dell’archeologo che deve poi essere comunicato. E oggi è di particolare importanza implementare la comunicazione attraverso i social network, strumento utile a spiegare tutte le mansioni dell’archeologo. Per ragioni è necessario un lavoro di squadra dove i compiti sono molteplici e interscambiabili: c’è chi scava, chi usa il drone, chi disegna, chi socializza e tutti imparano tutto in modo da diventare professionisti autonomi che potranno un domani lavorare sia su uno scavo archeologico sia su ogni altro tipo di cantiere.

L’area del borgo indagata negli ultimi mesi ha messo in evidenza i resti di antiche abitazioni in muratura, una vicino a S. Maria foris portas e due vicino all’ingresso del castrum. Mentre gli altri due sono stati reinterrati, un edificio sembra poter restare visibile.

Si tratta di una casa con le mura in pietre e ciottoli, nella sua fase più tarda (bassomedievale), che si presenta con una pianta rettangolare allungata, suddivisa in almeno tre ambienti grosso modo di pari dimensioni, non comunicanti tra loro e presumibilmente affacciati su uno spazio aperto. Piani di calpestio in terra, buche che accoglievano pali di sostegno delle coperture e focolari, oltre ai manufatti recuperati, completano il quadro delle testimonianze.

Attualmente lo scavo è in mezzo al bosco e gli alberi cresciuti sulle strutture hanno per ora impedito la piena evidenziazione di porzioni di alcuni vani, mentre il prelievo dei piani di calpestio ha consentito di intravvedere fasi insediative più antiche, presumibilmente altomedievali.

Nell’anno del decennale del riconoscimento del sito Unesco il progetto “una casa nel borgo” si propone di arricchire il percorso di visita del Parco di un nuovo polo attrattivo che renda fruibile un bene culturale inedito ed esplicita la percezione dell’articolato abitato che nel medioevo si estendeva all’esterno delle mura del castello.

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