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Uzbekistan: un viaggio culturale e spirituale lungo la 'Via della Seta'

02 settembre 2026

Uzbekistan: un viaggio culturale e spirituale lungo la 'Via della Seta'

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Dal 19 al 26 agosto, un gruppo di professori, ricercatori e personale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha attraversato l’Uzbekistan lungo alcune delle tappe più suggestive dell’antica Via della Seta. Un itinerario che ha unito esplorazione culturale, dialogo interculturale, ricerca spirituale e vita di gruppo, in un Paese che da secoli è crocevia di popoli, idee e tradizioni.

Ad accompagnare il gruppo sono stati S.E. Mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo, Padre Enzo Viscardi e Frate Gianluca Zuccaro, che hanno offerto momenti di riflessione e di condivisione, contribuendo a leggere il viaggio anche nella sua dimensione umana, spirituale e comunitaria.

Da Khiva a Bukhara, fino a Samarcanda, Shahrisabz e Tashkent, il gruppo ha incontrato luoghi che custodiscono la memoria di civiltà straordinarie: le madrase e le moschee con i loro minareti che raccontano la storia dell’Islam centroasiatico, l’eredità di Tamerlano, la stagione scientifica di Ulugh Beg, sovrano e astronomo che fece di Samarcanda uno dei grandi centri del sapere scientifico nel XV secolo.

Questi intrecciarsi di paesaggi naturali e culturali hanno offerto un contesto privilegiato per un gruppo composto da docenti universitari, abituati a interrogare la storia, le culture e le forme del pensiero.

Un articolo di

Roberta Lotti e Salvatore Raia

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In un Paese a maggioranza musulmana, la presenza cristiana è piccola ma significativa. Le visite alle comunità locali, dalla chiesa di San Giovanni Battista a Samarcanda all’incontro con S.E. Mons. Jerzy Maculewicz a Tashkent, hanno permesso di conoscere da vicino una realtà che vive il dialogo come forma quotidiana di testimonianza. Questi momenti hanno arricchito il viaggio, inserendosi con discrezione in un percorso centrato soprattutto sulla scoperta culturale e sulla relazione tra tradizioni diverse.

Accanto ai monumenti e alle lezioni di storia, il viaggio ha generato qualcosa di più sottile: l’integrazione e la trasformazione del gruppo. Professori e ricercatori provenienti da ambiti diversi hanno condiviso strade nel deserto, levatacce, trasferimenti lunghi, momenti conviviali e piacevoli risate. Le competenze accademiche si sono intrecciate alle storie personali, creando un clima di collaborazione e ascolto che ha reso il viaggio un’esperienza di crescita comune.

Alla fine, le fotografie raccontano solo una parte. Rimangono le conversazioni nei pullman, gli sguardi stupiti davanti ai mosaici, la complicità nata dal condividere un tratto di strada.

Il viaggio in Uzbekistan ha permesso di incontrare una cultura poco conosciuta in occidente, di dialogare con una tradizione religiosa diversa e di conoscere le piccole comunità cristiane del Paese. Ma soprattutto ha permesso ai partecipanti di riscoprirsi come comunità accademica in cammino, capace di trasformare un itinerario di studio in un’esperienza di relazione e conoscenza reciproca.

Un viaggio verso un Paese lontano, certo, ma anche e soprattutto un viaggio con e verso gli altri.

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