Da quattro generazioni il legame tra l’Università Cattolica e la famiglia Cardani Pandolfi si rinnova. Inizia negli anni Sessanta, quando Liana Cardani si iscrive alla Facoltà di Magistero dell'Ateneo del Sacro Cuore. Da allora il testimone passa ai figli Paolo e Franco, laureati in Economia e commercio, e alla figlia Anna, che incontra anche il futuro marito Alessandro Pandolfi, durante il corso di Statistica della Facoltà di Scienze politiche. Oggi il legame e la storia proseguono con Chiara, la nipote, iscritta alla magistrale in European Studies in Investor Relations and Financial Communication, dopo una triennale in Lingue per l'impresa e due esperienze Erasmus. Cambiano gli anni, le Facoltà, gli indirizzi di studio, ma resta immutata un'idea di fondo: quella di un'università che va oltre la formazione accademica, per farsi parte della storia familiare. E a loro volta tutti gli alumni della famiglia Cardani Pandolfi sono fieri di far parte della grande Community Alumni dell’Ateneo.
Ci sono università che si scelgono e università che si ereditano. Per Liana Cardani, Anna Valenti, Alessandro e Chiara Pandolfi, l'Università Cattolica del Sacro Cuore ha rappresentato entrambe le cose: una scelta consapevole e, al contempo, il proseguimento di una storia familiare che attraversa decenni e generazioni.
Una storia che inizia nell’Ateneo di largo Gemelli negli anni sessanta con nonna Liana Cardani, alumna della Facoltà di Magistero, continua con i figli Paolo e Franco, dottori in Economia e commercio, e la figlia Anna Valenti che, come suo marito Alessandro Pandolfi, si laurea in Scienze politiche, e arriva oggi alla loro figlia Chiara che, dopo aver conseguito la laurea triennale in Lingue per l’impresa, è iscritta alla magistrale in European Studies in Investor Relations and Financial Communication, interfacoltà della Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative e della Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere.
Una storia, una tradizione e un legame quello con l’Università Cattolica che è il frutto però di scelte e motivazioni differenti. L’alumna Anna racconta infatti che la sua scelta si basò sicuramente sul prestigio che godeva l’Ateneo, così come sul fatto che poter studiare «in centro a Milano, a pochi passi dalla Basilica di Sant'Ambrogio, tra i chiostri bramanteschi significava per me potermi, quotidianamente, immergermi in un contesto ricco di storia, cultura e bellezza». Dall’altro canto, Anna spiega anche che era cresciuta con l’idea della Cattolica come l'università di famiglia: «Dopo i miei genitori e i miei due fratelli maggiori, con la mia immatricolazione io entravo a far parte di una tradizione che mi apparteneva già in qualche modo».
E se papà Alessandro ricorda che scelse di studiare in Cattolica «perché cercavo un’università che mi garantisse una preparazione solida e di alta qualità, che ho avuto e ottenuto pienamente», sua figlia Chiara, invece, sottolinea che da una parte – hanno senza dubbio pesato i racconti positivi e soddisfatti dei genitori e di tutti gli altri parenti laureati in Cattolica – dall’altra, invece, osserva che, dopo aver confrontato diverse offerte formative, ha optato per questo Ateneo in quanto lì aveva trovato il corso di laurea che rispondeva esattamente ai suoi interessi: «Un corso che univa la mia passione per le lingue straniere con lo studio di discipline economiche più pratiche».
Dinamiche e modalità di scelta che riportano direttamente a quanto vissuto, diversi anni prima, da nonna Liana che ricorda selezionò la Cattolica perché «spinta dal desiderio di ricevere una formazione rigorosa, e soprattutto la migliore preparazione per svolgere la professione a cui aspiravo da sempre: insegnare. E devo ammettere che il mio desiderio di essere un giorno un insegnante è stato rafforzato, e potenziato, grazie proprio a quanto studiato e appreso in università».
L’alumna Liana Cardani – classe 1944 – dei suoi anni da studentessa universitaria ha ricordi nitidi e positivi: «Aver studiato in Università Cattolica non ha significato solo acquisire una eccellente preparazione culturale, ma è stata anche un’esperienza che ha contribuito alla mia crescita umana, rafforzando e confermando la mia fede cattolica». Il suo percorso ha attraversato un momento storico complesso, il 1968, segnato da movimenti studenteschi e occupazioni. «Le difficoltà non sono state negli esami, regolarmente sostenuti, quanto nella consegna della tesi, avvenuta proprio durante l'occupazione dell'Ateneo. Le copie della mia tesi, dal titolo Salvatore Farina nella vita letteraria del suo tempo, ho dovuto infatti consegnarle attraverso le sbarre del cancello chiuso!». Eppure, ricorda sempre Liana, non ha percepito un'atmosfera particolarmente cupa legata a quel periodo in quanto, già lavorando, frequentava saltuariamente le lezioni.
Studentessa lavoratrice è stata anche Anna che, come sua mamma, ha frequentato l’università mentre già lavorava. «Non ho potuto vivere l'esperienza accademica con la stessa intensità di una studentessa a tempo pieno, ma ho sempre trovato un ambiente accogliente, inclusivo, capace di farmi sentire parte della comunità universitaria, anche quando gli impegni professionali limitavano la mia presenza in aula» spiega l’alumna che, riflettendo, riconosce una forte connessione tra università e percorso professionale: «L'esperienza lavorativa mi ha aiutato a comprendere meglio il valore concreto degli insegnamenti ricevuti, mentre l'università mi ha fornito metodo, spirito critico e curiosità intellettuale».