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Assisi, nel ricordo dei cento anni della conciliazione Stato-Chiesa

08 settembre 2026

Assisi, nel ricordo dei cento anni della conciliazione Stato-Chiesa

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4 ottobre 1926: è la data dell’incontro tra il Cardinale Rafael Merry del Val, legato pontificio di Papa Pio XI, e Pietro Fedele, Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia. Un momento significativo che, favorendo il processo di riconciliazione tra Stato italiano e Santa Sede, porterà ai Patti Lateranensi e al Concordato.

A ripercorrerne le tappe salienti è stata la sessione inaugurale del seminario di studio dei Docenti di Teologia e degli Assistenti pastorali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, riuniti dal 7 al 10 settembre ad Assisi per l’appuntamento formativo dal titolo “Il Signore ti dia pace”. Per una teologia pacificata e pacificatrice. Promosso dal Centro pastorale e introdotto dall’Assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo Monsignor Claudio Giuliodori, si è svolto proprio nella Sala della Conciliazione del Comune, così denominata in ricordo dello storico avvenimento.

Pace, diplomazia, conciliazione sono state parole ricorrenti nell’intervento di Monsignor Paul Richard Gallagher, Arcivescovo e Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni della Santa Sede. «Dall’incontro avvenuto in questa sala - ha detto - emerge che nessun accordo nasce senza la disponibilità ad incontrarsi», ma i gesti devono diventare «regole giuste e durevoli». Papa Leone XIV ha definito Merry del Val un «vero diplomatico dell’incontro», espressione che indica come il «dialogo autentico non cancella le differenze, ma cerca le condizioni perché possano convivere con una collaborazione leale». Monsignor Gallagher ha poi aggiunto: «La diplomazia non produce da sé la pace; può però preparare le condizioni umane, politiche e giuridiche perché essa possa mettere radici».

 

Un articolo di

Katia Biondi

Katia Biondi

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«Parlare di pace qui ad Assisi non può essere una formula di rito: la vera conciliazione non è una firma, né un compromesso di facciata, ma richiede il coraggio del perdono, inteso come scelta lucida di non restare ostaggi delle ferite storiche, per costruire insieme strade di pace», ha detto il Sindaco di Assisi Valter Stoppini, aprendo i lavori dell’iniziativa. «In un tempo in cui il mondo sembra aver smarrito il linguaggio del dialogo e dell’incontro, preferendo la polarizzazione, il sospetto e la forza, la città di San Francesco non deve essere una semplice scenografia, ma un cantiere aperto, uno spazio in cui l’ascolto precede il giudizio e l’incontro tra istituzioni, ricerca e fede si trasforma in speranza concreta per la società».

Ritornando al significato storico del 4 ottobre1926, il Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli ne ha messo in luce lo spirito di autentica «cultura del negoziato», ancora oggi essenziale, come ci ricorda Papa Leone XIV nella Magnifica humanitas, per costruire la «civiltà dell’amore». Il Rettore Beccalli ha poi messo in evidenza il «valore fondativo del dialogo tra la teologia e le diverse discipline», il ruolo delle università come «istituzioni di pace», «arene di dialogo interreligioso e geopolitico» a servizio delle comunità nazionali e internazionali, «ponti tra le civiltà per «costruire relazioni stabili e fruttuose». Ha quindi ricordato come lo stile di Francesco possa essere tuttora d’ispirazione, annunciando che l’Ateneo presenterà tra qualche settimana, con la casa editrice Vita e Pensiero, il volume che raccoglie i contributi delle 12 Facoltà dedicati a mettere in luce l’eredità del Santo nei diversi ambiti disciplinari coltivati in Ateneo.  

Anche l’Arcivescovo Mario Delpini, nel saluto inviato ai partecipanti in qualità di Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, si è soffermato sulla contemporaneità del Poverello. «La figura di San Francesco e l’enorme incidenza che ha avuto nella storia e che continua ad avere nel nostro tempo possono suggerire le strade da percorrere per una teologia pacificata e pacificatrice: la fiducia, quasi la necessità della rinuncia a tutto, per vivere in povertà e letizia, la serena audacia nell’affrontare i potenti del mondo di allora, l’immenso patrimonio di una tradizione teologica sono percorsi e risorse che suggeriscono di avviare il nuovo anno accademico con libero slancio, con sincera modestia, con cordiale condivisione».

Del resto, ha fatto eco Maria Tripodi, Sottosegretaria di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, «anche le fratture più profonde possono essere ricomposte». Nessuna riconciliazione avviene da sola: servono «decisione di parlarsi», «capacità di ascoltare» e «volontà politica di trasformare il confronto in percorso». La diplomazia comincia proprio «quando le posizioni sono distanti». Infatti, «dialogare non significa rinunciare ai propri principi; significa riconoscere che anche nei momenti più difficili occorre lasciare aperta una possibilità di confronto, la porta della speranza». Ma la diplomazia richiede anche tempo: i processi di pace conoscono arresti, fallimenti, passi indietro», richiedono «pazienza e perseveranza». La pace è dunque sempre «un processo in costruzione», un «equilibrio da cercare, consolidare e, quando necessario, ricostruire».

Per questo, l’VIII Centenario del Transito di San Francesco offre una straordinaria opportunità per ribadirne gli insegnamenti «in un mondo ancora segnato da situazioni geopolitiche che destano profonda preoccupazione», ha affermato l’Assistente ecclesiastico generale Monsignor Giuliodori. «Come Università Cattolica del Sacro Cuore, ritrovarci ad Assisi è, da una parte, un tornare alle radici e alle sorgenti della nostra ispirazione e, dall’altra, rilanciare l’impegno accademico nell’orizzonte di un lavoro formativo e di un contributo culturale che sappiano alimentare la ricerca e la costruzione della pace», ha aggiunto.  

Un’onda lunga, quella di San Francesco, che arriva fino ai nostri giorni e che certamente ha favorito il processo di riconciliazione tra Stato italiano e Santa Sede. Lo hanno illustrato con precisione Nicolangelo D’Acunto, Direttore del Dipartimento di Studi Medioevali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Monsignor Felice Accrocca, Arcivescovo-Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, e i rappresentanti dell’Archivio di Stato di Perugia - Sezione di Assisi, ricostruendo retroscena storici di quella sera assisana di cent'anni fa. Un evento straordinario che ci consegna una lezione decisiva. «Le grandi svolte istituzionali – ha osservato D’Acunto – non nascono soltanto nei testi, nelle cancellerie e nei negoziati, ma si nutrono dei luoghi, dei simboli, dei gesti e delle memorie condivise, quando una comunità riesce a vedere, anche per un istante, una soluzione che prima sembrava impossibile». Di qui l’appello di Monsignor Accrocca nel solco di San Francesco artefice di pace: «Troverebbe eguale ascolto, oggi, la sua parola, quando a prevalere sembra essere piuttosto una voglia sfacciata di mostrare i muscoli, una tendenza ad escludere piuttosto che a includere, un bisogno quasi insopprimibile di belligeranza?».

 

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