«Parlare di pace qui ad Assisi non può essere una formula di rito: la vera conciliazione non è una firma, né un compromesso di facciata, ma richiede il coraggio del perdono, inteso come scelta lucida di non restare ostaggi delle ferite storiche, per costruire insieme strade di pace», ha detto il Sindaco di Assisi Valter Stoppini, aprendo i lavori dell’iniziativa. «In un tempo in cui il mondo sembra aver smarrito il linguaggio del dialogo e dell’incontro, preferendo la polarizzazione, il sospetto e la forza, la città di San Francesco non deve essere una semplice scenografia, ma un cantiere aperto, uno spazio in cui l’ascolto precede il giudizio e l’incontro tra istituzioni, ricerca e fede si trasforma in speranza concreta per la società».
Ritornando al significato storico del 4 ottobre1926, il Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli ne ha messo in luce lo spirito di autentica «cultura del negoziato», ancora oggi essenziale, come ci ricorda Papa Leone XIV nella Magnifica humanitas, per costruire la «civiltà dell’amore». Il Rettore Beccalli ha poi messo in evidenza il «valore fondativo del dialogo tra la teologia e le diverse discipline», il ruolo delle università come «istituzioni di pace», «arene di dialogo interreligioso e geopolitico» a servizio delle comunità nazionali e internazionali, «ponti tra le civiltà per «costruire relazioni stabili e fruttuose». Ha quindi ricordato come lo stile di Francesco possa essere tuttora d’ispirazione, annunciando che l’Ateneo presenterà tra qualche settimana, con la casa editrice Vita e Pensiero, il volume che raccoglie i contributi delle 12 Facoltà dedicati a mettere in luce l’eredità del Santo nei diversi ambiti disciplinari coltivati in Ateneo.
Anche l’Arcivescovo Mario Delpini, nel saluto inviato ai partecipanti in qualità di Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, si è soffermato sulla contemporaneità del Poverello. «La figura di San Francesco e l’enorme incidenza che ha avuto nella storia e che continua ad avere nel nostro tempo possono suggerire le strade da percorrere per una teologia pacificata e pacificatrice: la fiducia, quasi la necessità della rinuncia a tutto, per vivere in povertà e letizia, la serena audacia nell’affrontare i potenti del mondo di allora, l’immenso patrimonio di una tradizione teologica sono percorsi e risorse che suggeriscono di avviare il nuovo anno accademico con libero slancio, con sincera modestia, con cordiale condivisione».
Del resto, ha fatto eco Maria Tripodi, Sottosegretaria di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, «anche le fratture più profonde possono essere ricomposte». Nessuna riconciliazione avviene da sola: servono «decisione di parlarsi», «capacità di ascoltare» e «volontà politica di trasformare il confronto in percorso». La diplomazia comincia proprio «quando le posizioni sono distanti». Infatti, «dialogare non significa rinunciare ai propri principi; significa riconoscere che anche nei momenti più difficili occorre lasciare aperta una possibilità di confronto, la porta della speranza». Ma la diplomazia richiede anche tempo: i processi di pace conoscono arresti, fallimenti, passi indietro», richiedono «pazienza e perseveranza». La pace è dunque sempre «un processo in costruzione», un «equilibrio da cercare, consolidare e, quando necessario, ricostruire».
Per questo, l’VIII Centenario del Transito di San Francesco offre una straordinaria opportunità per ribadirne gli insegnamenti «in un mondo ancora segnato da situazioni geopolitiche che destano profonda preoccupazione», ha affermato l’Assistente ecclesiastico generale Monsignor Giuliodori. «Come Università Cattolica del Sacro Cuore, ritrovarci ad Assisi è, da una parte, un tornare alle radici e alle sorgenti della nostra ispirazione e, dall’altra, rilanciare l’impegno accademico nell’orizzonte di un lavoro formativo e di un contributo culturale che sappiano alimentare la ricerca e la costruzione della pace», ha aggiunto.
Un’onda lunga, quella di San Francesco, che arriva fino ai nostri giorni e che certamente ha favorito il processo di riconciliazione tra Stato italiano e Santa Sede. Lo hanno illustrato con precisione Nicolangelo D’Acunto, Direttore del Dipartimento di Studi Medioevali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Monsignor Felice Accrocca, Arcivescovo-Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, e i rappresentanti dell’Archivio di Stato di Perugia - Sezione di Assisi, ricostruendo retroscena storici di quella sera assisana di cent'anni fa. Un evento straordinario che ci consegna una lezione decisiva. «Le grandi svolte istituzionali – ha osservato D’Acunto – non nascono soltanto nei testi, nelle cancellerie e nei negoziati, ma si nutrono dei luoghi, dei simboli, dei gesti e delle memorie condivise, quando una comunità riesce a vedere, anche per un istante, una soluzione che prima sembrava impossibile». Di qui l’appello di Monsignor Accrocca nel solco di San Francesco artefice di pace: «Troverebbe eguale ascolto, oggi, la sua parola, quando a prevalere sembra essere piuttosto una voglia sfacciata di mostrare i muscoli, una tendenza ad escludere piuttosto che a includere, un bisogno quasi insopprimibile di belligeranza?».