Uno sguardo a 360° sul fenomeno delle Comunità Energetiche Rinnovabili, grazie al contributo di sei facoltà dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con una serie di risultati spendibili operativamente in un settore in forte espansione, a cavallo tra la promozione di fonti rinnovabili e i benefici per le comunità. CER-CARE - Comunità Energetiche Rinnovabili tra Cura e ricerca: Approcci e strumenti per la Resilienza e l’Equità è il tema della ricerca che rientra nell’ambito del progetto di particolare interesse per l’Ateneo (linea di finanziamento D3.2 2022). Lo studio è stato presentato durante l’evento che si è svolto mercoledì 16 settembre nel Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo.
«Presentare questo progetto» ha detto la rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli, collegata da Milano «è una concreta dimostrazione della nostra missione a essere una research university, capace di generare un dialogo proficuo tra le generazioni e tra le discipline. In tale quadro si pongono i progetti di particolare interesse per l’Ateneo, sostenuti con risorse interne, intesi a indagare in chiave interdisciplinare le grandi questioni del nostro tempo, come gli impatti della crisi climatica e il contrasto alle disuguaglianze. Proprio in questo orizzonte si colloca il progetto CER-CARE dedicato ad analizzare, nell’ultimo triennio, la natura e l’impatto delle Comunità Energetiche Rinnovabili, quali strumenti di reale innovazione sociale, oltre che tecnologica, in risposta alle disuguaglianze energetiche».
Secondo suor Alessandra Smerilli, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, «ecologia integrale non è solo prendersi cura del pianeta e della natura: è la cura delle relazioni con gli altri, con il creato, ma anche con noi stessi e con Dio. Questo vuol dire “integrale”. È importante mettere insieme la ricerca e la professionalità con lo sguardo che ci fa vedere il mondo come un insieme di relazioni che dobbiamo costruire e custodire».
Per la professoressa Alessandra Vischi, responsabile del progetto sulle CER, «uno degli elementi più significativi di questi tre anni di ricerca è stato il lavoro interdisciplinare, interfacoltà e intersede che ha permesso di mettere in dialogo saperi, competenze e linguaggi differenti, nella prospettiva di una research university. La sinergia tra diverse facoltà ha rappresentato un valore aggiunto per una ricerca universitaria sempre più fondata sull’integrazione dei saperi, per affrontare le sfide contemporanee in coerenza con i valori identitari e la missione dell’Ateneo».
«È un onore per l'Università Cattolica del Sacro Cuore interagire con questa realtà del Borgo Laudato si’, con cui condivide intenti e finalità, soprattutto attraverso l'esperienza dell'Alta Scuola per l'Ambiente, nata ancora prima della pubblicazione della Laudato si’» ha commentato monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo.
«Borgo Laudato Si’ dimostra che la transizione energetica non è soltanto una necessità tecnologica, ma un’opportunità per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente e con le comunità locali. È da questa visione che nasce il modello di un vero e proprio ‘distretto a energia positiva’, nel quale l’ingegneria e l’innovazione si mettono al servizio della comunità, della tutela dell’ambiente e delle future generazioni» ha detto l’Ing. Antonino Errigo, Segretario Generale Centro di Alta Formazione Laudato si'.