«Mi seguivi in tutto, non so quante cose ti ho chiesto», ammette l’artista.
«Ho cominciato dalle cose più piccole, come è giusto che sia, ma progressivamente, una volta che ho dimostrato di essere affidabile gli incarichi sono aumentati e saliti di livello. Ed è stato bello e gratificante fare questo percorso», spiega la professionista della musica.
Lo scambio tra Levante, cantautrice, e Sara Beretta, Marketing Project Manager presso M.A.S.T/Believe, è forse la testimonianza più bella per il Master in Comunicazione musicale che martedì 15 settembre a Milano ha festeggiato i suoi 25 anni di attività con una tavola rotonda tra alcuni ex allievi del Master, oggi affermati professionisti del settore musicale e un talk con Levante, special guest dell’evento. I due momenti sono stati moderati da Francesca Maria Cortese e Gianni Sibilla, rispettivamente coordinatrice didattica e direttore didattico del Master. I lavori sono stati introdotti dalla professoressa Chiara Giaccardi, direttrice scientifica del Master.
L’artista, che oltre a Sara Beretta ha nel suo staff altri ex studenti del master, ha ricordato i suoi esordi e il passaggio dalla dimensione amatoriale a quella professionale: «I vari festival a cui partecipavo erano diventati così fitti da essere incompatibili con la mia vita lavorativa. In quel momento mi sono detta che dovevo puntare sulla musica a tempo pieno. Erano i tempi in cui Pietro Camonchia (discografico indipendente e suo “scopritore”, ndr) mi faceva gli schemini con carta e penna in cui mi spiegava tutti i ruoli e le professioni del mondo della musica, chi faceva cosa e io che cercavo di impararne i nomi. Tutto è cambiato con Alfonso, il brano della svolta, da lì il passaggio prima alla Carosello Records, un'etichetta indipendente più strutturata e poi a una major come la Warner».
«Sono arrivata - riconosce Levante - in un momento in cui c’era spazio per le cantautrici, anche perché Carmen Consoli era in un momento di pausa. Oggi ce ne sono molte di più, ma fanno fatica a imporsi al grande pubblico, un esempio è Emma Nolde, perché siamo un Paese in cui le donne sono viste essenzialmente come interpreti».
Nel corso dell’incontro Levante, insieme a Sara Beretta, ha ripercorso le varie tappe della propria carriera: l’esperienza come giudice a X Factor e il confronto con il mondo della televisione, il periodo del lockdown in cui ha sviluppato il suo posizionamento sui social, in particolare con TikTok, l’esperienza al Festival di Sanremo con l’enorme pressione e la “bolla mediatica” in cui trovare lo spazio per concentrarsi solo sull’esibizione è davvero difficile e la gestione di una sorta di dualismo con Carmen Consoli, creato ad arte e alimentato soltanto dai giornali: «Nelle interviste mi dicevano sempre di essere cresciuta musicalmente a Torino. E si capiva bene il perché. La siciliana con la chitarra era Carmen che artisticamente è mia “madre”, e lei lo sa, ma io ho il mio percorso, la mia identità. E quando abbiamo cantato insieme Lo stretto necessario, finalmente si è capito ciò che ci unisce ma anche le grandi differenze tra di noi».