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Cives, l'appello ai giovani: «Dateci una spallata»

24 marzo 2026

Cives, l'appello ai giovani: «Dateci una spallata»

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Un quarto di secolo.

Il corso Cives della sede di Piacenza dell’Università Cattolica chiude la sua edizione anniversario con una serata capace di lasciare il segno: democrazia contro autocrazia, giovani contro apatia, partecipazione contro like. Sul palco il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, la sindaca Katia Tarasconi e il vescovo, mons. Adriano Cevolotto. In platea, ma non solo, studenti che per mesi hanno ragionato su cosa significhi essere cittadini oggi.

Paolo Rizzi, docente della Facoltà di Economia e Giurisprudenza e anima del corso, ha coordinato la serata con la consueta precisione: «Cives non è un corso di educazione civica nel senso scolastico del termine. È un percorso in cui i ragazzi imparano a fare domande scomode». Ed è stato proprio un fuoco di fila di domande, maturate in dodici incontri tra aule universitarie e Fondazione di Piacenza e Vigevano, ad accendere la conferenza conclusiva, aperta anche alla città.

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

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De Pascale non si è sottratto: «Stiamo registrando una sfiducia sempre crescente nelle risposte che le democrazie possono dare ai problemi. E al tempo stesso ci stiamo deresponsabilizzando». Quello dell'attesa e quello della delega, sono vizi che il governatore emiliano conosce bene dai corridoi delle Regioni: «A fronte di poteri sempre più ampi si assiste a un calo di legittimazione democratica. Quando queste due cose non viaggiano di pari passo, è un problema importante». Rivolto ai giovani De Pascale ha ricordato come «noi amministratori dobbiamo cercare il dialogo con voi ragazzi e ragazze. Da una parte sta a noi aprire le porte, ma dall’altra serve anche che le nuove generazioni ad un certo punto lo spazio per affermare i propri valori se lo deve prendano».

Poi l'affondo più personale, quello che rimane in testa quando si spengono le luci: «Quando cammino per strada ho la consapevolezza che tre persone su quattro non mi hanno votato. Ma sono consapevole che devo governare anche per loro. Devo esserlo. E devo sapere che senza una spinta dal basso entriamo in un vortice». La spinta, nella visione di De Pascale, può venire solo da chi non ha ancora smesso di credere che valga la pena provarci: «Serve una generazione che esca dal sentimento della rabbia e si assuma la responsabilità di dare una spallata, per scrivere una nuova pagina della storia. Vedervi qui, con le vostre sollecitazioni, mi fa stare più tranquillo».


Tarasconi ha puntato il dito contro un'altra malattia del dibattito pubblico contemporaneo: la superficialità dei social media, confusi troppo spesso con partecipazione reale. «Oggi la gran parte del dibattito non entra nel merito, non aiuta la comprensione. Si fa sui social, che però non sono sinonimo di partecipazione». Il referendum come cartina di tornasole di una democrazia che fatica a essere adulta: «Saremo mai abbastanza maturi per avere un dibattito serio, pacato, che non trascenda in stupidaggini? Se volete che la democrazia di questo Paese migliori, dovete rimboccarvi le maniche».

A chiudere il cerchio, monsignor Cevolotto ha ricordato che la comunità cristiana non può restare a guardare. La trasformazione sociale, a partire dall'immigrazione, non va subita ma affrontata: «La democrazia vera è quando la realtà che si trasforma non la si subisce, ma ci chiede di mutare». Bene comune non è uno slogan, ha avvertito il vescovo: «Con le disuguaglianze si alimentano disuguaglianze di cui tutti saremo vittime».

Cives compie venticinque anni ma l’urgenza che lo ha fatto a nascere non è cambiata.

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