Tarasconi ha puntato il dito contro un'altra malattia del dibattito pubblico contemporaneo: la superficialità dei social media, confusi troppo spesso con partecipazione reale. «Oggi la gran parte del dibattito non entra nel merito, non aiuta la comprensione. Si fa sui social, che però non sono sinonimo di partecipazione». Il referendum come cartina di tornasole di una democrazia che fatica a essere adulta: «Saremo mai abbastanza maturi per avere un dibattito serio, pacato, che non trascenda in stupidaggini? Se volete che la democrazia di questo Paese migliori, dovete rimboccarvi le maniche».
A chiudere il cerchio, monsignor Cevolotto ha ricordato che la comunità cristiana non può restare a guardare. La trasformazione sociale, a partire dall'immigrazione, non va subita ma affrontata: «La democrazia vera è quando la realtà che si trasforma non la si subisce, ma ci chiede di mutare». Bene comune non è uno slogan, ha avvertito il vescovo: «Con le disuguaglianze si alimentano disuguaglianze di cui tutti saremo vittime».
Cives compie venticinque anni ma l’urgenza che lo ha fatto a nascere non è cambiata.