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Il Credito Cooperativo e la vicenda del Fondo di Garanzia Istituzionale

16 giugno 2026

Il Credito Cooperativo e la vicenda del Fondo di Garanzia Istituzionale

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Una riflessione sulla biodiversità e sulle differenti strutture di governance, per comprendere come gli assetti istituzionali del passato continuino a incidere ancora sull’attuale sistema bancario. È quello che in sintesi propone il volume dello storico economico Pietro Cafaro, Uno “schema” di garanzie solidali. Il Fondo di Garanzia Istituzionale del Credito Cooperativo italiano: ideazione, costruzione, autorizzazione, abbandono, pubblicato per i tipi di Ecra. Partendo da una delle vicende più significative e meno conosciute della storia recente del Credito Cooperativo italiano, il libro descrive minuziosamente il lungo percorso che, tra il 2005 e il 2015, portò alla progettazione del Fondo di Garanzia Istituzionale (FGI), senza però giungere alla sua definitiva realizzazione. Un racconto che ripercorre il tentativo di costruire un sistema di «autonomie coordinate» sul modello degli IPS (Institutional Protection Scheme) attivi nel mondo tedesco e capaci di coniugare l’autonomia delle singole Banche di Credito Cooperativo con le esigenze di stabilità e di vigilanza richieste da un contesto normativo sempre più integrato a livello europeo.

«Il nostro Ateneo considera parte della propria missione favorire occasioni di confronto su temi della cooperazione di credito, intrecciando storia, economia, istituzioni e sviluppo dei territori», ha affermato il Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli, introducendo la presentazione del volume organizzata il 9 giugno dalla Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative e dal Centro di Ricerca sul Credito Cooperativo (CRCC). Un’iniziativa che si colloca nella lunga tradizione di studi bancari dell’Ateneo, affrontando «una vicenda che riguarda non soltanto l’evoluzione del sistema bancario cooperativo italiano, ma anche alcune questioni centrali del rapporto tra regolazione, autonomie territoriali e modelli di sviluppo economico».

A raccogliere questo spunto è stato Sergio Gatti, Direttore Generale di Federcasse e moderatore dell’incontro, che ha evidenziato la capacità del libro di affrontare con uno sguardo ampio temi come il rischio bancario, la biodiversità del sistema creditizio e il valore della pluralità dei modelli imprenditoriali. Gatti ha inoltre richiamato l’importanza della ricostruzione documentale proposta dall’autore, capace di mostrare come il Credito Cooperativo abbia saputo utilizzare gli spazi lasciati aperti dalla normativa e dalle attese delle autorità di vigilanza per elaborare proprie forme di autoregolamentazione.

Su questa linea si è inserito Giovanni Petrella, Preside della Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative, che ha definito «pregevole» il lavoro di Cafaro per il suo duplice livello di lettura. Da un lato, una rigorosa ricostruzione di vicende bancarie e regolamentari, dall’altro, una riflessione più ampia sul rapporto tra Credito Cooperativo, vigilanza e processi di riforma. Petrella si è soffermato, in particolare, sul valore metodologico dell’opera, costruita attraverso il dialogo tra la ricostruzione degli eventi e le testimonianze di coloro che presero parte al progetto, offrendo così una chiave di lettura utile per comprendere il nesso tra assetti istituzionali, cultura cooperativa e regolamentazione.

Entrando nel merito del Fondo di Garanzia Istituzionale, Andrea Perrone, Vicedirettore del Centro di Ricerca sul Credito Cooperativo dell’Università Cattolica, ha ricordato come il progetto si ispirasse alle esperienze delle banche cooperative tedesche e austriache e fosse nato per affrontare una questione cruciale, ossia «come tenere insieme le esigenze delle singole banche cooperative e quelle della stabilità del sistema». La storia del FGI, ha spiegato, è la storia di una tensione dialettica tra autonomia e coordinamento. Non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza per riflettere sui percorsi di autoriforma del Credito Cooperativo e sulle ragioni che portarono, nel 2016, all’adozione di un diverso modello organizzativo.

Uno sguardo di lungo periodo è stato offerto da Francesco Cesarini, Emerito di Economia degli Intermediari Finanziari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha portato una testimonianza diretta su vicende poco conosciute. Cesarini ha ricordato come già alla fine degli anni Sessanta fossero stati elaborati progetti che anticipavano alcuni elementi poi riemersi nel dibattito sul FGI. In particolare, ha richiamato uno studio sui problemi gestionali delle casse rurali e il progetto di un testo unico elaborato insieme al giurista Ezio Maria Leo. Quel tentativo, ha ricordato, non ebbe successo perché prevedeva la creazione di livelli intermedi regionali, riducendo poteri e autonomia delle singole casse rurali. Una riflessione che, ancora oggi, richiama il tema del rapporto tra efficienza organizzativa e radicamento territoriale.

L’attenzione alla capacità di autoregolamentazione del sistema è stata ripresa da Augusto Dell’Erba, Presidente di Federcasse. Dal suo punto di vista, il Credito Cooperativo continua a vivere una fase di progettazione e di evoluzione, senza perdere di vista il valore delle autonomie territoriali. «Il Credito Cooperativo è un organismo vivente e pensante, sempre in movimento, capace di comprendere i cambiamenti e di predisporre strumenti adeguati per affrontarli». 

Il carattere umano e culturale di questo percorso è stato al centro dell’intervento di Alessandro Azzi, Presidente della Federazione Lombarda delle Banche di Credito Cooperativo e tra i protagonisti della stagione descritta nel volume. «Dalla mancata costituzione del FGI ho imparato molte cose», ha osservato. Ripercorrendo quella esperienza, Azzi ha richiamato il ruolo delle persone e delle relazioni nella storia del Credito Cooperativo, interrogandosi sulla capacità del sistema di compiere ulteriori passi avanti senza imposizioni dall’alto. Pur riconoscendo le difficoltà incontrate, ha espresso fiducia nel futuro del sistema cooperativo, fondato su «un localismo moderno capace di dialogare con la globalizzazione e di rinnovare il principio della mutualità che oltre 140 anni fa diede origine alle casse rurali».

La prospettiva internazionale è stata offerta da Alexander Gasser, Presidente di Raiffeisen Südtirol IPS, che ha illustrato l’esperienza dell’unico sistema di tutela istituzionale delle casse cooperative IPS realizzato in Italia: quello delle casse Raiffeisen dell’Alto Adige. Gasser ha evidenziato come questi strumenti siano orientati soprattutto alla prevenzione delle crisi, attraverso meccanismi mutualistici di condivisione dei rischi. Pur in un contesto diverso, ha detto, i valori restano gli stessi: sostenere il territorio e mantenere vivo il legame con le comunità locali, senza lasciarsi guidare esclusivamente dalla logica delle dimensioni e degli accentramenti.

A chiudere l’incontro è stato lo stesso Pietro Cafaro, docente di Storia economica in Cattolica, che ha ribadito il significato storico della vicenda ricostruita nel volume. Il tema della conciliazione tra radicamento territoriale, attenzione alle persone, sicurezza e stabilità accompagna infatti la storia del Credito Cooperativo fin dalle sue origini. «La vicenda del Fondo di Garanzia Istituzionale rappresenta un caso emblematico per comprendere le sfide che il movimento cooperativo continua ad affrontare. Una storia che non riguarda soltanto il passato, ma che invita a interrogarsi sul futuro di un modello bancario chiamato a creare valore non soltanto per i soci, ma per l’intera comunità».

 

Un articolo di

Agostino Picicco

Agostino Picicco

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