“Giuro di adempiere, secondo le mie capacità e il mio giudizio, a questo impegno: rispetterò le conquiste scientifiche ottenute con grande sacrificio dai medici sulle cui orme cammino e condividerò volentieri le conoscenze che possiedo con coloro che verranno dopo di me (…) Ricorderò che la medicina è arte oltre che scienza e che calore umano, empatia e comprensione possono avere un valore superiore al bisturi del chirurgo o al farmaco del farmacista”.
Commossi, orgogliosi e pieni di futuro: apparivano ed erano così le studentesse e gli studenti all’avvio del quarto anno del corso di laurea in Medicine and Surgery chiudendo coralmente, con la declamazione del Giuramento di Ippocrate, la White Coat ceremony, il 12 ottobre nell’Auditorium del campus di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Ciò che ormai non è più solo un rito di passaggio dal triennio biologico al triennio clinico, con l’ingresso nei reparti del Policlinico Gemelli, ma una vera e sentita tradizione della comunità universitaria del campus di Roma, si è aperta con i saluti della professoressa Maria Antonietta Gambacorta, vicepreside della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, che ha incoraggiato studentesse e studenti in un fondamentale momento di evoluzione del loro percorso, del dottor Daniele Piacentini, Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, che li ha accolti nella vita dell’ospedale, e di don Alessandro Mantini, docente di Teologia e Assistente pastorale nel campus di Roma che ha offerto loro parole di accoglienza spirituale e comunitaria.
La Ceremony è stata introdotta dal professor Giovanni Gambassi, presidente del Corso di laurea in Medicine and surgery: «Viviamo un momento di profondo cambiamento, la scienza e la medicina si stanno ridefinendo radicalmente, ma il camice bianco che gli studenti indosseranno oggi rappresenta ancora un richiamo forte, visivo ed emblematico: anche se siamo sempre più in grado di formulare diagnosi e proporre terapie, nessuna macchina potrà mai eguagliare quel livello di compassione e comprensione che continueremo a esigere per tutti noi, come pazienti e come esseri umani”. “D’ora in avanti – ha concluso - non si tratterà più soltanto di voti, ma di agire per un fine più alto. E non ho dubbi che tutti voi siate pronti a intraprendere questa avventura e a fare la differenza nella vita di ogni persona malata offrendo cure eccellenti con empatia, integrità e professionalità».
Dopo la Coating ceremony, in un Auditorium “vestito di bianco”, il professor Martin Bergö, Pro-rettore e membro del Comitato Nobel del Karolinska Institutet di Stoccolma – ha rivolto ai futuri medici le parole del suo Keynote Address.
«State per iniziare una nuova ed entusiasmante fase della vostra formazione, in un momento straordinario, in cui la scienza e la medicina progrediscono a ritmi senza precedenti, mentre la fiducia nella scienza e nella conoscenza è sempre più messa a dura prova dalla disinformazione – ha esordito il professor Bergö -. Il vostro compito sarà quello di accogliere questo progresso senza perdere mai di vista ciò che è al centro della medicina: l’integrità scientifica, la compassione e il rapporto di fiducia tra paziente e medico».
Al mattino il professor Bergö aveva incontrato nell’Aula Brasca del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” la comunità studentesca, medica e ospedaliera nella lezione-dialogo dal titolo "The Karolinska Institutet ecosystem: a Nobel prize environment for research and clinical activities", introdotta da Johan Berglund, Vice ambasciatore dell’Ambasciata di Svezia in Italia.
La conclusione solenne della White Coat ceremony è stata affidata al dottor Luca Capriati, Alumnus della Class 2024, che ha guidato la proclamazione solenne del Giuramento: «Ricorderò che non curo un grafico della temperatura né una massa tumorale, ma un essere umano malato, la cui malattia può influire sulla vita della sua famiglia e sulla sua stabilità economica. (…) Se non violerò questo giuramento, possa io godere della vita e dell'arte, essere rispettato finché vivrò e ricordato con affetto dopo la mia morte. Possa io sempre agire in modo da preservare le più nobili tradizioni della mia professione e possa a lungo sperimentare la gioia di guarire coloro che cercano il mio aiuto».
Responsabilità, servizio, fiducia, professionalità: con queste pietre miliari si orienterà il nuovo cammino dei futuri giovani medici. Con questa consegna ideale, con una nuova visione della realtà, si è chiuso il messaggio di Martin Bergö: «Vorrei, soprattutto, che oggi rifletteste sulla bellezza della scienza e sul senso di meraviglia che nasce dal comprendere sempre meglio il mondo e noi stessi».
La gioia di guarire, la fragilità dell’esistenza, la vita come impegno, la scienza e la conoscenza a servizio dell’umanità: da questo giorno un’altra generazione di giovani medici sta nascendo, seguendo quotidianamente le orme e gli insegnamenti di docenti e mentori e imparando che non sempre si può guarire una persona, ma sempre di ognuno ci si può prendere cura.
Perché oggi non si è ancora medici, ma già si inizia a vedere il mondo con uno sguardo diverso.