
News | TEDxUNICATT
Un progetto che cresce con gli studenti e lascia il segno
Da un’intuizione nata quasi per caso durante una chiacchierata tra amici alla nascita dell’associazione Lights Off. Viaggio nel backstage del TEDxUNICATT
| Giulia Baggiani
14 maggio 2026
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Che sarebbe stato un successo ce n’erano già le “tracce” come, d’altronde, recita il titolo stesso dell’evento. Lo si intuiva dal numero, 450, dei biglietti venduti; dai nomi interessanti degli speaker coinvolti; dal prestigio della location nel cuore di Milano. Stiamo parlando di Traces, la dodicesima edizione di TEDxUNICATT, che si è svolta domenica 10 maggio al Teatro dell’arte della Triennale.
L’evento è stato interamente organizzato da studentesse e studenti di varie facoltà dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, attraverso l’associazione culturale Lights Off: cinquanta studenti, che uniscono competenze e saperi differenti, in un progetto collettivo con un solo obiettivo: portare al pubblico idee, suggestioni e spunti di riflessione che meritano di essere ascoltati. Cinquanta studenti che – guidati e coordinati dai lead organizer Federico Iorio, Sara Maria Bonente e Alessandra Labia – hanno scelto di fare squadra per approfondire, scoprire e indagare possibili Traces: un vero e proprio invito a esplorare la realtà e la società che ci circonda, come un'infinita rete di segni lasciati nel tempo, pronti a essere raccolti.
Un invito che è stato accolto da sette speakers, provenienti da diversi ambiti: scienziati, docenti, scrittori, content creator che introdotti e presentati dal creative storyteller Mattia Stanga, hanno indagato, spiegato, stimolato riflessioni attorno al tema delle tracce che ognuno lascia, dentro e fuori di sé, compiendo qualcosa. Traces che non si perdono ma divengono memoria, ispirazione, risorse importanti a seconda di come sono interpretate e decodificate da ogni campo del sapere.
Dal diritto alla psicologia, dalla scienza all’educazione, alle nuove forme di comunicazione sono stati i temi al centro di Traces, e di una successione rapida e incisiva di talk intervallati da due performance live del corpo di ballo MoveOn Dance Academy che ha dato ritmo e attenzione ai concetti espressi, creando connessioni tra immagini e pensieri.
Giada Bianchetti, docente e ricercatrice della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università Cattolica, è stata la prima speaker a salire sul palco dei TEDxUNICATT. Leggere le tracce dell’invisibile il titolo del suo speech dedicato a illustrare come la scienza, attraverso tecnologie avanzate, decifra le tracce invisibili di processi biologici e metabolici, permettendo di comprendere e intervenire prima che i cambiamenti diventino evidenti. Bianchetti ha utilizzato la metafora della città e della sua rete sotterranea per spiegare come il metabolismo cellulare sia una rete invisibile che sostiene la vita. Ogni sintomo o cambiamento nel corpo è la traccia visibile di processi metabolici nascosti. La scienza, grazie a tecnologie come l'imaging metabolico e l'intelligenza artificiale, riesce a "illuminare" queste tracce invisibili, trasformando dati complessi in mappe dinamiche che raccontano lo stato e le trasformazioni delle cellule. Il lavoro del biofisico – ha spiegato infine la ricercatrice - consiste nel tradurre questi dati in informazioni biologiche utili. In sintesi, leggere le tracce dell'invisibile permette di capire e intervenire meglio sulla salute, anticipando problemi prima che diventino evidenti.
Un articolo di
Esserci è il primo passo è stato invece il titolo del secondo speech tenuto da Giulia Tariello, esperta di Relazioni Internazionali e già Youth Delegate presso le Nazioni Unite per l’Italia e l’UE, che ha rivolto un vero e proprio invito ai giovani a credere nel proprio potenziale di cambiare e influenzare il futuro attraverso azioni concrete, anche piccole, e l’uso strategico degli strumenti disponibili. «I giovani rappresentano il 50% della popolazione mondiale ma sono largamente esclusi dai processi decisionali» ha fatto presente Tariello, sottolineando come il cambiamento non nasce aspettando di avere un grande palcoscenico, ma compiendo azioni, anche piccole, ma concrete: un questionario, una proposta, un post sui social. Gli strumenti esistono — associazioni, piattaforme internazionali — e sono accessibili a chi decide di usarli. «Il vero ostacolo non è la mancanza di idee, ma il momento in cui si smette di crederci prima ancora di provarci» ha detto infine Tauriello, concludendo che il cambiamento è una somma di passi ripetuti: ogni voce che decide di essere presente lascia una traccia.
«Chi sono io? È la domanda più semplice e, allo stesso tempo, la più complicata del mondo». Ha aperto con questa domanda il suo speech Claudia Manzi, professoressa di Psicologia sociale dell’Università Cattolica, che ha ammesso di aver passato anni a rispondere a questa domanda. Cita poi il suo collega Constantine Sedikides che usa l’immagine di un giardino in continua evoluzione – con migliaia di fiori che sbocciano contemporaneamente – per rendere l’idea di che cosa è per lei l’identità. L'identità non è un'essenza fissa, ma un giardino vivo che fiorisce, o appassisce, a seconda del terreno in cui si trova. «Ogni ambiente che abitiamo è disseminato di tracce: segnali sottili, spesso invisibili, che ci dicono se siamo "al nostro posto" oppure no. Il cervello li legge in automatico, come un meccanismo antico di sopravvivenza. Questi micro-segnali — nel linguaggio, nelle interazioni, in chi prende parola e chi viene ascoltato — non sono neutri: plasmano e incidono sul senso di sé» ha spiegato la professoressa Manzi, osservando come la ricerca dimostra chiaramente che anche piccoli cambiamenti nelle "tracce" di un contesto — un messaggio più inclusivo, un collega che valorizza la tua competenza — possono essere istruzioni che dicono: 'qui puoi esserci, oppure qui non sei contemplato'. Sostanzialmente le nostre scelte comunicative e i nostri comportamenti professionali agiscono come istruzioni d'uso per chi ci sta di fronte: siamo tutti, consapevolmente o no, architetti dei contesti altrui.
Come il sistema giuridico cerchi di rispondere ai nuovi scenari del mondo attuale è stato invece il focus del talk intitolato La dipendenza da social: la condanna tra autorità e autonomia di Giulio Ponzanelli, docente di Diritto privato dell’Università Cattolica. Tra i più autorevoli studiosi nel campo della responsabilità civile, il professor Ponzanelli si è interrogato sui limiti e le possibilità della giustizia contemporanea. Lo ha fatto raccontando un recente caso giudiziario del 25 marzo scorso: una giuria di Los Angeles ha emesso una sentenza storica condannando Meta e Google per negligenza, ritenendole responsabili di aver progettato piattaforme social che creano dipendenza e causano danni alla salute mentale dei minori. Il verdetto, un caso pilota negli Usa, punta il dito contro lo infinite scroll e le notifiche continue. La condanna non riguarda i contenuti pubblicati dagli utenti, ma la struttura stessa delle piattaforme, progettata per catturare l'attenzione e innescare meccanismi di ricompensa dopaminergici simili a dipendenze. Tale sentenza è destinata a fare scuola: l’architettura delle piattaforme digitali entra tra i determinanti della salute mentale, provocando seri danni soprattutto ai più giovani. Un caso che apre una nuova fase nel rapporto tra tecnologia, diritto e sanità.
E dopo un giurista, cambiando totalmente registro, il palco di TEDxUnicatt ha ospitato Giovanni Maione, fondatore di UnifiedStars Run Club e ShelfyAI. Non esiste un'unica passione definitiva da trovare e seguire per tutta la vita: la propria identità e il proprio contributo al mondo si costruiscono attraverso una serie di esperienze diverse, anche apparentemente insensate, ognuna delle quali lascia una traccia. È questo, in sintesi, il messaggio dello speech di Maione che facendo infatti riferimento a tante delle sue passioni coltivate ed esperienze compiute negli anni - dal giocare a calcio, a correre maratone, a fondare startup — ha sottolineato come tutte queste cose abbiano contribuito insieme a formare la sua persona. Secondo Maione la chiave è imparare ad ascoltare la propria voce interiore, spegnendo il rumore esterno, e avere la grinta di seguire il proprio istinto anche quando gli altri non capiscono. «Le esperienze non devono durare per sempre per avere valore: contano per quello che forgiano dentro» ha affermato Maione, convinto che la traccia che ognuno può lasciare nel mondo è unica e irripetibile, proprio perché nessun altro ha vissuto esattamente la stessa storia.
Chi sono gli eroi di oggi che dovremmo presentare ai ragazzi come modello di riferimento? E’ invece quanto si è chiesto e ha chiesto al pubblico Andrea Maggi, insegnante e scrittore, precisando subito che per rispondere a questa domanda dovremmo prima domandarci chi fossero gli eroi nella classicità. Gli eroi della classicità non erano esseri perfetti, Ulisse per esempio – ha raccontato Maggi – era semplicemente un uomo desideroso di tornare a casa. Descriverli come modelli irraggiungibili è un errore perché insegna ad aspettare un salvatore esterno, invece di riconoscere il potenziale eroico dentro ognuno di noi. Per Maggi l’eroe moderno non ha poteri speciali ma è chiunque scelga «la conoscenza contro l’ignoranza, il dialogo e il confronto contro la volenza». Gli insegnanti ne sono un esempio: figure imperfette che cercano, con il loro operato, di lasciare un segno positivo in una società che troppo spesso ha normalizzato la prevaricazione, l’insensibilità, il non prendersi responsabilità.
A conclusione del ricco e articolato programma di talk, lo speech intitolato Il peso invisibile delle parole di Max Proietti, content creator e divulgatore di cronaca e true crime. Un titolo che conduce direttamente al tema che «Le parole non descrivono soltanto la realtà: la costruiscono. Ogni volta che raccontiamo una persona — in un articolo, in un giudizio, in una frase detta nel momento sbagliato — decidiamo quanto di quella persona siamo disposti a vedere» ha spiegato Proietti. Il problema è la semplificazione: è veloce, comoda, rassicurante «ma riduce un essere umano alla sua etichetta peggiore e lo chiude lì dentro. Una frase può durare dieci secondi e pesare dieci anni» ha osservato inoltre il content creator, sottolineando come questo vale per il giornalismo, ma anche per un insegnante, un genitore, un amico. «Il punto non è essere più gentili: è essere più giusti – ha infine detto Proietti -. Lasciare alle persone, anche dentro la verità più scomoda, uno spazio di umanità».
Se la mission di TEDxUNICATT Traces è stata quella di condividere idee di valore per stimolare pensieri e possibili progetti, nella convinzione che nulla si perde: le tracce diventano memoria, ispirazione, risorsa, rinascita. Se la sequenza degli speech dei vari speaker è stata concepita come un viaggio alla scoperta di segni che definiscono il tempo e la società attuale, per poterne lasciare altri, più consapevoli e nuovi. L’organizzazione dell’evento TEDx è stata una vera e propria avventura corale, che ha coinvolto cinquanta studentesse e studenti di tutte le facoltà dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Cinquanta sguardi sul mondo, cinquanta competenze e prospettive uniche che - lavorando fianco a fianco per due anni - hanno realizzato un grande laboratorio di “idee che vale la pena diffondere”.