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Un Piano che nasce dall'ascolto

19 aprile 2026

Un Piano che nasce dall'ascolto

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Nell'ambito della 102ª Giornata per l’Università Cattolica, il campus di Santa Monica a Cremona ha ospitato questa mattina l'evento "In dialogo sul futuro dell'Ateneo", dedicato alla presentazione del Piano Strategico 2026-2028. Un'ora di dialogo intenso, moderato da Simone Arrighi, Direttore di CR1, che ha riunito istituzioni, mondo imprenditoriale, docenti, studenti e personale dell'Ateneo attorno a una domanda comune: quale università per quale futuro?

La Rettrice Elena Beccalli ha aperto i lavori chiarendo subito la natura del documento: non un testo calato dall'alto, «bensì uno strumento che ha attivato un processo partecipato da attuare e monitorato nel tempo», costruito con tutte le componenti della comunità universitaria per armonizzare innovazione e tradizione, eccellenza e inclusione. Al centro, sempre, gli studenti, «da accompagnare attraverso relazioni autentiche alla comprensione di una realtà che necessita del loro talento trasformativo». Una identità precisa, ha aggiunto la Rettrice: «Vogliamo valorizzare la nostra natura di ateneo cattolico non profit, orientato a offrire percorsi formativi di qualità, ma anche di umanità».

Il Vescovo di Cremona, Mons. Antonio Napolioni, ha letto il Piano in chiave spirituale, descrivendo la Cattolica come «figlia di un'ispirazione di fede che riconosce la propria matrice nel disegno di Dio» e ricordando, con un tocco di leggerezza, che «chi è più al lavoro di noi per un piano strategico è Dio». Gli sforzi culturali e formativi dell'Ateneo, ha osservato, hanno «un orizzonte così alto che non ci lascia soli»: quello di una comunità educante che interpella le generazioni e si fa protagonista di umanizzazione.

Mons. Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico Generale dell'Università Cattolica, ha definito il documento «più che un piano strategico, un progetto visionario nel senso più profondo: non solo auspica la realizzazione di qualcosa, ma ha una visione ampia, profonda, rara e importante». Il suo cuore ispiratore? «Salvaguardare l'umano». Una risposta concreta ha sottolineato, alla «crisi cumulativa e al grande smarrimento» che vivono i giovani di oggi, cui il Piano offre gli strumenti per «pensare al futuro e realizzare i propri talenti».

L'omelia di Mons. Claudio Giuliodori

Il Sindaco di Cremona, Leonardo Virgilio, ha portato i saluti della città ricordando che la sfida educativa riguarda tutti. In un'epoca che «scambia la connessione con la profondità e la competenza con la sapienza», la vera missione dell'università è «non farsi trascinare dalle onde del presente, ma restare capace di orientare, di essere un faro». E alla città ha rivolto un invito chiaro: considerare l'università «non come una medaglia da esibire, ma come un'assunzione di responsabilità».

Nella seconda parte dell'incontro hanno preso la parola le voci che animano ogni giorno la vita dell'Ateneo. La Prorettrice Anna Maria Fellegara ha ricordato che «i docenti sono il volto della Cattolica che accoglie e accompagna» e che insegnare con passione e dedizione, riconoscendo il valore dell'altro, è l'unico modo per «toccare i cuori e formare nel senso più alto del termine». Il processo partecipativo del Piano, ha aggiunto, ha fatto emergere in tutta la comunità «la volontà di condividere».

Dal mondo delle imprese, Ruggero Rabaglia, HR Director Region Italy di Barilla, ha offerto una prospettiva netta: per l’evolversi dell’intelligenza artificiale e per l’accelerazione dell’evoluzione tecnologica, le conoscenze tecniche che si acquisiscono durante la formazione diventano presto obsolete, ma «la dimensione valoriale, che diventa etica del lavoro e poi etica manageriale», resta. «Umanità e integrità fanno lavoratori più interessanti per le aziende. Scegliere una persona con queste caratteristiche è una scelta di competitività».

Gli studenti hanno portato voci complementari e significative. Chiara Valenti, al terzo anno di Economia aziendale e Presidente della Consulta Interuniversitaria di Cremona, ha indicato nel dialogo con le istituzioni e il tessuto imprenditoriale locale la vera leva per il futuro del campus e ha riconosciuto come «l'Ateneo stia riuscendo, grazie alle reti di relazioni costruite, a trattenere in città gli studenti cremonesi e ad attrarne di nuovi da fuori». Philemon Mathew Rajan, studente indiano al secondo anno di Food Processing, ha raccontato la sua scelta con semplicità e calore: «Sono il prodotto di una società multiculturale. Ho scelto la Cattolica per l'eccellenza nell'agrifood e poi per… la Dolce vita», strappando un sorriso alla sala e confermando la crescente attrattività internazionale del campus cremonese.

Nadia Zannoni, del personale tecnico-amministrativo, ha chiuso il cerchio ricordando che il vero valore aggiunto del Piano è «la persona al centro» e che le tecnologie servono se liberano tempo per coltivare le relazioni: «Siamo stati, ciascuno nel suo ruolo, piccole particelle di un grande cambiamento».

A suggellare la mattinata è intervenuto il Cavalier Giovanni Arvedi, con parole che hanno toccato nel profondo: «La sola logica porta a qualcosa che tutti conoscono, che esiste già. Ciò che riesce a dare più futuro è lo spirito, che dà la possibilità di toccare ciò che non è ancora conosciuto». Orgoglioso di vedere questi luoghi storici «tornare a rifiorire grazie ai ragazzi e ai docenti», ha concluso con un invito e una promessa: «Siate propositivi con nuove idee, proposte e richieste. Grazie per questa giornata bellissima: ho visto rifiorire lo spirito, l'animo che dà senso a questi luoghi».

La giornata si era aperta nel segno della fede con la Messa celebrata da Mons. Claudio Giuliodori, che ha offerto alla comunità universitaria cremonese il momento spirituale proprio della Giornata dell'Università Cattolica: un'occasione per ricordare che il cammino dell'Ateneo affonda le radici in un'ispirazione che precede ogni piano strategico e accompagna ogni passo verso il futuro.

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

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