«Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi».
Con la celebre citazione di Dickens sull'Europa della Rivoluzione francese, Ursula von der Leyen ha aperto a Strasburgo il suo discorso sullo Stato dell'Unione 2026, fotografando un continente diviso tra due verità che convivono: mai così forte, mai così precario.
La presidente della Commissione rivendica i risultati di un'Unione che si è affrancata dal gas russo, è diventata la prima potenza commerciale al mondo, ha aumentato la spesa per la difesa dell'80% in cinque anni e ha saputo fare fronte comune per Ucraina e Groenlandia.
Ma accanto a questa Europa orgogliosa di sé, von der Leyen descrive un'Unione sotto attacco: nemici interni ed esterni, disinformazione, attacchi ibridi con droni, un'ostilità diffusa che punta a frammentare l'unità europea proprio mentre cresce il disagio dei cittadini per il costo della vita e della casa.
Tra i temi al centro del discorso: difesa, energia e clima, commercio, tutela della democrazia e regolamentazione dell'intelligenza artificiale, su cui l'Europa vuole fare squadra con partner come Canada, Norvegia e Regno Unito. Proprio il Canada è stato protagonista: il premier Mark Carney, ospite d'onore in emiciclo, ha ricevuto la proposta di superare la storica intesa commerciale CETA - Comprehensive Economic and Trade Agreement, accordo economico e commerciale globale - e di portare Ottawa a diventare il primo partner associato dell'Unione.
Il passaggio più toccante ha riguardato i minori: citando la storia di Oléa, quattordicenne belga morta suicida dopo essere stata vittima di cyberbullismo, von der Leyen ha proposto l'introduzione del Kids Act, che vieterebbe i social media sotto i 13 anni e gli account personali sotto i 15, con "mini-account" supervisionati dai genitori per la fascia intermedia.
Restano però non poche zone d'ombra. Sui tempi e i modi di realizzazione dell'Unione dei mercati dei capitali la presidente è rimasta vaga, così come sulla tutela della libera circolazione nell'area Schengen, messa in discussione dai ripristini illegittimi dei controlli alle frontiere da parte di alcuni Stati membri.
Poco spazio anche al bilancio pluriennale, tra dimensione complessiva e ricorso al debito comune, e soprattutto alle riforme istituzionali: mentre undici governi hanno scritto a inizio settembre per chiedere l'estensione del voto a maggioranza qualificata, a partire dalla politica estera, von der Leyen ha risposto convocando un nuovo Congresso della società civile europea, nel 2027, per il settantesimo anniversario dei Trattati di Roma.
In realtà le riforme necessarie, istituzionali comprese, sono note da tempo. La vera domanda, dopo questo discorso, è se resteranno promesse rimandate al prossimo anno o se la Commissione saprà mettersi alla guida di un gruppo di Paesi disposti a rompere lo status quo su agenda politica e riforme, accelerando dove l'unanimità blocca tutti gli altri.