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Corpo e neuroscienze al centro della formazione
Quando il movimento è già apprendimento: il seminario della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Cattolica per educatori e insegnanti
| Sabrina Cliti
17 aprile 2026
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C'è un filo che unisce i quartieri di Piacenza e passa attraverso le mani degli educatori di strada. Si chiama fiducia, si costruisce lentamente, un pomeriggio dopo l’altro, un ragazzo alla volta. E oggi, nel seminario "Stare per restare" organizzato dalla Facoltà di Scienze della formazione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Piacenza, quel filo è diventato materia di riflessione collettiva, con istituzioni, ricercatori e operatori seduti attorno allo stesso tavolo per fare il punto su cinque anni di lavoro e, soprattutto, per immaginarne il futuro.
Il professor Pierpaolo Triani, docente ordinario di Pedagogia alla Facoltà di Scienze della Formazione a Piacenza, ha tracciato con chiarezza le coordinate di questo momento: «Il lavoro presentato rappresenta insieme un punto di arrivo e un punto di partenza». Punto di arrivo di un percorso pluriennale condotto dall'equipe degli educatori di strada, supervisionato proprio dalla Cattolica, che ha consentito di affinare progressivamente una metodologia di intervento. Ma anche punto di partenza: «L'auspicio emerso con forza in questi anni e ribadito anche nell’appuntamento di oggi è che il lavoro di strada sia considerato un dispositivo permanente degli interventi del territorio, capace di entrare in sinergia con altri dispositivi educativi». Una posizione netta, quella di Triani, che chiama in causa la necessità di un lavoro interistituzionale strutturato, nel quale l'Università Cattolica, e in particolare con il corso di laurea Scienze dell'educazione e della formazione, possa fungere da riferimento stabile tanto per la riflessione teorica quanto per la pratica sul campo.
Il seminario, organizzato dal Dipartimento di Pedagogia e dal Centro Studi per l'Educazione alla Legalità con il patrocinio del Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Piacenza, ha ripercorso un'esperienza che affonda le radici nel 2021, con il progetto "Crescere in sicurezza", e che da allora non si è mai interrotta, rinnovandosi nei progetti "#Ontheroad", "Vega" e, da ultimo, "Sirio". Protagoniste della rete educativa: l'associazione Laboratorio di Strada Odv, il gruppo informale Educatori di Strada, la cooperativa sociale L'Arco e il Centro Sociale Papa Giovanni XXIII. Una “coalizione” di soggetti che ha dimostrato come il lavoro di comunità non si improvvisi, ma si sedimenti nel tempo.
Gli educatori hanno raccontato la loro esperienza attraverso quattro parole-chiave, animare, connettere, riflettere, sostare, che non sono semplici categorie descrittive, ma vere e proprie posture professionali. Lorenzo De Carli, Irene Magistrali, Davide Delbò e Federico Mandelli hanno restituito la complessità di un lavoro che si svolge fuori dagli uffici e dagli sportelli, nei parchi e nelle piazze, là dove i ragazzi si trovano davvero. Un lavoro che ha insegnato come emerge dalla pubblicazione "Benessere di comunità. Il valore dell'educativa di strada", presentata in occasione del seminario, che il disagio giovanile non è quasi mai un fatto individuale, ma il prodotto di fragilità familiari, precarietà economica, isolamento sociale. E che solo un approccio non giudicante, paziente, capace di costruire fiducia nel tempo, riesce ad aprire varchi là dove le politiche ordinarie non arrivano.
Sul versante istituzionale, il seminario ha confermato la volontà del Comune di Piacenza di continuare a investire in questa direzione: dalla fine di marzo a settembre 2026 sono già programmate oltre settanta uscite degli educatori nei quartieri cittadini, affiancate da attività ricreative e sportive e dalla presenza degli street tutor, in un sistema che ambisce a funzionare come antenna capillare sul territorio. «Una delle parole chiave che emerge dalla pubblicazione dedicata all'educativa di strada» ha sottolineato la sindaca Katia Tarasconi «è il termine connessione. Con le ragazze e i ragazzi che gli operatori incontrano ogni giorno, perché a loro si rivolge innanzitutto questo percorso. Con tutti i servizi del territorio, perché alla base c'è un confronto imprescindibile e un impegno collettivo con il mondo della scuola, le forze dell'ordine, le istituzioni socio-sanitarie e il terzo settore. Infine, ma certo non ultima per importanza, c'è la correlazione con la comunità, perché l'educativa di strada è un elemento chiave nei processi di rigenerazione urbana».
Al termine dei lavori, emerge qualcosa che va oltre i numeri e i progetti: la consapevolezza che stare, con continuità e senza fretta, è la condizione necessaria per restare. Restare nella vita dei ragazzi, restare nei quartieri, restare come presidio educativo di una comunità che sceglie di non abbandonare i propri margini.
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