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AI nel food system, la vera sfida è essere pronti a governarla

06 ottobre 2026

AI nel food system, la vera sfida è essere pronti a governarla

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Non una certificazione da ottenere, ma una capacità organizzativa da allenare. È questa una delle chiavi emerse al Food Talk SMEA dedicato alle sfide dell’intelligenza artificiale nel food system, che ha riunito al campus Santa Monica una folta partecipazione di esponenti delle aziende dell’agrifood. Al centro dell’incontro, la AI readiness del settore, analizzata anche attraverso una survey SMEA rivolta a studenti, alumni e manager delle aziende partner.

«Stiamo parlando di una rivoluzione» ha sottolineato Edoardo Fornari, direttore SMEA . «L’AI sta portando un vero e proprio effetto disrupting, che mette in discussione i paradigmi a cui sono abituati gli operatori del food system». Un settore tradizionale, dunque, che si sta attrezzando per affrontare una trasformazione destinata a incidere profondamente sulle organizzazioni. «Servono competenze hard, tecniche, per governare queste straordinarie potenzialità, ma il nostro punto di vista come Università Cattolica è lavorare soprattutto sulle competenze soft e sulla consapevolezza, quindi su un aspetto culturale e su un approccio sociale a questa rivoluzione, di responsabilità etica e sociale».

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

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I dati restituiscono un quadro in evoluzione: il 71% delle organizzazioni ha progetti di AI, ma solo una su cinque la utilizza in modo pervasivo in diverse funzioni. L’89% la impiega almeno in una funzione, mentre solo il 37% rileva un impatto positivo sull’efficacia economica. Il rischio, dunque, non è non utilizzare l’AI, ma farlo senza sapere chi la governa in azienda, con quali dati e dove genera valore.

La readiness diventa così soprattutto consapevolezza e capacità di discernimento: una bussola per orientarsi tra opportunità e rischi. «Non basta adottare le tecnologie: bisogna essere in grado di utilizzarle e di integrarle all’interno dell’organizzazione», è stato sottolineato nel corso del dibattito. E la formazione assume un ruolo decisivo, anche alla luce dell’evoluzione del mercato del lavoro: le richieste di competenze legate all’AI negli annunci sono cresciute del 93%, mentre il 76% delle offerte di lavoro ad alta qualificazione richiede competenze connesse all’intelligenza artificiale.

Per Fornari, questa riflessione chiama in causa anche la dimensione umana. Richiamando la Magnifica Humanitas di Leone XIV, ha sottolineato come la tecnologia, anche nella sua forma più evoluta, non debba essere considerata antagonista dell’uomo. «L’AI non può sostituire l’intelligenza umana» ha osservato. «Dobbiamo considerarla come un’occasione di miglioramento di alcuni elementi di performance organizzativi, di efficienza e di efficacia». Di fronte alla sua potenza e pervasività, diventa quindi necessario assumere piena coscienza degli effetti sul piano sociale, etico e morale.

Un passaggio fondamentale per introdurre in modo efficace l’AI in azienda è quello della valutazione della maturità aziendale, come ha spiegato Michele Falzetta, direttore generale di Latteria Soresina. «Il primo passo che un’azienda dovrebbe fare è un assessment per valutare il grado di maturità digitale necessario ad affrontare una trasformazione». Processi, tecnologia e cultura sono, secondo Falzetta, i tre elementi da considerare: «L’ultimo, la cultura aziendale, è il più difficile. Per questo la formazione è fondamentale». L’AI, ha aggiunto, rappresenta una grande opportunità, ma deve essere introdotta in modo organizzato, con un approccio top down, per evitare entropia all’interno delle aziende.

Anche Sonia Di Capua, PMO e responsabile Selezione, Formazione e Sviluppo di Coop Lombardia, ha posto al centro le persone: «Il cambiamento più grande che l’AI sta portando nella nostra cooperativa riguarda le competenze. L’AI è un acceleratore di soft skills». Per un suo utilizzo consapevole occorre «creare spazi di confronto e occasioni di contaminazione positiva tra competenze ed esperienze».

La riflessione ha infine toccato il terreno giuridico con Alessandro Vercellotti, Avvocato del Digitale® e founder di Legal for Digital, che ha evidenziato come la velocità di evoluzione dell’intelligenza artificiale non sempre trovi un corrispondente aggiornamento del quadro normativo. Per le imprese, anche questa è una sfida da affrontare con consapevolezza, capacità di valutazione e attenzione alle responsabilità.

Il Food Talk SMEA ha così messo in luce un concetto cruciale: la vera AI readiness non coincide con la quantità di tecnologia adottata, ma con la capacità delle organizzazioni di comprenderla, governarla e integrarla responsabilmente. Ed è proprio su questo terreno che formazione, cultura e consapevolezza possono fare la differenza

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