La cacio e pepe è il suo cavallo di battaglia, ma tra cucina molecolare e botanica Alessandro Borghese preferisce quella della nonna. Il piatto che gli ricorda casa è la pasta patate e provola insegnatagli dallo zio Tonino, che a New York ha mandato in visibilio 150 americani in una cena organizzata per celebrare la cucina italiana come patrimonio immateriale.
Da questa semplicità, fatta di memoria e identità, ha preso avvio in Cattolica il Luxury Food Talk, alla presenza della pro-rettrice vicaria dell’Università Cattolica, professoressa Anna Maria Fellegara e promosso da ALMED e SMEA, con lo chef in dialogo con la giornalista Annalisa Cavaleri e il professor Sebastiano Grandi.
«La cucina è un gesto d’altruismo, è l’atto di darsi a qualcuno. La memoria gustativa è importantissima, il cibo ha lo stesso potere evocativo della musica. Conoscere i prodotti e le materie prime nostre è il vero lusso», ha detto Borghese. Per Cavaleri, autrice di Luxury Food, «oggi il lusso non è più spendere tanto: è il tempo, il territorio, l’ingrediente selezionato».
Tre i concetti su cui la professoressa Mariagrazia Fanchi, direttrice di ALMED, ha chiesto di concentrare l’attenzione. Il primo è il legame tra cibo e cultura, «driver fondamentale di valorizzazione di memoria e identità». Il secondo è la nuova concezione del lusso, che «non è possesso, ma esperienza e che non è definito dal costo, bensì dal significato e dalle emozioni che genera». Il terzo riguarda il ruolo delle persone: il lusso, ha detto, «è fortemente legato alle persone e ai soggetti». Per valorizzare tutto ciò, ha concluso, «occorrono competenze specifiche».