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Caracciolo: «L’AI è una rivoluzione antropologica, rischiamo la deumanizzazione»

21 ottobre 2026

Caracciolo: «L’AI è una rivoluzione antropologica, rischiamo la deumanizzazione»

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L’intelligenza artificiale ci sta disumanizzando? Con questa domanda si è aperta venerdì sera, nell’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, la 26° edizione di Cives, il corso dell’Università Cattolica realizzato in collaborazione con la Diocesi di Piacenza-Bobbio, intitolato quest’anno "Intelligenza cercasi". La prolusione è stata affidata a Lucio Caracciolo, giornalista, analista geopolitico e direttore di Limes, davanti a una platea gremita e attenta.

Caracciolo ha chiarito subito il suo punto di vista, quello della geopolitica e non della tecnologia, e il quadro che ne è uscito non lascia spazio a facili entusiasmi. «Su 100 brevetti di AI, 70 sono americani, 25 cinesi, 2 europei e zero italiani: è un quadro piuttosto triste e che rappresenta in maniera realistica un gap tra le due grandi potenze e il resto del mondo, che credo sia difficilmente recuperabile», ha detto. L’AI, ha spiegato, «è oggi la posta in gioco principale della contesa mondiale tra Cina e Usa l’unità di misura principale di chi è più avanti e chi più indietro a livello geopolitico».

Una partita che ha una dimensione molto concreta. «Noi abbiamo un’idea eterea dell’IA, ma l’AI è molto fisica», ha osservato. I data center richiedono enormi risorse elettriche e idriche. Si apre quindi una battaglia economica per il controllo delle materie prime, che passa anche dall’Artico e dallo scioglimento dei ghiacci: «Da qui l’interesse delle potenze mondiali per l’artico e degli Usa per la Groenlandia»

Il cuore dell’intervento è stato però l’aspetto culturale del fenomeno. Caracciolo è partito dalla «super-intelligenza» di cui parla Trump, cioè il tentativo di costruire qualcosa di superiore all’intelligenza umana. «Oggi lo consideriamo ancora uno strumento, ma è soprattutto un soggetto in formazione», ha detto. Un soggetto destinato a cambiare il nostro modo di vedere il mondo e il principio di responsabilità. «L’AI tenderà a produrre una sua propria realtà e ci convincerà con argomentazioni salde che quella realtà è credibile». È un rischio serio in una guerra culturale, che si gioca sulla capacità di persuadere attraverso verità costruite. «Si mette in discussione il principio di responsabilità: chi dice cosa sia credibile?».

Caracciolo ha invitato a «tenere una certa freddezza nell’analisi», ma l’elenco dei rischi è lungo. Ci sono le armi autonome, già comparse sul fronte ucraino, e il declino cognitivo che accompagna lo sviluppo dell’AI. Poi c’è l’effetto della crisi della parola e delle lingue, con il pericolo di impoverire il pensiero e omogeneizzare le culture. Sullo sfondo resta lo scenario militare: «Credo che in futuro sarà l’IA a decidere i conflitti armati».

Il direttore di Limes ha poi indicato la presa di potere delle grandi imprese tecnologiche, («con il secondo mandato di Trump si è instaurato una sorta di rapporto di cuncubinato tra la politica e le compagnie big tech che hanno piazzato nell’apparato statunitense dello stato propri funzionari e tecnici, di fatto causando uno svuotamento della sua funzione pubblica») con il pericolo che anche Italia ed Europa vengano colonizzate dalle grandi potenze e subiscano un dominio di nuovo tipo, di matrice economica. E poi il paradosso: chi produce l’AI è il primo a mettere in allarme sulle sue potenzialità distruttive.

In conclusione, Caracciolo ha allargato lo sguardo. «Stiamo involontariamente partecipando a un processo di deumanizzazione della società», ha avvertito. Il nostro modo di pensare e di essere, formato da accumuli millenari, «può virare in maniera brusca e incontrollabile». Per descrivere il cambio di paradigma ha usato l’immagine di una nuova specie umana: dal Neanderthal all’Homo Sapiens Sapiens, fino a un salto verso qualcosa di sovrumano. «Una vera e propria rivoluzione antropologica e culturale». E conclude: «Siamo all’alba di un cambiamento epocale che rischia di alterare i tratti stessi dell’umanità. È questa la frontiera da difendere».

Dopo l’intervento si è aperto un vivace dibattito con la sala. Il prossimo appuntamento di Cives è in Cattolica, campus di Piacenza, il 23 ottobre con Eugenio Tacchini, docente di Informatica dell'Ateneo.

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

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