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Citizen science, così si avvicinano i giovani alla ricerca scientifica

02 marzo 2026

Citizen science, così si avvicinano i giovani alla ricerca scientifica

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Imparare sul campo, anzi, nel campus. Fianco a fianco con gli scienziati della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Accade nel campus di Piacenza, dove due classi del liceo scientifico Melchiorre Gioia e una classe del liceo scientifico Lorenzo Respighi hanno partecipato al percorso di Formazione scuola-lavoro “Citizen science e fermentazioni: scopriamo insieme l’evoluzione microbica del kefir”, grazie all’impegno del team coordinato da Claudia Cortimiglia, docente di Microbiologia agraria dell’Università Cattolica, in collaborazione con la Funzione marketing, orientamento e recruitment dell’ateneo.

«Abbiamo voluto coinvolgere le studentesse e gli studenti in una vera e propria attività scientifica» ha spiegato la professoressa Cortimiglia. «Dopo un’introduzione sul tema della fermentazione, partendo dal grano da cui ha origine il kefir, un latte fermentato con radici antichissime, il ruolo degli studenti è stato duplice: ognuno di loro si è occupato, a casa propria, di rilevare qualche dato, come il pH e la dimensione del grano. Hanno quindi analizzato il kefir dopo due, tre e quattro settimane. Successivamente, abbiamo fatto un’analisi microbiologica e un’analisi molecolare nei laboratori del campus di Piacenza». 

I dati raccolti sono stati presentati durante un evento finale, venerdì 27 febbraio. «L’attività di Citizen science, nella quale persone non professioniste partecipano volontariamente a progetti di ricerca scientifica, raccogliendo o analizzando dati, è importante per capire come i consumatori vivono questo tipo di esperienze, e come esse, in questo caso, rendono loro consapevoli dell’importanza degli alimenti fermentati e del reale ruolo dei batteri» aggiunge Cortimiglia. «Questa iniziativa, però, è interessante anche per il nostro ateneo, perché avvicina le generazioni più giovani a un luogo di ricerca scientifica avanzata come il campus di Piacenza dell’Università Cattolica e, più in generale, al mondo della ricerca scientifica. Il nostro lavoro, infatti, spesso non è sufficientemente conosciuto. Mi ha colpito molto l’impegno di questi giovani studenti, attenti, interessati e bravi anche dal punto di vista tecnico».

«Il percorso di Formazione scuola-lavoro si è rivelato un’esperienza altamente formativa per i nostri studenti, offrendo loro la possibilità di sperimentare e utilizzare tecniche innovative che normalmente non vengono approfondite nel contesto scolastico tradizionale» raccontano le docenti del liceo Gioia. «L’organizzazione dell’Università Cattolica è stata eccellente, con spiegazioni chiare e precise che hanno facilitato la comprensione delle attività e hanno favorito un apprendimento efficace e coinvolgente. Inoltre, la finalità orientativa del progetto, arricchita dalla partecipazione ai laboratori all'interno dell’università, ha permesso agli studenti di acquisire competenze tecniche e di lavoro in team, rafforzando la consapevolezza del proprio percorso futuro».

«È stata un’esperienza formativa e coinvolgente» aggiungono le docenti del liceo Respighi. «Gli studenti sono entrati in contatto diretto con il mondo della ricerca universitaria. Il valore aggiunto è stato trasformare un’attività apparentemente semplice, come la produzione del kefir, in un vero percorso di ricerca scientifica: dal monitoraggio domestico alla raccolta sistematica dei dati, fino alle analisi microbiologiche e molecolari nei laboratori universitari, le ragazze e i ragazzi hanno potuto sperimentare concretamente il metodo scientifico, rafforzando così competenze pratiche, capacità di analisi e consapevolezza scientifica. Questo progetto ha rappresentato un ponte reale tra scuola e università: non solo orientamento, ma partecipazione attiva alla scienza, rendendo gli studenti veri protagonisti del proprio apprendimento, e più consapevoli delle future scelte».

Un articolo di

Francesco Berlucchi

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