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Il pluralismo educativo, una scelta ancora possibile

28 febbraio 2024

Il pluralismo educativo, una scelta ancora possibile

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Se il pluralismo educativo garantisce la democrazia dello Stato tramite la libertà di scelta dei genitori, l’aver impedito nei fatti per decenni la realizzazione di questo importante diritto, crea un sistema scolastico classista, regionalista e discriminatorio. È questa la tesi sostenuta nel saggio Il pluralismo educativo. Una scelta ancora possibile” (editrice Morcelliana), scritto da suor Anna Monia Alfieri, religiosa delle Marcelline, laureata in Università Cattolica in Giurisprudenza nel 2001 e in Economia nel 2007, esperta di politiche scolastiche, collaboratrice di Altis Graduate School of Sustainable Management per l’organizzazione dei corsi di Alta Formazione per gli Istituti Religiosi e per la docenza degli stessi, e nota al grande pubblico proprio per il suo costante impegno in favore delle scuole paritarie.

Un grido di allarme, il suo, espresso chiaramente durante la presentazione del volume, promossa da Altis il 26 febbraio, con autorevoli rappresentanti del sistema scolastico moderati dal giornalista televisivo Mario Giordano che ha riconosciuto all’autrice «una passione unica per un tema difficile».

Un confronto tra diversi attori che, come ha detto la General Manager Altis Alessia Coeli, «portano avanti una concreta proposta di valore, nella consapevolezza che la scuola e l’università hanno un ruolo importante e devono rendersi parte attiva per costruire un’alleanza dove ognuno svolga il suo compito in base alle proprie competenze».

La situazione concreta vissuta dalle famiglie, in relazione all’istruzione dei figli e alla relativa scelta circa le scuole in cui farli studiare, è stata illustrata da Catia Zambon, presidente dell’Associazione nazionale Genitori Scuole Cattoliche. «A una libertà di scelta educativa formale non corrisponde quella sostanziale. Le famiglie che scelgono le scuole paritarie, infatti, non solo pagano le tasse ordinarie che comprendono anche l’istruzione, ma in più pagano le rette per i costi che non vengono coperti dai contributi che lo Stato dovrebbe dare nel momento in cui le riconosce. Siamo in un monopolio statale per istruzione ed educazione, e le famiglie possono scegliere solo se in grado di pagare rette molto alte. Del resto, lo Stato non ha interesse a fare concorrenza a se stesso. Questo disagio tocca le famiglie del ceto medio alle prese con i costi del mutuo e del vivere quotidiano. Occorre capire che il servizio è pubblico, anche se chi lo gestisce non è lo Stato».

Alcuni numeri, snocciolati da suor Monia Alfieri, possono essere d’aiuto per comprendere la situazione in cui versano le scuole paritarie in Italia: nel 2007 sul territorio nazionale erano 13.252 con 1.245.346 studenti; i dati relativi all’anno scolastico in corso ci dicono che le scuole sono scese a 11.426 con 770.130 studenti. In sostanza, hanno chiuso 1.826 scuole, con una perdita di studenti pari a 475.216 unità, e ciò non è dovuto al calo demografico. Il pluralismo educativo risulta, di conseguenza, gravemente compromesso, soprattutto al Sud, dove la percentuale oscilla tra il 4 e il 10%.

Serve, pertanto, porre fine al declino della scuola paritaria. Ad auspicarlo è stato padre Luigi Gaetani, presidente della Conferenza Italiana Superiori Maggiori, che ha parlato dell’ambiente scolastico anche come luogo di gestone di sogni, attese, speranze delle persone. «L’annientamento del pluralismo culturale è premessa per lo scontro sociale all’interno del Paese che non avrà gli strumenti per colmare le differenze ed evitare l’impoverimento della cultura».

Eppure, ha rimarcato il presidente Compagnia delle Opere – Opere Educative Massimiliano Tonarini, «nella scuola si impara la cultura e a stare al mondo, è un luogo di relazione e di aggregazione anche per i genitori tra loro, è agenzia educativa, e se non funziona è un problema. La scuola nasce sul territorio ed è importante rivedere il sistema di finanziamento».  

Di qui l’importanza dell’intervento della politica. Un aspetto quest’ultimo su cui si è soffermata Simona Tironi, assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro di Regione Lombardia, illustrando il sistema dei voucher di Regione Lombardia per gli studenti delle scuole paritarie, esperienza che vede analogo provvedimento solo in Veneto e Piemonte, con penalizzazione delle famiglie delle altre regioni italiane. «Si tratta di un modello esportabile, di natura più culturale che economica. Occorre capire cosa le scuole paritarie rappresentano sul territorio, quanto costa uno studente e quali risorse sono a disposizione. Lo dico come decisore politico, occorre investire nella paritaria per la qualità che rappresenta e perché la libertà di scelta è il nostro principio cardine, come mettere al centro la persona e dare alle famiglie la possibilità di scegliere la scuola migliore». Un modo per premiare il merito e dare lezioni di positività ai ragazzi.

Come uscire allora da un simile impasse? Per suor Alfieri le uniche vie attualmente percorribili sono: garantire ai genitori l’esercizio libero (ossia a costo zero) del loro diritto precipuo a scegliere la scuola per i loro figli; rifondare scuole paritarie che diano un’alternativa solida alla deprivazione culturale di cui il nostro Paese sta soffrendo da decenni con i risultati sociali, culturali ed economici che sono sotto gli occhi di tutti.

«Bisogna emancipare i più poveri ed evitare il divario tra Nord e Sud. La scuola paritaria nella vulgata comune è la scuola dei ricchi, ma qui c’è una battaglia di civiltà e una battaglia politica. La povertà educativa tocca le aree più povere del Paese, e lo si è verificato durante la pandemia da Covid quando trecentomila alunni disabili e un milione di studenti non sono stati raggiunti dalla Dad. Ai tempi delle leggi razziali Liliana Segre fu allontanata dalla scuola pubblica e fu accolta da una scuola di religiosi. Pertanto, solo il pluralismo educativo garantisce la salvaguardia della democrazia».

Un articolo di

Agostino Picicco

Agostino Picicco

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