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Conoscere l’Islam per costruire il dialogo

05 novembre 2026

Conoscere l’Islam per costruire il dialogo

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A sessant’anni dalla dichiarazione conciliare Nostra aetate, la conoscenza reciproca resta una condizione essenziale per il dialogo tra cristiani e musulmani. In questo orizzonte si collocano le Schede per conoscere l’Islam, frutto della collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI). Il progetto amplia il percorso già avviato dalla CEI con le sedici schede per conoscere l’ebraismo, presentate nel 2023. L’esperienza maturata con l’ebraismo viene così estesa a un’altra tradizione, con l’obiettivo di offrire alla scuola strumenti analoghi per una conoscenza accurata. Dopo la prima presentazione al PISAI nel novembre 2025, il volume sull’Islam è stato presentato nuovamente a Roma il 21 ottobre 2026, presso Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.

Quanto ai contenuti, il lavoro raccoglie undici schede, disponibili in italiano e in inglese, pensate anzitutto per il mondo della scuola e per l’insegnamento della religione cattolica (IRC). Si parte dalle domande fondamentali - che cos’è l’Islam, quale storia lo attraversa, quali sono i suoi riferimenti di fede e il ruolo del Corano - per arrivare alla pratica religiosa, alla comunità (umma), alla spiritualità, alla presenza musulmana in Italia e alla sfida del dialogo interreligioso. Una scheda specifica mette a fuoco convergenze e divergenze tra cristianesimo e Islam. Le finalità formative del progetto sono illustrate dall’Ufficio CEI per l’educazione, la scuola e l’università, mentre il sito dell’UNEDI consente di consultare e scaricare il volume e le singole schede.

Un altro aspetto qualificante è il metodo con cui sono stati elaborati i materiali. Le schede sono il risultato di un lavoro condiviso tra studiosi cristiani e musulmani, fondato sul rispetto delle differenze e sul rigore delle fonti. Alla presentazione del volume, don Valentino Cottini, Adnane Mokrani e Nadjia Kebour hanno illustrato alcuni aspetti della metodologia di un progetto al quale hanno contribuito numerosi altri studiosi e studiose. Le schede non appiattiscono le distanze né propongono una rappresentazione idealizzata dell’Islam; offrono, piuttosto, strumenti per descriverne la pluralità, distinguendo la religione dalle sue espressioni storiche e culturali e dall’islamismo politico. In questo modo aiutano a evitare generalizzazioni e a restituire la complessità delle tradizioni musulmane.

È proprio in ambito scolastico che tutto ciò assume particolare rilievo, perché le domande degli studenti si intrecciano spesso con immagini parziali dell’Islam diffuse nello spazio pubblico. Per superare queste semplificazioni, conoscere l’Islam non significa ignorare conflitti e radicalismi; significa, piuttosto, riconoscere che tali fenomeni non esauriscono la vita religiosa di milioni di musulmani. Di conseguenza, materiali affidabili aiutano docenti e studenti a distinguere e contestualizzare i fenomeni e a discuterne con maggiore consapevolezza, contrastando così pregiudizi e analfabetismo religioso. Inoltre, la struttura modulare permette di affrontare i singoli temi o di inserirli in percorsi più ampi; in entrambi i casi, l’insegnante può collegare le nozioni alle domande che emergono in classe, promuovendo una didattica aperta al confronto e attenta alle fonti.

Le schede proseguono così, sul terreno educativo, il cammino aperto da Nostra aetate: una conoscenza dell’altro che nasce dal rispetto e può diventare responsabilità condivisa. A questo percorso offre una cornice anche la recente Nota dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso, Un cammino di speranza, che, nel fare memoria dei sessant’anni della dichiarazione conciliare, ripercorre i frutti e le sfide del dialogo interreligioso e richiama la necessità di approfondirne la pedagogia. In questa prospettiva, la scuola è uno dei luoghi in cui il dialogo prende forma ogni giorno: non soltanto trasmettendo informazioni, ma offrendo occasioni per ascoltare, verificare le proprie rappresentazioni e riconoscere nell’incontro una possibilità di cittadinanza condivisa.

 

Foto di Pexels da Pixabay

Un articolo di

Antonio Cuciniello

Antonio Cuciniello

Ricercatore in Storia dei paesi islamici - Università Cattolica

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