
News | Lauree di famiglia
Francesca e Chiara: due generazioni, una sola Facoltà
Madre e figlia, accomunate dalla stessa passione hanno scelto entrambe Scienze linguistiche e letterature straniere. Il loro racconto
| Graziana Gabbianelli
05 novembre 2026
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Per la famiglia Noseda l’Università Cattolica del Sacro Cuore non è stata solo un titolo di studio, ma un’eredità da tramandare. Papà Massimo, alumnus della Facoltà di Economia e commercio, mamma Giusi e le figlie Federica e Viola, tutte laureate alla Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere ricordano i loro anni bellissimi e indimenticabili nell'Ateneo di largo Gemelli; raccontando le ragioni della loro scelta, i docenti che hanno lasciato il segno e il valore umano e professionale di un’esperienza che, pur diversa per ciascuno, continua a unire la famiglia. E a renderli orgogliosi di far parte della grande Community Alumni.
Un’università si può lasciare alle spalle con la laurea, oppure può diventare un’eredità, un patrimonio di famiglia. Così è stato per la famiglia Noseda.
Il treno preso ogni mattina, anche nei giorni senza lezione. L’aula G, dove si poteva chiacchierare, le lezioni appassionate dei professori, le amicizie continuate nel tempo sono i ricordi con cui Massimo Noseda e Giuseppina – per tutti Giusi - Antoniazzi descrivono i loro anni di studio in Università Cattolica. Ricordi che sono stati i racconti con cui le figlie Federica e Viola sono cresciute, prima di scegliere di seguirne le orme nell’Ateneo del Sacro Cuore.
Per Massimo, laureato in Economia e Commercio, gli anni universitari sono «un ricordo bellissimo». Frequentava le lezioni con regolarità: «anche quando non ne avevo, prendevo il treno ogni mattina, non mi pesava essere uno studente pendolare, perché ero sempre in compagnia». Tra i suoi luoghi preferiti e che rammenta c’era la «mitica aula G», dove si poteva scambiare due parole, al contrario della biblioteca, dove «i bidelli erano severissimi». Un rigore che torna anche nei ricordi di sua moglie Giusi, alumna della Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere, che di quel custode - soprannominato il “Cerbero” - ricorda l’intransigenza davanti al minimo scambio di parole tra studenti e il fatto che anche quello «è stato un insegnamento, a suo modo».
Anni belli e indimenticabili quelli nell’Ateneo di largo Gemelli, anche se per Giusi l’università è stata fatta anche di momenti di apprensione: «la bocciatura in Glottologia, la sola, con Giuseppe Restelli, il professore più severo mai incontrato», «i volumi enormi da studiare per l’esame di "Storia d’Inghilterra"». Anni vissuti e ritenuti ugualmente “belli e indimenticabili” anche per le figlie Federica e Viola, entrambe laureate della Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere, che, a distanza di decenni, non hanno dubbi nel definirli «intensi ma meravigliosi, ho amato ciò che ho studiato grazie a docenti competenti che mi hanno fatto appassionare alle loro discipline» e a sottolineare come «oltre ad avermi dato una eccellente preparazione, mi hanno regalato persone straordinarie, con le quali ho stretto legami che vanno oltre le aule universitarie».
E se il ricordo positivo accomuna i pensieri per la propria università, diverse sono le strade, nella famiglia Noseda, che hanno portato in Cattolica. Per Massimo, cresciuto in una famiglia di estrazione cattolica, fu “lo sbocco naturale” per completare gli studi «in un ambiente sereno, organizzato, e con quei valori morali che poi ho sempre cercato di declinare nella mia vita professionale».
Per Giusi, invece, non fu la prima scelta: dopo il liceo aveva trascorso due mesi negli Stati Uniti e, una volta tornata, aveva iniziato a frequentare i corsi alla Statale di Milano: «Il passaggio da una scuola americana alla Statale fu a dir poco traumatizzante; scioperi quasi quotidiani, aule occupate e manifestazioni mi portarono a chiedere ai miei genitori di ricominciare l’anno successivo in Cattolica, dove andò tutto decisamente molto meglio».
L’offerta formativa è stata invece il fattore determinante nella scelta dell’Ateneo per le loro figlie, se infatti Federica ha trovato nel piano di studi del corso di laurea in Scienze linguistiche «la possibilità di scegliere il profilo letterario, esattamente in linea con i miei desideri», Viola afferma di aver scelto la Cattolica per il corso di laurea in Lingue per l’impresa: «Che unisce lo studio delle lingue straniere all’approfondimento delle materie economiche, che era proprio ciò che desideravo studiare». A questo, per entrambe le giovani alumnae, si aggiunge l’esperienza positiva dei genitori che hanno sempre parlato dei loro anni in Ateneo come un «periodo fondamentale della loro vita, sia per la formazione ricevuta, sia per le persone incontrate» e quindi, come precisa Viola: «Quando è arrivato il momento di scegliere, è stato naturale guardare prima di tutto lì, in Cattolica». Viceversa, per papà Massimo e mamma Giusi, «l’ambiente vissuto, gli insegnamenti ricevuti, il sapere acquisito durante il percorso universitario», li ha portati a suggerire e consigliare la Cattolica alle proprie figlie con la piena consapevolezza che sarebbe stata un’ottima scelta, e oggi - che sono tutte e due laureate - possono affermare «che è stata la scelta migliore».
Un articolo di
A fare la differenza in questa “scelta migliore” ci sono sicuramente i professori che ogni componente della famiglia Noseda ricorda con grande stima.
Massimo rammenta i docenti di Economia aziendale e politica, Ragioneria e Diritto privato e pubblico, e in particolare il suo relatore di tesi Tertulliano Pirondini «sempre paziente e disponibile» e il «mitico professor Luigi Carena che riuscì a farmi appassionare al francese, lingua che mai pensavo mi sarebbe piaciuta».
Anche per le figlie i professori e le lezioni hanno lasciato il segno. Federica custodisce un caro ricordo per la sua relatrice di tesi, la professoressa Maria Teresa Girardi: «Non dimenticherò mai la passione e l’entusiasmo con cui spiegava la letteratura italiana, né la “gita” a Ferrara, organizzata con noi studentesse, a fine semestre, sulle tracce di Ariosto e Tasso». Ugualmente Viola parla della fortuna di «aver incontrato docenti estremamente preparati» e non potrà mai dimenticare la sua relatrice Annalisa Tirozzi e Cristina Vizcaíno, docente di Lingua spagnola, che ha saputo trasmetterle una vera passione per la materia: «le sue lezioni non sono mai state noiose».
Ma nella famiglia Noseda, oltre alla tradizione di iscriversi all’Università Cattolica, c’è un altro fil rouge che lega e si tramanda di madre in figlie: la passione per le lingue. «Ho ereditato da mio padre la predisposizione per l’apprendimento e l’uso delle lingue straniere, e con grande soddisfazione l’ho ritrovato anche nelle mie figlie», afferma mamma Giusi, non nascondendo l’orgoglio per gli ottimi risultati accademici di Federica e Viola, e per il fatto che oggi tutte e tre sono alumnae della Facoltà di Scienze linguistiche e straniere.
Federica, inoltre, dopo la sua laurea magistrale, ha scelto nuovamente la Cattolica iscrivendosi al master in Professione editoria cartacea e digitale, un percorso di alta formazione dedicato a chi vuole lavorare nel settore editoriale. «Quella del master è stata un’esperienza bellissima, dove ho avuto l’opportunità di interagire con professionisti del settore provenienti da grandi gruppi editoriali, come da piccole case editrici indipendenti, e di scoprire come funziona il meccanismo dell’editoria in ambiente davvero stimolante e arricchente» racconta Federica, che oggi lavora, da circa tre anni, nella redazione di Garzanti, occupandosi di saggistica «casa editrice, a cui sono arrivata, grazie proprio allo stage curriculare svolto alla fine del master».
Perché studiare in Cattolica, molto spesso, significa ricevere istruzione, formazione ma anche significative occasioni di incontri e preziose opportunità per il mondo del lavoro. Senza dimenticare che studiare nell’Ateneo del Sacro Cuore non è solo una trasmissione di nozioni e competenze, ma una vera palestra di vita dove si raggiunge «una maggiore consapevolezza di se stessi mettendosi in gioco e affrontando nuove sfide» come dice Viola, e dove «il confronto con docenti e i legami con gli altri studenti ti fa crescere a livello personale» aggiunge Federica. Anche per papà Massimo le persone incontrate nei chiostri dell’università sono state quelle che lo hanno accompagnato «per tutta la vita, fino a oggi», e se si guarda alle spalle l’alumnus della Facoltà di Economia e commercio si rende conto che la sua formazione in Cattolica, non gli ha dato solo le basi fondamentali per svolgere la sua professione di consulente finanziario di una primaria istituzione bancaria, ma anche una bussola di valori – quali correttezza, serietà, volontà di perseguire gli obiettivi più sfidanti – che declina nel proprio quotidiano lavorativo e personale.
Dai ricordi e dalle parole di Massimo, Giusi e delle loro figlie Federica e Viola è evidente che ogni percorso che nasce in Università Cattolica prende una direzione differente, caratterizzato dalle scelte, dalle esperienze, dagli incontri che ognuno fa nel corso della propria vita. Eppure, malgrado ciò, il legame con il luogo in cui tutto è iniziato, e ha preso avvio, resta e continua a unire nel tempo.