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Da Nairobi, studiosi italiani e africani insieme per la sicurezza alimentare

28 aprile 2026

Da Nairobi, studiosi italiani e africani insieme per la sicurezza alimentare

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Il 13 e il 14 aprile 2026, Nairobi ha ospitato la Winter School “Microbial fermentation as a strategy for enhancing food safety, nutrition and sustainable food security”, organizzata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology nell’ambito del progetto ACHIEVE-IT – Academic Collaboration through Higher International Education for a Viable and Equitable Africa with Italy.

L’evento, si inserisce nell’ambito del progetto ACHIEVE-IT, un’iniziativa finanziata dal PNRR (Missione 4 “Istruzione e ricerca”) che mira a consolidare i legami accademici e scientifici tra diversi atenei italiani coprendo i costi per la mobilità di studenti e ricercatori.

Fermentazioni microbiche: tradizione e innovazione per la sicurezza alimentare

La fermentazione microbica rappresenta da secoli una delle pratiche più diffuse e resilienti dell’alimentazione africana. Dalla produzione di alimenti fermentati come il ogi (una preparazione a base di mais, miglio o sorgo diffusa in Nigeria e nell’Africa occidentale), o l’injera (il pane piatto e spugnoso tipico della cucina etiope, eritrea e somala), fino alle bevande a base vegetale come il mahewu consumata nell’Africa meridionale, i processi fermentativi garantiscono non solo la conservazione dei cibi, ma anche il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche.

Oggi, la ricerca biotecnologica riconosce la fermentazione come una strategia chiave per la sicurezza alimentare: da un lato, permette di ridurre le perdite post-raccolto e contenere la contaminazione microbica (dimensione della food safety), e dall’altro, contribuisce a rendere più accessibili e nutrienti gli alimenti locali (dimensione della food security). Nel contesto africano, dove le sfide legate ai cambiamenti climatici e alla scarsità di risorse incidono fortemente sui sistemi produttivi, l’integrazione tra conoscenze tradizionali e tecnologie moderne è cruciale per costruire catene agroalimentari sostenibili

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Redazione

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Collaborazione scientifica tra Europa e Africa

Le lezioni della Winter School sono state aperte da Edoardo Puglisi (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Samuel Imathiu (Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology — JKUAT), che hanno evidenziato l’importanza di costruire legami stabili tra atenei europei e africani per promuovere la ricerca collaborativa e lo sviluppo locale.

La prima giornata si è concentrata sugli aspetti tecnologici e applicativi della fermentazione.

Cristina Luisa Silva (Universidade Católica Portuguesa) ha discusso il ruolo dell’ingegneria dei processi nella messa a punto di sistemi fermentativi sostenibili.

Fortune Akabanda (University of Development Studies, Ghana) ha messo in luce il valore delle tecniche tradizionali nella sicurezza alimentare.

Ivan Muzira Mukisa (Makerere University, Uganda) e Eliud N. Wafula (Bomet University College, Kenya) hanno illustrato esperienze concrete di innovazione nei processi di fermentazione a partire da prodotti locali.

La sessione pomeridiana ha approfondito la relazione tra microrganismi e salute: Edgar Pérez Esteve (Universitat Politècnica de València) ha analizzato la sicurezza microbiologica negli alimenti fermentati, mentre Neema Kassim Laswai (Nelson Mandela African Institution of Science and Technology, Tanzania) ha delineato le principali sfide del settore nel contesto africano.

Un momento centrale è stato il coinvolgimento dei giovani ricercatori, che hanno presentato progetti originali su fermentazioni spontanee, miglioramento nutrizionale e valorizzazione di ingredienti locali, dando spazio al dialogo intercontinentale tra studenti e docenti.

Biotecnologia e sostenibilità alimentare

Durante la seconda giornata, Stefano Nenciarini (Università di Firenze) ha illustrato la selezione di consorzi microbici per aumentare la qualità e la sicurezza di alimenti fermentati, mentre Thulani Sibanda (University of Lesotho) ha analizzato il potenziale salutistico dei prodotti fermentati come veicoli di probiotici naturali.

Samuel Imathiu ha presentato i risultati delle ricerche sulle biotecnologie applicate ai prodotti tipici del Kenya, dimostrando come tradizione e modernizzazione possano coesistere. Lorenzo Siroli (Università di Bologna) ha concluso i lavori sottolineando l’importanza della biodiversità microbica come risorsa per la resilienza dei sistemi alimentari.

Una rete accademica per affrontare le sfide globali

La Winter School di Nairobi ha confermato che la fermentazione microbica non è soltanto un patrimonio culturale, ma un motore di innovazione biotecnologica per un’agricoltura e un’alimentazione più sicure, nutrienti e sostenibili.

L’incontro si è chiuso con una tavola rotonda moderata dai professori Edoardo Puglisi e Samuel Imathiu, insieme a Edgar Pérez Esteve e Ivan Muzira Mukisa, che hanno discusso prospettive e strategie future per migliorare le fermentazioni in Africa e rafforzare le cooperazioni scientifiche internazionali.

Il progetto ACHIEVE-IT continua così a dimostrare il suo ruolo di ponte tra ricerca, formazione e sviluppo sostenibile, contribuendo alla crescita di una nuova generazione di scienziati capaci di tradurre la conoscenza in soluzioni concrete per la sicurezza alimentare globale.

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