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"Domanda di Futuro: I giovani tra disincanto e desiderio"

17 aprile 2024

"Domanda di Futuro: I giovani tra disincanto e desiderio"

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Hanno una gran voglia di vivere, sono disposti a lottare per i valori in cui credono e per realizzare i loro sogni, desiderano una famiglia e dei figli, sono attenti all’ambiente e alla sostenibilità. Questo ritratto degli under 30 si fa strada ostinatamente contro ogni disillusione proveniente dalla società che li ha messi al mondo. L’hanno dimostrato con entusiasmo e coraggio i due giovanissimi attori dell’ultima stagione di Mare fuori, la serie prodotta da Rai Fiction e Picomedia che ha spopolato in tv e su RaiPlay, dove ha raggiunto i 130 milioni di visualizzazioni. 

All’incontro di inaugurazione del Festival dei collegi dell’Università Cattolica venerdì 13 aprile a Milano, introdotto dal Rettore Franco Anelli e dall’assistente ecclesiastico generale monsignor Claudio Giuliodori, Yeva Sai e Luca Varone, rispettivamente Alina e Angelo in Mare fuori 4, hanno raccontato la loro storia davanti a un’aula Gemelli colma di studenti, intervistati dal giornalista Roberto Fontolan. E hanno interpretato i desideri e le speranze della loro generazione. 21 anni lei e 20 appena compiuti lui. Yeva non ha nascosto la fatica e la disperazione per i familiari lasciati in Ucraina appena arrivata in Italia due anni fa, ma «guardando le prime stagioni della serie sono riuscita a liberarmi – ha dichiarato –. Sto provando a cercare le cose belle, la serie dà la speranza perché non siamo incatenati nel nostro destino, ma lo possiamo creare noi». Luca crede fermamente nella perseveranza nonostante le sconfitte e le delusioni per arrivare a dare il meglio di sé e a costruire il proprio futuro: «Noi attori abbiamo un grande compito perché chi con una storia chi con un’altra, con problemi familiari e caratteri diversi, raccontiamo come sono i ragazzi di oggi e di ieri. Dobbiamo far capire che le azioni hanno delle conseguenze e le scelte si pagano». La recitazione? Stra consigliata da entrambi gli attori a tutti i loro coetanei perché aiuta a esprimersi, a superare la timidezza, a conoscersi meglio e a sentirsi più sicuri di sè.  

Sul tema del Festival “Domanda di Futuro: I giovani tra disincanto e desiderio” è intervenuto il rettore dell’Ateneo: «Questa è una fase difficile, ma proprio perché tanti in epoche complesse come questa hanno saputo alimentare la speranza, tocca anche a voi giovani rendervi conto che non è una scelta “chiedere” il proprio futuro perché ce l’avete nelle mani. L’Università come istituzione formativa ha il compito di fornirvi gli strumenti per supportarvi».
 

 

Il titolo del Festival dei collegi ha aperto riflessioni che cercano di cogliere la verità della condizione giovanile posta oggi tra desiderio e disincanto, tra gioie e disillusioni, tra successi e insuccessi. La presidente di Educatt e psicologa dell’Università Cattolica Elena Marta ha spiegato che «occorre dare un senso a questa voglia di fare e che manca un luogo per la rielaborazione delle domande all’insegna di alcuni valori». Ha auspicato che queste giornate di festa siano un’occasione di crescita. «Mi piace l’idea di una università/laboratorio, di collegi/laboratorio dove ci si confronta, perché diventare adulti significa dare risposte alle domande di senso». Infatti, in un contesto segnato prima dalla pandemia e ora dalle guerre e da uno stato generale di crisi occorre oggi dare un significato a ciò che accade. «Di fronte alla paura, alla vergona, al timore del domani ci sono la via dell’isolamento, l’idea ansiogena di dovercela fare da soli, la via che gli altri possano portarmi via qualcosa, e poi c’è la via che porta a coltivare relazioni profonde – ha concluso la docente –. E così si può trovare un orizzonte di senso. Nei collegi c’è una predisposizione a vivere cercando una cornice di senso e ad affrontare la sfida del “tra disincanto e desiderio”».


Luci e ombre illuminano e incombono al tempo stesso sulla realtà dei giovani oggi. Come ha sottolineato Alessandro Rosina, professore di Demografia e Statistica sociale dell’Ateneo e coordinatore dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, intervenuto per presentare in anteprima i contenuti dell’ultima edizione del Rapporto Giovani, «Parola chiave è “luogo” (i collegi, il carcere, il mare, il futuro …). Per raggiungere il futuro ci vogliono luoghi incoraggianti. Ed è quello che manca nel nostro Paese». La percezione dei giovani, in un contesto di continuo calo demografico, è che non si faccia abbastanza per loro. Dal quadro che emerge dall’indagine i giovani italiani hanno molti desideri come quelli degli altri Paesi europei (la casa, una famiglia e dei figli, un mondo sostenibile, ma diversamente da loro non sono messi nelle condizioni per realizzarli (come, ad esempio, il difficile accesso al mondo del lavoro e a un reddito continuativo). «Poi c’è l’incertezza rispetto a guerre, pandemia, riscaldamento globale, c’è un’eco ansia che è un freno rispetto a scelte come quella di avere un figlio.

Un altro tema su cui il Rapporto si è soffermato è quello dell’intelligenza artificiale. «I giovani italiani usano almeno uno strumento di intelligenza artificiale come chatGPT, ma meno dei giovani degli altri Paesi e hanno meno contezza dei rischi del loro uso – ha continuato il professore –. Infine, il rapporto con la partecipazione politica e la democrazia rimanda a un altro luogo dove i giovani potrebbero essere agenti di cambiamento, ma faticano a trovare spazi». Ecco spiegati il desiderio di agire e il disincanto che hanno dato il nome al Festival dei collegi di quest’anno. 

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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In questo rapporto che ruolo può giocare un’istituzione formativa come l’università? «Questo è il luogo dove le persone si formano, prendono consapevolezza e si collocano nel tessuto sociale, chiamati a dare un contributo e ad affrontare le sfide del loro tempo, come diceva Padre Gemelli» – ha dichiarato nel suo saluto l’assistente ecclesiastico generale monsignor Claudio Giuliodori che ha anche ricordato il messaggio della Conferenza episcopale italiana in occasione della 100° Giornata per l’Università Cattolica, celebrata domenica 14 aprile anche a conclusione del Festival: «Non perdere mai il retroterra del cattolicesimo da cui proviene la nostra università; affrontare le sfide che derivano dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale; ricordare che i giovani sono portatori di risorse enormi e che l’Ateneo ha il compito di renderli consapevoli e protagonisti».

A ben vedere, la domanda di futuro i giovani non hanno bisogno di farsela perché loro hanno già il futuro davanti a sé, come testimonia il loro desiderio di divertirsi, essere al centro dell’attenzione, essere delle star. Brillare è il loro destino ed è anche l’augurio con cui il Rettore ha voluto salutare i ragazzi dando il via al Festival. 
 

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